Mercoledì 19 febbraio è stato il giorno del debutto (e di godimento) di un nuovo corporate bond targato Gruppo UniCredit, il colosso milanese alle prese con la scalata al Banco BPM.
Per la gestione dei suoi innumerevoli deal, la banca è tornata sul mercato dei prestiti obbligazionari per fare incetta di risorse.
Presentiamo nei suoi tratti chiave il prodotto appena emesso, specie riguardo ai punti di forza e di debolezza. Anticipiamo solo che la banca ha previsto cedole step-down per il nuovo bond in dollari che paga il 20% totale i primi 2 anni.
La scheda tecnica della nuova obbligazione in dollari USA
Diciamo subito che si tratta di un titolo a lungo termine e del tipo non callable, per cui si arriverà fino alla fine. La data scadenza e di rimborso finale è fissata per il 19 febbraio del 2038, quindi ha 5 anni in più rispetto al neo BTP Più, per esempio. L’obbligazione è offerta a 100, alla pari, e tale resterà fino al prossimo 21 marzo, mentre dall’ottava successiva i prezzi fluttueranno liberamente in base alle dinamiche di mercato. Sempre a 100 avverrà il rimborso finale, maggiorato del’ultima cedola netta di periodo.
La matricola identificativa è IT0005635955, mentre la piattaforma di negoziazione è il mercato MOT e il sistema multilaterale di negoziazione Bond-X (EuroTLX) di Borsa Italiana. Un aspetto interessante da sottolineare è che il titolo e denominato in dollari USA e non in euro, mentre il taglio minimo di sottoscrizione è di 2.000 $. Al cambio attuale dell’€/$ a 1,0458 c’è che servono 1.912,41 € (più commissioni bancarie) per acquistare 2mila $ di debito nominale. Per cui anche le cedole, oltre al capitale rimborsato a scadenza, saranno denominate nella valuta statunitense.
Il ritorno lordo e netto, annuo, medio e complessivo del bond Unicredit
Questo titolo prevede un payout composto da cedole fisse, certe, ma decrescenti con il passare del tempo e dal passaggio da uno step al successivo. Si tratta del noto meccanismo step-down, che poi altro non sarebbe se non l’inverso della formula step-up prevista dal recente BTP Più. Il bond Unicredit paga cedole con periodicità annuale e robuste i primi anni, mentre poi vanno scemando nel corso del tempo. Nello specifico la banca milanese pagherà quanto segue:
- 10,00% lordo (7,40% netto; aliquota fiscale al 26%) per il 1° e 2° anno;
- 7,00% lordo (5,18% netto) per il 3° e 4° anno;
- 5,00% lordo (3,70% netto) per ogni anno del biennio successivo;
- 4,00% lordo (2,96% netto) per il 7° e 8° anno;
- 3,50% lordo (2,59% netto) per il 9° e 10° anno;
- 3,00% lordo (2,22% netto) per ogni anno del triennio finale (11°, 12° e 13°).
Dal 19/02/2025 al 19/02/2038, quindi, il bond riconoscerà il 68% lordo complessivo. Dividendolo per i 13 anni di durata complessiva ne verrebbe fuori una cedola annua ipotetica ponderata del 5,2307% lordo, circa il 3,8707% netto.
Cedole step-down per il nuovo bond in dollari che paga il 20% totale i primi 2 anni
Tuttavia, il vero punto di forza del bond sta nei suoi primissimi anni di vita, per almeno due ragioni. La prima, ovvia, è che le cedole sono ai loro massimi della serie. La seconda ha a che fare direttamente con il cambio €/$: più se ne allunga la sua previsione futura e meno attendibili sono le attese stesse che ne derivano. A breve-medio termine (entro i 2-3 anni, per esempio), il cross valutario potrebbe anche essere prevedibile nel suo range min-max.
Ma cosa dire su orizzonti temporali decisamente più lunghi e tenuto conto che già oggi il $ parte da una situazione di relativa forza contro l’euro?
Sta qui il vero grosso punto interrogativo del titolo, che alla lunga potrebbe trasformarsi in un punto di forza o di debolezza a seconda degli eventi. Se tra X anni il biglietto verde dovesse rafforzarsi ancora sull’euro ne deriverebbe un extra gain da cambio, e una perdita in caso contrario. Discorso a parte per i trader su bond esperti anche in valute, ma si tratta di una sparuta cerchia di persone.
Forse si può dire che data la lunga durata prima del termine il bond vivrà tante vite in una sola vita di maturazione in base ai contesti di mercato che si presenteranno di volta in volta.
Poi occhio al rischio di liquidità per chi intendesse rivendere il bond anzitempo e a quello di fluttuazioni sul mercato secondario da lunedì 24 marzo in poi. Qui, tuttavia, la forte cedola dei primi due anni potrebbe offrire un buon scudo contro eventuali dinamiche avverse dei corsi sul mercato secondario. In ultimo, occhio al rischio inflazione al pari di tutti i bond a cedola fissa (come i normali BTP, per esempio), dato che il payout non è agganciato al costo della vita.