Ci sono mille strategie e finalità differenti dietro ogni scelta di investimento, com’è giusto che sia. Di fondo deve restare la coerenza della scelta con l’obiettivo di turno, magari da modellare al meglio con gli strumenti più idonei per il proprio portafoglio.
Consideriamo il caso di un dato target di ritorno a scadenza: come conseguirlo? Non spetta minimamente a noi rispondere, anche perché la domanda è mal posta nella misura in cui si ignora il framework entro cui è calata la domanda. Pertanto in maniera molto astratta, generica e generale, vediamo un BTP per guadagnare il 20% totale tra cedole al 3,25% e la plusvalenza. È una delle tante obbligazioni targate MEF disponibili sul MOT che ora proveremo a conoscere meglio.
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Il BTP a tasso annuo fisso e in scadenza a luglio 2032
Il nostro riferimento è al BTP Fx 3,25% Lg32 emesso un annetto fa (il 25/04/’25) e in scadenza tra 6,27 anni, cioè il 15 luglio del 2032. Si tratta di un settennale in origine con identificativo IT0005647265 che da metà luglio ’25 ha iniziato a produrre cedole piene (la prima in assoluto fu del tipo corta).
Al riguardo il titolo produce 28,437 € netti/annui (14,22 € a semestre) per ogni 1.000 € di debito nominale sottoscritto. Poi ogni anno andrà calcolata l’imposta di bollo dello 0,2% sul valore di mercato del BTP alla data delle rendicontazione, e le spese di tenuta dossier titoli alla propria banca.
Un altro suo punto di forza sta nella buona liquidità sul MOT, il mercato secondario. Nell’ultimo mese gli scambi giornalieri si sono attestati tra i 50 e i 200 contratti per controvalori daily compresi tra i 2 e i 20 mln di € scambiati. Tanta roba.
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Analisi del primo anno di vita del BTP tornato sotto la parità
In emissione l’obbligazione spuntò un prezzo di aggiudicazione a 99,974 centesimi. La cedola offerta al tempo dal MEF, quindi, era in linea con le condizioni generali e i rendimenti pretesi dal mercato su simili scadenze ed emittenti.
Poi da lì i rendimenti sono andati man mano scendendo data la crescente fiducia verso l’obbligazionario nazionale.
A cascata gli yield si sono progressivamente limati nel mentre i corsi del BTP Fx 3,25% Lg32 si sono stabilizzati sopra cento. Lo riprova l’asta della 10° e 11° tranche del 12 febbraio scorso, quando il miliardo e mezzo di nuovo flottante MEF ha spuntato un prezzo a 102,02 per un rendimento al 2,92%. Sempre a febbraio è giunto anche il massimo storico a 102,58, prima della crisi di marzo che ha smontato il rally. Morale, le valutazioni sono tornate sotto la parità complici i repentini rialzi dei ritorni a scadenza, specie sulle brevi e medie scadenze.
Ora, giovedì 2 ha chiuso a 99,1 dopo giorni di recupero dal minimo a 97,60 di una settimana fa, per un rendimento effettivo a scadenza del 3,42% (3% netto; dati: Borsa Italiana). A livello cumulato siamo nell’ordine del 21,55% di rendimento lordo complessivo, sul 18,85% al netto della ritenuta fiscale. Ottimizzando ancora il prezzo di carico del titolo sale il “rischio” di conseguire un 20% netto.
La duration modificata attuale, infine, si attesta al 5,5.
5.000 euro investiti sul bond
Immaginando ora di voler impegnare un modesto capitale di 5mila €, quanto si potrebbe ricavare a scadenza? Ai prezzi attuali il controvalore investito sarebbe sui 4.955 €, per una incasso netto cedolare a semestre di 71,093 €. Invece il rendimento netto a scadenza si attesterebbe sui 935 € circa, tenuto conto della plusvalenza finale per via dell’attuale prezzo sotto cento.
Nella misura in cui l’inflazione futura, cioè da qui a luglio ’32, si attestasse sul 2% annuo medio, il bond restituirebbe un ritorno reale positivo. Cioè sarebbe in grado di auto ripagarsi di tutte le tasse più spese bancarie di periodo, e di far crescere il capitale, sia pur di poco.
Ecco un BTP per guadagnare il 20% totale tra cedole al 3,25% e la plusvalenza
Nel complesso il bond offre un buon mix tempo-rischio-rendimento, nel senso che non promette faville, ma intanto protegge il potere d’acquisto del capitale a scadenza. L’affermazione sarebbe smentita solo nella misura in cui l’inflazione media futura dovesse sfuggire di mano e andare oltre i livelli generalmente stimati oggi.
Poi restano in piedi tutti i pro e i contro dei sovereign bond pari emittente e durata residua. Tra i primi, la garanzia sovrana sul capitale, la tassazione di favore, la medio-lunga scadenza e l’elevata liquidità sul MOT. Tra i contro, il rischio di mercato, e quindi di quotazioni, il rischio inflazione e il rischio emittente fino a prova contraria. Tuttavia, trascorsi i prossimi 2-3 anni poi durata e duration perderanno smalto e la discreta cedola dovrebbe fungere da buon ammortizzatore dei corsi. Sempre salvo complicazioni, ovviamente.