Questo bond con cedola a 3 mesi paga il 9% i primi 2 anni poi interessi fissi e decrescenti

Stefano Vozza

8 Aprile 2025 - 10:02

Da inizio marzo è in negoziazione sul MOT una nuova obbligazione di Banca Intesa Sanpaolo di durata decennale. Vediamo come funziona nei dettagli.

Questo bond con cedola a 3 mesi paga il 9% i primi 2 anni poi interessi fissi e decrescenti

Sono giorni di preoccupazioni per il capitale di rischio, con i listini azionari mondiali travolti dalle forti vendite. Sono scenari che avevamo un po’ dimenticato.

Dopo la profonda discesa di marzo 2020 (pandemia da Covid) e di marzo 2022 (invasione dell’Ucraina), abbiamo avuto 2 anni di crescita ininterrotta. Questo primo scorcio di aprile, invece, ha portato gli orsi a riprendersi la scena e i guadagni.

In questo marasma di cose non manca chi guarda altrove, tipo al reddito fisso, tanto tra i prodotti già in circolazione che a quelli di nuova emissione. Tra quest’ultimi, per esempio, c’è che questo bond con cedola a 3 mesi paga il 9% i primi 2 anni poi interessi fissi e decrescenti. Vediamo di quale strumento finanziario si tratta.

Il corporate bond con tassi fissi e decrescenti

Da pochi giorni, e con data godimento 2 aprile per l’esattezza, banca Intesa Sanpaolo ha lanciato un nuovo prestito obbligazionario per 60 mln di $. Il bond emesso, infatti, non è denominato in euro ma in dollari statunitensi.

Il codice ISIN è IT0005642779 ed è negoziabile sul mercato MOT di Borsa Italiana. Invece la data di scadenza e rimborso finale è fissata per il 02/04/’35 e non c’è alcun richiamo anticipato. Detta diversamente, si tratta di un prestito obbligazionario denominato in una moneta estera (cioè diversa dall’euro), non callable e neanche cumulative.

Il taglio minimo di sottoscrizione è retail e fissato in 2mila $. Al cambio attuale di 1,0955 vuol dire che servono 1.825,65 € (più commissioni bancarie) per acquistare 2mila $ di prestito nominale. Ovviamente cedole e capitale finale avverranno sempre nella stessa valuta di denominazione del titolo.

Il payout dell’obbligazione di banca Intesa Sanpaolo

Quanto al payout, il debitore ha previsto una remunerazione del tipo step-down, cioè fissa e decrescente. È una struttura diametralmente inversa a quella di molti BTP retail degli ultimi anni, come il Futura, il Valore e il neo Più.

Nello specifico il tasso di intesse è del 9% fisso lordo per il 1° e il 2° anno, poi scende al 5% per il 3° e 4° e infine al 4% per il 5°, 6°, 7°, 8°, 9° e 10° anno. La ritenuta fiscale sugli interessi è del 26%, per cui al netto delle tasse le cedole annue scendono, rispettivamente, al 6,66%, il 3,7% e il 2,96%.

La periodicità è invece trimestrale, per cui lo strumento finanziario garantisce una certa frequenza di incassi. Quanto alle date di stacco, infine, esse sono quelle del 2 luglio, 2 ottobre, 2 gennaio e 2 aprile

Rendimenti obbligazionari a confronto

Dopo aver esposto i tratti chiave del bond facciamo giusto qualche analisi e macro confronto con strumenti più o meno similari e pari durata.

Innanzitutto c’è che il payout lordo complessivo del bond Intesa dal principio alla fine è del 52%. Dividendolo per i 10 anni di durata ne verrebbe fuori un ritorno ponderato annuo lordo del 5,2%, il 3,848% netto (dal valore 100 iniziale al 100 finale).
Invece il Treasury USA scadenza 2035, e ovviamente denominato nel biglietto verde, rende al momento il 4,138% annuo lordo, il 3,62% netto. Il BTP del Tesoro pari durata, ma in euro e non in dollari americani, il 3,803%, quasi il 3,33% netto. E così via con tutti gli altri possibili, potenziali confronti su strumenti del reddito fisso.

Tuttavia, oltre al rendimento vanno valutati altri fattori come il rating emittente, che per Intesa è BBB per Fitch e S&P’s, e Baa1 per Moody’s. Altre divergenze riguardano le aliquote fiscali e, soprattutto, la struttura dei tassi, che è particolare per il bond bancario. È fortissima nel biennio iniziale, poi più o meno in media (alle condizioni di mercato attuali) nel 2° biennio, mentre perde smalto sul finale.

La logica dietro simili strutture dei payout è che sul medio-lungo termine i tassi di riferimento siano destinati a rientrare di tanto. E se così non fosse? Il futuro, specie se tanto distante da noi, è di difficile (o impossibile?) discernimento per tutti, creditori e debitori.

Questo bond con cedola a 3 mesi paga il 9% i primi 2 anni poi interessi fissi e decrescenti

Un altro fattore di forte incertezza del titolo, tanto nel bene come nel male, è dato dal futuro cross valutario €/$. A inizio 2025 era in area 1,03-1,04, mentre negli ultimi giorni si è portato a 1,1 (l’euro si è rafforzato e il $ deprezzato) a seguito dell’entrata in vigore dei dazi americani. E tra 1 o 2 o 5 o 10 anni a quale livello potrebbe attestarsi il cambio?

Si tratta sicuramente della variabile clou del prodotto, che a sua volta è influenzata da tanti altri parametri. A scadenza, o prima del termine se liquidato anzitempo, il bond regalerà extra gain da cambio se il $ si apprezzerà, e rendendo investimento ultra profittevole. In caso contrario bisognerà sacrificare parte delle cedole per ripianare le perdite da cambio. Nei casi peggiori, il rendimento effettivo potrebbe risultare negativo.