Chi lo ha detto che il reddito fisso al giorno d’oggi non sia in grado di regalare soddisfazioni a doppia cifra? Nei mesi neri del Covid, a inizio decennio, queste performance erano più diffuse tra gli emittenti corporate sull’orlo della bancarotta.
Si trattava di aziende che la pandemia aveva messo a dura prova e per le quali si scommetteva sulla loro maggiore o minore probabilità di sopravvivenza sul mercato. Tempi orribili fortunatamente andati e che, si spera, non ritornino mai più.
Ma si sa, nel mondo c’è sempre chi non naviga in acque tranquille ed è costretto a offrire rendimenti sopra la media per attrarre capitali alla sua corte.
Prendiamo il caso dei bond sovrani dell’Egitto: bene, è incredibile ma questi titoli di Stato rendono il 10% effettivo a scadenza, ma occhio ai rischi.
Il rating delle obbligazioni di Stato emesse da Il Cairo
Per questo Stato sovrano riuscire a finanziarsi sui mercati esteri non è mai agevole, specie in termini di costo del debito. I tassi offerti sono fuori norma se letti con gli occhi dell’investitore domestico, ma in linea con il profilo di rischio emittente. Procediamo con ordine.
L’attuale rating emittente bolla come titoli “junk” le obbligazioni emesse dal Paese mediorientale. Fitch e S&P assegnano allo Stato egizio un “B-“, mentre per Moody’s il giudizio è “Caa1”. Sono valutazioni che le inquadrano come “non investment grade”, adatte agli addetti ai lavori e/o a investitori dalla spiccata indole speculativa.
Le ragioni di simili giudizi si ascrivono a diverse ratio, a partire dalla fragilità dell’economia domestica. A partire dal 2019 (dati: infoMercatiEsteri.it), il tasso di crescita del PIL si attesta in area 3-6% e quello di disoccupazione tra il 7 e l’8%. L’inflazione era tra il 6 e il 7% tra il 2019-’21, poi è volata al 21% (2022), al 33% (‘23), al 24% (‘24) e al 12% (‘25, stime).
Passiamo ai (vari) saldi. Dal 2019 ad oggi il saldo della bilancia commerciale e quello di conto corrente sono sempre negativi, segno che Il Cairo importa più beni di quanti ne esporta. Del resto due grosse fonti di introiti nazionali sono il turismo e il Canale di Suez, per cui se si inceppa uno dei pilastri son dolori. Il dato sulle riserve di valuta internazionale, invece, oscilla poco sotto i 50 mld di $, e pari quasi al doppio dei debiti esteri, ma di quelli a breve durata.
Le tensioni geopolitiche muovono tanti i prezzi delle obbligazioni
Un altro elemento che impatta tanto su cedole, prezzi e rendimenti dei titoli di Stato egizi sono le tensioni geopolitiche. L’area è caldissima in termini di guerre, scontri locali e minacce armate di ogni sorta, sia lungo il confine che poco oltre. Stati come Israele, Libano, Libia, Siria, Arabia etc sono confinanti o comunque poco oltre la frontiera e notoriamente non sono portatori di stabilità all’area e, di riflesso, allo Stato delle piramidi.
Negli anni, un sostegno e un punto di forza del Paese lo sono stati i vari aiuti internazionali ricevuti da fonti varie. A volte si tratta di partnership e/o investimenti diretti da singoli Stati sovrani esteri (anche dai vicini Paesi del Golfo) le cui aziende decidono di investirvi principalmente nel settore del turismo ed energia. Altre volte si tratta di aiuti di Enti sovranazionali come il FMI, BM, UE e similari che a più riprese hanno concesso prestiti e/o aiuti.
Quanto rendono oggi sul mercato i titoli di Stato egizi?
I titoli di Stato sovrani egizi (ma denominati in valuta estera) hanno rendimenti stellari rispetto ai ritorni offerti dal MEF, per esempio. Vediamone giusto qualcuno.
L’Egypt Fx 6,375% in scadenza l’11 aprile 2031 (ISIN XS1980255936) non presenta rischio di cambio perché è denominato in €. Al momento prezza sugli 89,60, per un rendimento effettivo a scadenza dell’8,61% lordo e del 6,84% netto. Il lotto minimo d’acquisto è di 100mila €.
Il bond con denominazione “Egitto 6.875% 30ap40” ha codice ISIN XS0505478684, è denominato in $ Usa e il taglio minimo di sottoscrizione è di 100mila $. La scadenza è al 30/04/2040, la periodicità della ricca cedola semestrale e al momento il titolo prezza 75. Il rendimento effettivo lordo e netto a scadenza, quindi, è pari al 10,38% nel 1° caso e all’8,11% nel 2° (duration modificata 7,69).
E sempre in dollari sono le due recenti emissioni a 5 (scadenza al 2030) e 8 anni (2033), con taglio minimo di 200mila $ e multipli di mille. I bond sono stati emessi a 100 e le cedole nominali annue sono pari, nell’ordine, all’8,625% e al 9,45%.
È incredibile ma questi titoli di Stato rendono il 10% effettivo a scadenza, ma occhio ai rischi
Come si evince si tratta di titoli che presentano una molteplicità di fattori di rischio. Rating emittente, durata, valuta di denominazione, scarsa liquidità sul secondario, tensioni geopolitiche e lotto minimo di acquisto li rendono altamente speculativi. Appartengono al reddito fisso per definizione, ma si fatica a ritenerli “più sicuri” dei titoli azionari.
Data l’assonanza a quest’ultimi, si conclude che sono strumenti adatti a profili molto esperti di mercati, di cross valutari e politiche monetarie. Al riguardo, oggi il tasso di interesse ufficiale della Banca Centrale egizia è al 27,25% per cercare di debellare l’inflazione. Se l’intento dovesse andare in porto, e in più si stemperassero le tensioni belliche locali e l’economia tornasse a tirare, la sforbiciata ai tagli farebbe decollare i corsi dei bond sul secondario.
Di fondo resta un dato, invariato: sono titoli adatti a chi ama ed ha un approccio ai mercati molto aggressivo. Possono regalare grosse soddisfazioni in poco tempo, ma anche grandi perdite se maneggiati con superficialità. Infine un altro elemento da tenere conto è il taglio minimo di sottoscrizione, spesso non del tipo retail. In genere si parla di centinaia di migliaia di € di importo minimo, quindi al di fuori del comune investitore.