Come reagiresti vedendo che il mercato azionario statunitense sta ricalcando esattamente ciò che è accaduto prima di alcune delle crisi più significative del recente passato?
Esatto. È uno scenario che lascia poco spazio all’immaginazione: gli indici di borsa hanno raggiunto livelli di valutazione estremi, comparabili non solo al 2000 e al 2008, ma addirittura a crolli violenti come quelli del 1929. A rendere il quadro ancora più inquietante ci sono somiglianze tecniche nei pattern di prezzo, che ricordano da vicino la bolla delle dot-com.
E non è finita: anche altre crisi storiche, come quella asiatica di fine anni ’90, mostrano dinamiche simili.
Valutazioni tirate al limite
Il primo punto da sottolineare è semplice quanto impietoso: le valutazioni relative degli indici USA sono ai massimi delle principali crisi passate. Il price-to-earnings (P/E) dello S&P 500 viaggia intorno a 30x, mentre il comparto information technology, il vero traino di Wall Street, supera i 35x secondo alcune stime. Numeri che non si vedevano da decenni.
Se allarghiamo lo sguardo al passato, troviamo che multipli simili si sono registrati in momenti ben precisi: 2000 (bolla internet), 1929 (crisi di Wall Street), 1934 e 1946 (periodi di instabilità con correzioni profonde). Ogni volta, quelle valutazioni erano il preludio a un ribasso violento.
La domanda inevitabile è: cosa rende oggi diverso questo scenario?
Pattern tecnici inquietanti
C’è un secondo elemento che lascia perplessi: i grafici.
Sovrapponendo l’andamento attuale dello S&P 500 a quello registrato nel 1997, il risultato è sorprendente. La somiglianza è quasi perfetta, con un rally esteso e continuo che sembra ignorare i rischi macroeconomici. È vero, si potrebbe liquidare il tutto come una coincidenza. Ma i principi di analisi tecnica ci ricordano che la storia è un ottimo consigliere: i mercati tendono a replicare schemi ciclici, specie quando alimentati da euforia e liquidità.
S&P 500
Grafico a candele dell'S&P 500. Fonte: baha.com
Quello che emerge è un pattern di estremizzazione. Un’anomalia. Una domanda costante di azioni a prezzi evidentemente elevati. L’analogia con il mercato immobiliare calza bene: comprare un titolo oggi è come acquistare una casa sapendo che ci vorranno molti più anni del passato per ripagare l’investimento con gli affitti. Due scenari possibili: o gli affitti (gli utili aziendali) crescono in modo esponenziale, o il prezzo dell’immobile (le azioni) prima o poi corregge.
Un bivio cruciale
In sostanza, ci troviamo a un bivio. Non è detto che da qui parta un crollo immediato: i mercati hanno spesso dimostrato una capacità sorprendente di restare sopravvalutati a lungo, se alimentati da fattori esogeni come politiche monetarie accomodanti o liquidità abbondante. Tuttavia, resta un fatto: alle valutazioni correnti il mercato è tirato.
Le forward estimates scontano già una crescita degli utili, ma anche queste proiezioni lasciano i multipli su livelli storicamente pericolosi. Senza un aumento sostanziale degli earnings, sarà sufficiente un piccolo catalizzatore negativo per riportare bruscamente gli investitori alla realtà.
Il messaggio non è di panico, né di fretta. Al contrario: serve consapevolezza.