Pensa di avere ferie illimitate, 2.700 euro di bonus possibili e la facoltà di poter lavorare in smart working tutte le volte che vuoi: c’è un’azienda che offre tutto questo
In Italia non siamo molto inclini alle novità, soprattutto quando si parla di lavoro subordinato. Molto aziende (soprattutto quelle più piccole) hanno un approccio per certi versi sacro: l’ufficio, gli orari di timbratura, le ferie solo se veramente necessarie - possibilmente ad agosto, quando la produzione rallenta - e quei meccanismi piramidali che danno ordine ed equilibrio. Peccato che tutto ciò rappresenti in tante situazioni una vera e propria gabbia per il dipendente, che può generare anche difficoltà di vario tipo sia sul lavoro che fuori.
Ecco, c’è un’azienda che si chiama Fater che fattura oltre 1,1 miliardi di euro l’anno e che, in barba agli evidenti numeri in crescita, ha deciso di premiare i propri dipendenti con un qualcosa che va oltre qualsiasi cifra di stipendio: la libertà. La libertà di scegliere come e quando lavorare, tenendo sempre bene a mente degli obiettivi da raggiungere, e da dove, senza per questo cadere nell’anarchia, anzi. Un dipendente responsabilizzato è un lavoratore spinto a mantenere il giusto ruolino di marcia, con un bilanciamento perfetto della propria routine. E alla base di tutto c’è la fiducia, elemento che sta alla base di qualsiasi rapporto di lavoro sano.
Ecco, allora, perché un modello di azienda diverso è sostenibile e come fa ad esserlo concretamente, fotografando una realtà che, per dati e aspirazioni, potrebbe (speriamo) rappresentare un capostipite virtuoso da seguire. Intanto, l’accordo tra capo e impiegati è stato siglato ufficialmente fino al 2028. Come funziona in Fater?
Ferie illimitate, bonus e smart working: come si spiega il paradiso (lavorativo) di Fater
Quella che può sembrare una provocazione – ferie illimitate – in realtà è solo la punta dell’iceberg di un modello molto più articolato. In Fater non si parla più di giorni da “chiedere”, ma di tempo da gestire: le ferie si dichiarano, non si contrattano. Il principio è semplice quanto rivoluzionario: contano i risultati, non le ore. Ogni dipendente può decidere autonomamente quando e quanto assentarsi, purché rispetti gli obiettivi concordati e le esigenze del team.
Come raccontato da Giulio Natali a Vanity Fair, «abbiamo abbandonato il modello tradizionale di comando e controllo», sostituendolo con autonomia e responsabilità. Non è una libertà senza regole, come anticipato, ma un sistema che si regge su equilibrio e maturità professionale. E i dati interni lo confermano: nessun abuso rilevato, segno che la fiducia, quando è reale, tende a essere ricambiata.
Accanto alle ferie, c’è lo smart working totale: nessun numero minimo o massimo di giorni da remoto, nessun obbligo di presenza. Si può lavorare cinque giorni su cinque da casa oppure scegliere di andare in sede, in un campus progettato per attrarre e non per obbligare. Una libertà concreta, quotidiana, non teorica.
Il pacchetto si completa con un sistema di benefit tangibili: premio di risultato fino a 2.700 euro annui, buoni pasto anche in remoto, welfare convertibile e un fondo sanitario rafforzato. E poi la genitorialità, trattata come un asset e non come un problema: tre mesi di congedo di paternità pagati al 100%, integrazioni per le madri e bonus fino a 250 euro al mese per l’asilo nido. Un impianto che non è uno slogan, ma una struttura operativa che ridefinisce il lavoro. Ed è realtà, almeno fino al 2028 per chi lavora in Fater.
Cos’è Fater? Numeri e dati di un’azienda da oltre €1 miliardo di fatturato
Dietro questo modello c’è un’azienda tutt’altro che sperimentale, però. Fater è una joint venture tra Angelini Industries e Procter & Gamble, leader nei prodotti per la cura della persona e della casa, con marchi noti e una presenza internazionale consolidata. I numeri raccontano una storia chiara: nel 2025 il fatturato ha superato 1,103 miliardi di euro, dopo aver già oltrepassato il miliardo nel 2024, con un utile superiore a 87 milioni. I dipendenti sono circa 1.700, distribuiti tra Italia ed estero.
Non solo: l’azienda investe circa il 4% del fatturato in innovazione, segno di una visione orientata al lungo periodo. E proprio qui si inserisce il modello organizzativo “People First”, che non è una concessione ma una leva strategica. Come sottolineato dallo stesso Natali, questo percorso è iniziato nel 2020, in un momento in cui i risultati non erano ancora ai massimi livelli. L’obiettivo non era “motivare” i dipendenti per aumentare la produttività, ma costruire una cultura aziendale diversa.
Il risultato? Sei anni consecutivi di crescita e performance solide, senza tornare indietro su principi come fiducia e autonomia. I dipendenti non sono liberi di fare qualsiasi cosa, ma sono chiamati a rispondere in modo ancora più diretto ai risultati e al modo in cui li raggiungono, includendo competenze trasversali come intelligenza emotiva, collaborazione e capacità decisionale.
Ecco, Fater dimostra che non servono controllo rigido, orari fissi e gerarchie opprimenti per generare profitto. Anzi, può accadere l’opposto. E forse è proprio questo il dato più interessante: un’azienda da oltre un miliardo di euro che funziona senza i pilastri tradizionali del lavoro italiano. Un’eccezione, per ora.
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