Quanto si guadagna con il lavoro intermittente?

Paolo Ballanti

3 Agosto 2022 - 08:30

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Come calcolare la retribuzione per i lavoratori a chiamata? Spettano le mensilità aggiuntive e il TFR? Ecco a voi una guida completa con esempi e differenze rispetto agli altri contratti di lavoro

Quanto si guadagna con il lavoro intermittente?

Il contratto di lavoro a chiamata è disciplinato dal Decreto - legislativo del 15 giugno 2015 numero 81 per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente.

A differenza del rapporto di lavoro a tempo pieno o parziale, in cui l’orario di lavoro è stabilito a priori nella lettera di assunzione o nelle intese successivamente intercorse, il job on call presuppone l’attività lavorativa a seguito di un’apposita chiamata dell’azienda.

Questa particolarità si traduce nel fatto che il lavoratore intermittente ha diritto al trattamento economico e normativo tipico dei contratti di lavoro subordinato, per i soli periodi effettivamente lavorati.

Fanno eccezione le ipotesi in cui il dipendente si obbliga a rispondere alla chiamata del datore di lavoro. In tal caso è riconosciuta un’apposita indennità anche per i periodi in cui il lavoratore non svolge alcuna prestazione.

Analizziamo quindi in dettaglio quanto si guadagna se si viene assunti con un contratto di lavoro a chiamata.

Uguaglianza salariale

Il principio generale è quello per cui il dipendente a chiamata ha diritto a non ricevere, per i periodi lavorati «a parità di mansioni svolte, un trattamento economico e normativo complessivamente meno favorevole rispetto al lavoratore di pari livello» (articolo 17, comma 1, Decreto - legislativo numero 81/2015).

Questo significa che il lavoratore intermittente, inquadrato ad esempio al livello IV del Contratto collettivo Commercio e terziario - Confcommercio ha diritto di ricevere lo stesso compenso di partenza riconosciuto ad un collega assunto, ad esempio, con rapporto a tempo pieno e indeterminato.

Naturalmente, se la retribuzione iniziale è la stessa, questa dovrà poi essere riproporzionata in virtù della prestazione lavorativa effettivamente eseguita.

Come viene calcolata la retribuzione degli intermittenti?

Nel cedolino paga di un lavoratore a chiamata, la retribuzione è espressa a livello mensile, al pari dei dipendenti a tempo pieno e part-time.

La stessa è poi ottenuta secondo un importo orario, che sarà moltiplicato per le ore lavorate.

Prendiamo il caso di Tizio, assunto con contratto di job on call al livello D2 CCNL Cooperative sociali.

La retribuzione di base corrisponde ad euro 1.594,15 lordi mensili.

Il divisore orario previsto dal contratto è pari a 165.

Pertanto, la retribuzione oraria equivale a 1.594,15 / 165 = 9,66 euro.

Tizio nel mese di giugno 2022 ha lavorato 60 ore, pertanto il suo compenso lordo ammonta a:

9,66 * 60 ore = 579,60 euro.

Gli intermittenti hanno diritto a ferie, permessi, mensilità aggiuntive?

I lavoratori a chiamata hanno diritto ad un’apposita maggiorazione, riconosciuta a titolo di ferie, permessi e mensilità aggiuntive (tredicesima ed eventuale quattordicesima).

La maggiorazione è espressa nel cedolino paga secondo un importo mensile, distinto tra:

  • Maggiorazione per ferie e permessi;
  • Maggiorazione per mensilità aggiuntive.

L’ammontare di ciascuna maggiorazione è poi moltiplicato per le ore di lavoro svolte nel mese.

Facciamo l’esempio del lavoratore intermittente Mario, questi ha diritto ad una maggiorazione mensile di euro 150,00 (per ferie e permessi) e 130,00 (per mensilità aggiuntive). L’importo orario delle maggiorazioni si ottiene dividendo le somme appena citate per il coefficiente previsto dal CCNL applicato, nel nostro caso 165:

  • 150,00 / 165 = 0,91 euro lordi all’ora per ferie e permessi;
  • 130,00 / 165 = 0,79 euro lordi all’ora per mensilità aggiuntive.

Nel mese di maggio 2022 Mario ha lavorato 80 ore.

Questi pertanto avrà diritto a:

  • 0,91 * 80 = 72,80 euro lordi per maggiorazione ferie e permessi;
  • 0,79 * 80 = 63,20 euro lordi per maggiorazione mensilità aggiuntive.

Calcolo di INPS ed IRPEF

I compensi riconosciuti per lavoro ordinario e maggiorazione ferie, permessi, mensilità aggiuntive, sono soggetti alle trattenute per contributi INPS e trattenute IRPEF, al pari di quanto avviene per le altre categorie di lavoratori dipendenti.

Agli intermittenti spetta il TFR?

Nell’ambito del principio sancito dal Decreto - legislativo numero 81/2015 i lavoratori intermittenti maturano il TFR in proporzione all’attività effettivamente svolta.

Come noto, il TFR è un elemento della retribuzione il cui pagamento è posticipato alla cessazione del contratto, eccezion fatta per le ipotesi dove una quota - parte di quanto maturato (massimo il 70%) è comunque riconosciuta al lavoratore in costanza di rapporto.

Per calcolare quanto spetta a titolo di TFR, ipotizziamo che il compenso lordo per l’attività svolta nel mese sia pari a 452,00 euro lordi.

Il TFR lordo corrisponderà pertanto a 452,00 / 13,5 (divisore fisso) = 33,48 euro.

Dall’importo ottenuto si dovrà prelevare un contributo INPS pari allo 0,50% dell’imponibile previdenziale (452,00 euro): 452,00 * 0,50% = 2,26 euro.

A questo punto sottraendo al TFR lordo il contributo INPS otteniamo la quota TFR netta che il lavoratore intermittente ha maturato nel singolo mese:

33,48 - 2,26 = 31,22 euro.

Indennità di disponibilità

Nelle ipotesi in cui il lavoratore intermittente si impegna a rendersi disponibile a fronte della chiamata dell’azienda, gli è dovuta un’apposita indennità.

Quest’ultima è fissata in misura mensile (divisibile in quote orarie) dai contratti collettivi (anche aziendali), secondo un importo non inferiore alla somma fissata con decreto del Ministro del lavoro, sentite le associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

L’indennità di disponibilità è comunque esclusa dal computo di ogni istituto di legge o di contratto collettivo, mentre è soggetta a contribuzione previdenziale per il suo ammontare effettivo, in deroga alla normativa sul minimale contributivo.

Spettano supplementari, straordinari e maggiorazioni?

I dipendenti a chiamata hanno diritto, al pari delle altre categorie lavorative, a che gli vengano riconosciuti gli importi a titolo di lavoro supplementare o straordinario, nonché le maggiorazioni per lavoro festivo e notturno.