Rialzo dei tassi a giugno, possibile anche a settembre. Dove mettere 100 euro al mese? PAC, conti deposito al 4% e BFP a confronto.
La BCE ha alzato i tassi d’interesse a giugno. Tasso sui depositi al 2,25%. Tutti se l’aspettavano, ma nessuno era sicuro di come i mercati avrebbero reagito.
A Piazza Affari è andata bene. Il FTSE Mib ha guadagnato il 3,37% nel mese, trascinato dalle banche che hanno reso il 11,7% in media. Bper, Banco BPM, Generali hanno superato il 19% di performance. Il risiko intorno a Monte dei Paschi ha tenuto accesa la narrativa del consolidamento bancario e i titoli hanno accelerato al rialzo.
Wall Street invece è crollata. Amazon -12%, Meta -15%, Nvidia -8%. Il Nasdaq ha sofferto. Non è stata la correzione attesa, ma nemmeno ordinaria. Nel frattempo il petrolio è sceso sotto i 70 dollari (grazie alla riapertura del Canale di Hormuz) e l’inflazione ha rallentato da 3,2% a 2,8% tra maggio e giugno. Non abbastanza per la BCE, che guarda ancora alle pressioni sottostanti. I prezzi energetici rimangono alti, i costi nei settori manifatturieri e retail continuano a mordere.
Secondo gli analisti di Barclays, un secondo rialzo a settembre è probabile. Chi investe 100 euro al mese oggi sa che entro due o tre mesi le regole potrebbero cambiare di nuovo.
PAC azionario, Piazza Affari batte Wall Street
La BCE ha alzato i tassi, mentre la Fed no. Ma entrambe convergono verso una politica più restrittiva nei prossimi mesi. Questo è il dato che conta e non è una buona notizia per chi investe sul mercato azionario.
Entrare sui massimi con i tassi che salgono significa accettare rendimenti inferiori al 10%-11% medio storico dell’S&P 500 per i prossimi due, tre anni. Potrebbe anche essere negativo nel breve.
Non è detto che arriverà una correzione significativa, ma è molto probabile che accada prima o poi. Mercati che hanno guadagnato il 30% nel primo semestre non reggono quando le banche centrali stringono il credito.
Aspettare settembre per vedere se i tassi salgono davvero? Nel frattempo si perdono cedole e dividendi. E nessuno garantisce che il mercato correggerà. Il PAC dilata il rischio: ogni versamento cattura il prezzo del momento, ma se a settembre la BCE alza i tassi e i mercati cedono, quei 100 euro di luglio saranno stati comprati al massimo. Il vantaggio della diversificazione rimane, ma entrare gradualmente non elimina il rischio di prezzo.
PAC obbligazionario, il contesto migliora per chi entra oggi
A giugno i tassi BCE sono saliti al 2,25% e lo spread BTP-Bund è rimasto stabile intorno ai 70-75 punti base. Questo scenario è esattamente quello in cui un PAC obbligazionario lavora meglio.
Quando i tassi salgono, chi versa 100 euro al mese in un ETF obbligazionario compra quote a sconto. Il fondo sostituisce progressivamente vecchie obbligazioni (rese al 2%) con nuove (con rendimento al 3%, 3,5%). Il rendimento medio del portafoglio migliora.
Se i tassi salgono ancora a settembre, per chi investe oggi in un PAC su obbligazioni a scadenza 5-7 anni, il meccanismo è perfetto. Le quote scendono quando i tassi si muovono al rialzo e i versamenti successivi sono a prezzi più bassi. Nel frattempo, il fondo sostituisce le vecchie obbligazioni (emesse a rendimenti più bassi) con nuove, che offrono cedole più generose. Il rendimento medio del portafoglio migliora progressivamente.
Oggi conviene iniziare un PAC obbligazionario più di quanto convenisse a giugno. Non perché i tassi siano saliti una volta, ma proprio perché potrebbero salire ancora.
Conti deposito al 4% a luglio
A luglio ING e Unicredit spingono fino al 4% lordo. Altre banche si fermano a 3,40%.
Aspettare settembre nella speranza che l’aumento dei tassi faccia salire il rendimento al 4,5% farebbe perdere mesi di accantonamento e di cedole. Su 100 euro al mese, tre mesi di cedole perduti significano migliaia di euro dispersi nei 5-10 anni successivi.
Aprire il conto oggi al 4% ha senso. Se a settembre altri istituti offrono rendimenti più alti, c’è sempre la possibilità di spostare parte della liquidità. I conti deposito non sono trappole. Sono strumenti liquidi.
Investendo 100 euro al mese con un rendimento lordo medio del 4%, il capitale finale potrebbe essere:
| Orizzonte | Capitale versato | Capitale stimato netto |
|---|---|---|
| 5 anni | €6.000 | circa €6.458 |
| 10 anni | €12.000 | circa €13.945 |
| 15 anni | €18.000 | circa €22.167 |
Buoni Fruttiferi Postali, novità a luglio 2026
I Buoni Fruttiferi Postali sono la scelta più conservativa: come per il conto deposito, non si rischia di perdere il capitale. Il capitale è garantito dallo Stato italiano e la tassazione è agevolata al 12,5%.
A luglio 2026, accanto ai BFP ordinari con rendimento del 2,5% lordo, troviamo il Buono 3x4. Ha una durata massima di 12 anni, rendimento lordo del 2,50% all’anno, più un premio finale del 6% erogato al compimento del dodicesimo anno. È una struttura diversa. Per chi vuole aspettare 12 anni e cercare un premio al traguardo, il conto è più complesso, ma permette di arrivare a circa 14.800 euro netti (calcolato con il 12,5% di tassazione su cedole e premio).
BFP e conti deposito hanno un problema comune: con l’inflazione vicina al 3% annuo, il rendimento reale è negativo. I soldi accumulati nel tempo valgono meno. Proteggono il capitale nominale, ma non il potere d’acquisto.
Conviene investire 100 euro al mese nel 2026?
Investire 100 euro al mese non cambia la vita nel giro di pochi anni. Sul lungo periodo, però, può fare molta differenza.
Nel 2026 il punto centrale non è tanto trovare il rendimento più alto, ma capire quale livello di rischio si è davvero disposti a sopportare. Perché le fasi di forte volatilità, dopo anni relativamente facili per i mercati, sono tornate molto più frequenti.
ETF azionari e PAC restano le soluzioni con il potenziale di crescita maggiore, ma a giugno, con i mercati sui massimi con tassi in salita, il timing non è ideale. Però rimane razionale se l’orizzonte è lungo. Giugno potrebbe invece essere il momento migliore per iniziare a investire in PAC obbligazionari.
Conti deposito e Buoni Fruttiferi Postali offrono invece più stabilità, ma spesso faticano a proteggere davvero il potere d’acquisto.
Una soluzione potrebbe essere quella di combinare strumenti diversi, costruendo portafogli più equilibrati anche partendo da somme piccole come 100 euro al mese.
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