Ci sono tempi e tempi, come prodotti e prodotti. A volte alcuni, infatti, alcuni timing sembrano più adatti rispetto ad altri per agire, fermo restando che il timing “perfetto” in assoluto semplicemente non esiste. Idem per i prodotti, nel senso che alcuni di essi sembrano relativamente più indicati di altri nel perseguire certe finalità. Ad esempio sabato scorso il Dipartimento del Tesoro ha annunciato il lancio di un BOT a 6 mesi nuovo di zecca buono per parcheggiare i soldi sui titoli di Stato. Vediamo di capire il perché dell’affermazione.
Le caratteristiche del neo Buono Ordinario del Tesoro
Il neo zero coupon ha identificativo ISIN IT0005725236 e durerà appena 182 giorni prima del suo ritiro definitivo dal mercato. Detta in date, sarà fruttifero dal 31/07/’26 al 29/01/’27 per cui sarà un investimento di brevissimo termine. Il suo lancio non è casuale, dato che venerdì 31 giungeranno a scadenza 10.800,280 mln di € di BOT 6M per cui sarà un normale avvicendamento di debito. In particolare, lo slot in offerta nella 1° e 2° tranches è rispettivamente pari a 7,5 e 0,75 mld di €.
Quanto al calendario delle operazioni di sottoscrizione, martedì 28 è il termine ultimo per la prenotazione da parte dei risparmiatori retail. Il taglio minimo è di mille euro nominali e relativi multipli, commissioni bancarie a parte. Poi mercoledì 29 e giovedì 30 ci saranno l’asta ordinaria e la supplementare, mentre venerdì 31 sarà per tutti giorno di regolamento.
Quanto potrebbe rendere il neo BOT a 6 mesi?
Com’è noto i BOT non staccano cedole data la loro brevissima vita utile. Il guadagno è dato dal c.d. scarto di emissione, cioè dal gap tra il prezzo di aggiudicazione e il valore di rimborso finale a 100. Ora, al termine della scorsa ottava lo yield di un BOT 6M è stato a 2,511%, con i valori min-max della candela di venerdì 24 a 2,497% e 2,541%. Se dovessero persistere questi rendimenti c’è il che il prezzo di aggiudicazione di martedì 28 dovrebbe attestarsi sui 98,7 centesimi circa.
Ad ogni modo siamo sui massimi annui segnati di recente, il 14 luglio, a 2,611%, mentre tra gennaio e febbraio lo yield del BOT 6M è sceso anche al di sotto della soglia del 2%. Da inizio decennio, invece, il picco risale all’ottobre ’23 con il 4% di rendimento annuo lordo a scadenza.
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Rendimenti a 6 mesi in banca o alle Poste
Sullo stesso asset e timeframe, ma diverso emittente, i potenziali ritorni non sono poi così tanto allettanti.
Sul fronte del risparmio postale, emanazione CDP, una controllata MEF, gli attuali tre Depositi Supersmart tra i 180 e i 182 rendono tra il 2,50% e il 3,25%. Non hanno spese di gestione né richiedono la Mifid e il dossier titoli, ma sono tassati al 26% e non al 12,50% come i BOT. Inoltre bisogna rispettare gli eventuali requisiti richiesti dal Deposito di turno, e non tutti e tre sono accessibili a tutti. Sotto questo aspetto il BOT è più “democratico”, nel senso che al rispetto della Mifid e del taglio minimo poi è aperto a tutti.
I conti deposito bancari liberi e vincolati più generosi del momento non vanno oltre il 4% annuo lordo. La gran parte di essi si attesta in area 2,50-3,25% (netto: 1,85%-2,41%) tassati allo stesso modo del Deposito Supersmart. Parimenti non hanno spese di gestione, mentre il resto delle condizioni lo decide la banca di turno. Tuttavia, a volte capita che i tassi più interessanti chiedano “qualcosa in cambio” tipo l’apertura dell’associato c/c. Non proprio il massimo, perché si parte con la ricerca di un guadagno a breve termine e si finisce con nuove spese annue, magari non previste. Peggio ancora se non necessarie perché un c/c c’era già o non ne serviva uno nuovo.
Un BOT a 6 mesi nuovo di zecca buono per parcheggiare i soldi sui titoli di Stato
Questo non vuol dire che il BOT sia il prodotto perfetto per eccellenza, ma che in alcune fattispecie potrebbe rivelarsi una potenziale soluzione. Quale? Il parcheggio di una cospicua somma di denaro sul breve termine, specie quando si dispone già di un dossier titoli.
Immaginiamo un capitale di 80mila € fermo infruttifero sul c/c o sul libretto. Se il rendimento di aggiudicazione dovesse attestarsi sui livelli attuali, quella somma potrebbe rendere sui mille euro lordi. Stiamo parlando di circa 875 € al netto della trattenuta, quasi 800 € tolte le altre spese, utili per reintegrare la perdita di potere d’acquisto nel frattempo subita. Spesso in questi casi si procede per inerzia e si finisce per lasciare i soldi fermi lì dove già si trovano. Una scelta giustificata con frasi tipo “il guadagno è poco” e/o ”così non corro rischi” e/o “il tempo di attesa è ristretto” e via dicendo.
Peccato però che nel frattempo la banca non sospende i canoni di tenuta conto, né lo Stato di pretendere il bollo pro tempore, e l’inflazione di erodere le ricchezze liquid