Nei giorni scorsi, in Cina, è andato in scena un confronto tra i funzionari di alcune delle province (e delle città) più indebitate del Paese e i principali banchieri statali. L’obiettivo del meeting: rinegoziare i pagamenti dei debiti miliardari che minacciano di limitare ulteriormente la crescita della seconda economia mondiale.
Le amministrazioni locali del Dragone hanno accumulato enormi passività nel corso di una decennale corsa all’edilizia alimentata dal debito. Questa spinta infrastrutturale ha contribuito ad alimentare la crescita del Paese, ma molte province devono adesso fare i conti con miliardi di dollari di debiti fuori bilancio. Stiamo parlando di cifre enormi, difficili da quantificare, che soffocano la capacità dei governi provinciali di effettuare nuovi investimenti e che si vanno ad aggiungere alla pressione sull’economia, già alle prese con una complessa ripresa post pandemica.
E così, a margine di un incontro politico che si svolge ogni anno a Pechino, noto come Due Sessioni, i funzionari di alcune province si sarebbero fatti avanti per capire il da farsi. Quelli del Liaoning, una provincia settentrionale coincidente con la «cintura di ruggine cinese», hanno incontrato i rappresentanti di 18 istituzioni finanziarie statali, compresi gli esponenti della Industrial and Commercial Bank of China, il più grande finanziatore del Paese. Gli alti funzionari della provincia di Hebei e della città costiera di Tianjin, invece, hanno tenuto incontri di alto livello con gli istituti di credito statali, Bank of China compresa. Lo stress del debito fuori bilancio, in sostanza, avrebbe spinto le province più deboli a negoziare attivamente queste passività.
Debiti e province
A quanto ammonta il debito accumulato dalle amministrazioni del Dragone? Secondo una stima di Goldman Sachs, i governi locali cinesi avrebbero accumulato passività fino a 94 trilioni di renminbi (13 trilioni di dollari), comprendendo nel conteggio anche le passività di entità fuori bilancio note come veicoli finanziari del governo locale, e cioè società di investimento che raccolgono debito e costruiscono infrastrutture per conto di autorità terze. Secondo Moody’s, entro la fine del 2024 dovranno essere rimborsati 3,2 trilioni di yuan di titoli pubblici.
Uno scenario delicato, questo, che lo scorso anno ha spinto il Consiglio di Stato cinese ad inviare team di funzionari in più di 10 delle province e città più indebitate per esaminare i loro libri contabili. Anche Pechino è intervenuta fornendo sostegno, disponendo più di 1,4 trilioni di renminbi in obbligazioni speciali di rifinanziamento per aiutare i governi locali a rimborsare le obbligazioni in circolazione prossime alla scadenza.
Il Financial Times ha scritto che questi «sforzi dall’alto» hanno consentito di evitare il default pubblico, ma gli analisti sostengono che resta ancora molto da fare per risolvere i debiti nascosti che non compaiono nei bilanci dei governi locali del gigante asiatico. La mossa più immediata della Cina è intanto coincisa con la cancellazione di una serie di progetti infrastrutturali nelle aree più indebitate, molte delle quali meno sviluppate e lontane dalla costa, con il fine ultimo di frenare una spesa per le infrastrutture ormai ritenuta insostenibile. Nel far questo, tuttavia, c’è il rischio che la necessità di risparmiare denaro possa in qualche modo danneggiare l’obiettivo di crescita economica fissato per il 2024 intorno al 5%.
Le mosse di Pechino
A proposito di progetti cancellati o congelati, citiamo un’autostrada nella provincia dello Yunnan e un tunnel nel Gansu. Nello Yunnan sud-occidentale, 1.153 progetti infrastrutturali finanziati dal governo, come autostrade e parchi a tema, sono stati sospesi e le nuove costruzioni fermate. La provincia di Guizhou ha invece accantonato così tanti progetti infrastrutturali che si prevede che quest’anno le sue spese provinciali per i grandi progetti diminuiranno del 60%.
“È meglio che i governi di tutti i livelli si abituino a stringere la cinghia e inizino a capire che questa non è una necessità temporanea, ma una soluzione a lungo termine”, ha detto il ministro delle Finanze cinese, Lan Foan, in una conferenza stampa durante le Due Sessioni. Nel rapporto sul bilancio di quest’anno, il governo centrale ha promesso di “impedire fermamente qualsiasi aumento del debito pubblico nascosto e di affrontare con fermezza i debiti nascosti esistenti”. I regolatori finanziari hanno anche esercitato pressioni sulle banche, in particolare sugli istituti di credito statali, affinché esplorino la ristrutturazione del debito pubblico locale. Ecco perché i funzionari di diverse province hanno chiesto la riduzione del debito ai banchieri statali: per cercare di avere più margine di manovra.
In ogni caso, in passato la Cina aveva puntato sul settore immobiliare per consentire alla propria economia di crescere, accanto all’espansione delle infrastrutture. Ora che è necessario chiudere i rubinetti degli investimenti locali, e che il Real Estate è travolto da una tempesta senza precedenti, sarà interessante capire cosa intenderà fare Pechino. Che, non a caso, ha iniziato a parlare con insistenza di «sviluppo di qualità».