Pedro Sanchez, ovvero uno dei pochi primi ministri in grado di rappresentare una voce fuori dal coro nell’Occidente (contro Trump e non solo). Ecco quanto guadagna
C’è un nome che negli ultimi giorni è tornato prepotentemente al centro del dibattito politico italiano, ed è quello di Pedro Sanchez. Il presidente del governo spagnolo è il grande “antagonista” europeo di Giorgia Meloni, il socialista che alla premier italiana non fa mai visita quando passa da Roma e che, dopo la crisi di Ceuta e la decisione dell’Italia di sospendere Schengen, ha risposto colpo su colpo facendo scattare i controlli alle frontiere per chi arriva dalla Penisola. Uno scontro che è insieme personale e strategico, con due leader chiamati alle urne nei prossimi mesi e decisi a costruire consenso proprio sulla contrapposizione reciproca.
Ma Sanchez non è soltanto l’avversario di Meloni. È, a conti fatti, una delle poche voci fuori dal coro dell’Occidente: l’ultimo leader dichiaratamente di sinistra rimasto alla guida di un grande Paese europeo, capace di tenere il punto contro Donald Trump sulla spesa militare della NATO, di alzare il salario minimo del 60% e di regolarizzare centinaia di migliaia di immigrati mentre il resto del continente vira a destra. Un profilo tanto ingombrante quanto discusso, ritrovatosi al centro anche di scandali giudiziari che lambiscono partito e famiglia, per non farsi mancare nulla. Ma quanto guadagna, esattamente, l’uomo che tiene testa a mezzo Occidente? Andiamo a scoprirlo, tra stipendio, patrimonio e averi dichiarati.
Chi è Pedro Sanchez e come è diventato primo ministro spagnolo
Nato a Madrid nel febbraio del 1972, Pedro Sanchez Perez-Castejon è economista di formazione prima ancora che politico. Prima di sbarcare a Palazzo della Moncloa ha accumulato oltre vent’anni di incarichi pubblici: consigliere comunale a Madrid dal 2004 al 2009, deputato al Congresso in tre fasi diverse e, sullo sfondo, un curriculum internazionale che comprende un passaggio nel gabinetto dell’Alto rappresentante dell’ONU in Bosnia-Erzegovina e la consulenza per il Parlamento europeo.
La svolta arriva nel 2014, quando conquista la segreteria del PSOE, il Partito socialista operaio spagnolo. Dopo una parentesi burrascosa - fu costretto alle dimissioni dai vertici del partito nel 2016, salvo poi riprendersi la guida nel 2017 con una rimonta clamorosa tra gli iscritti - Sanchez diventa primo ministro nel giugno 2018 grazie a una mozione di sfiducia contro il conservatore Mariano Rajoy, un caso unico nella storia democratica spagnola. Da allora ha vinto o retto tre tornate elettorali, costruendo maggioranze fragili e composite: prima la coalizione con Unidas Podemos, poi, dal novembre 2023, il governo di coalizione con Sumar sostenuto dall’esterno da indipendentisti catalani e baschi.
Proprio la sua abilità nel restare in equilibrio su alleanze precarie ne ha fatto un unicum. Sul piano internazionale, Sanchez si è ritagliato il ruolo del contestatore: al vertice NATO ha rifiutato di allinearsi all’obiettivo del 5% del PIL in spese militari preteso da Trump, incassando prima l’ira del tycoon («la Spagna è una causa persa») e poi una brusca retromarcia. Con Meloni, invece, il gelo è totale: da premier non ha mai fatto una visita ufficiale a Madrid, e Sanchez è passato da Palazzo Chigi una sola volta, nel 2023.
Quanto guadagna Pedro Sanchez? Cosa sappiamo tra stipendio e patrimonio
Partiamo dallo stipendio, quello che il presidente del governo percepisce per il suo incarico. Secondo i dati del Portale della Trasparenza spagnolo, nel 2025 Sanchez ha incassato 95.944 euro lordi, ripartiti su dodici mensilità. Una cifra cresciuta in modo progressivo negli anni: dai 47.097 euro del 2018 (anno parziale) si è passati agli 83.080 del 2019, poi 84.845 nel biennio 2020-2021, 87.814 nel 2022, 90.449 nel 2023 e 93.145 nel 2024. In poco meno di sette anni, l’incremento è stato di quasi 13.000 euro.
Il confronto con Giorgia Meloni è più insidioso di quanto sembri. La premier italiana avrebbe diritto a circa 80.000 euro l’anno come capo del governo, ma ha rinunciato a quell’indennità, percependo solo quella da deputata. Il suo reddito complessivo dichiarato, però, racconta un’altra storia: nell’ultima dichiarazione, relativa al 2024, Meloni ha indicato 180.031 euro, quasi il doppio dello stipendio istituzionale di Sanchez, gonfiati negli anni passati soprattutto dai diritti d’autore dei suoi libri (nel 2023 aveva sfiorato i 460.000 euro).
Curiosamente, anche lo spagnolo integra le entrate con la scrittura: nelle dichiarazioni patrimoniali ha riportato circa 42.000 euro di diritti d’autore per i suoi tre libri, oltre a un massimo di 12.845 euro annui da affitti immobiliari. Sul fronte del patrimonio, Sanchez è dichiaratamente lontano dai grandi capitali: possiede due abitazioni e due posti auto a Madrid, un piano pensionistico privato alimentato da anni (attorno ai 105.000 euro), un fondo d’investimento da circa 81.000 euro e liquidità sui conti correnti nell’ordine di poche decine di migliaia di euro, il tutto gravato da un mutuo ancora in corso. Vive alla Moncloa, la residenza ufficiale del premier, con utenze e spese a carico dello Stato.
Nel complesso, le stime internazionali collocano il suo patrimonio netto attorno ai 300.000 dollari (circa 258.000 euro), distante anni luce dai milioni di tanti colleghi.