Quanto guadagna Alessandro Di Battista: dall’ex deputato M5S che versava parte dello stipendio al microcredito all’uscita dal movimento nel 2021. Cosa fa oggi e quali sono le sue fonti di reddito.
Quanto guadagna veramente Alessandro Di Battista? Da quando nel 2021 ha lasciato il Movimento 5 Stelle rifiutando di sostenere il governo Draghi, l’ex deputato è uscito dai radar parlamentari ma non da quelli dell’opinione pubblica. Giornalista, scrittore, fondatore di un’associazione politica: Di Battista ha costruito una vita professionale fuori dal Parlamento che merita di essere raccontata anche dal punto di vista economico.
La sua storia è in ogni caso emblematica di come funzionino — e di quanto costino davvero — le regole sul taglio degli stipendi che il M5S ha sbandierato come bandiera fin dal 2013. A prescindere da dove si trovi oggi politicamente, i conti in tasca a Di Battista restano un caso di studio interessante sulla retorica e la realtà degli stipendi dei parlamentari italiani.
La biografia di Alessandro Di Battista
Alessandro Di Battista è nato a Roma nell’agosto del 1978. Laureato al D.A.M.S., ha lavorato come cooperante in Guatemala prima di viaggiare in quasi tutti i paesi dell’America Latina. Figlio di un ex consigliere comunale del Movimento Sociale Italiano, nel 2008 entra negli Amici di Beppe Grillo e nel 2012 partecipa alle parlamentarie del Movimento 5 Stelle, anticamera della sua elezione a deputato nel febbraio 2013.
Nella prima legislatura grillina è stato, assieme a Luigi Di Maio, l’esponente pentastellato che più è emerso, tanto da essere considerato uno dei possibili leader del movimento. Nel 2018 sceglie di non ricandidarsi per un secondo mandato parlamentare, dedicandosi a viaggi e reportage giornalistici in America Latina e Asia.
Il punto di rottura definitivo arriva nel febbraio 2021: quando il M5S approva la partecipazione al governo guidato da Mario Draghi, Di Battista annuncia l’uscita dal movimento con un video su Facebook — «Non posso accettare un governo con questi partiti» — chiudendo ufficialmente il capitolo pentastellato della sua carriera.
Guadagni e reddito da parlamentare
Nel 2012 Alessandro Di Battista dichiarava un reddito di poco più di 3.000 euro all’anno. Nel 2017, al culmine della sua carriera parlamentare, il reddito imponibile era salito a 113.471 euro, oltre trenta volte quello di cinque anni prima.
Guardando gli stipendi dei parlamentari, l’indennità lorda di Di Battista come deputato ammontava a 11.703 euro al mese, circa 5.000 euro netti. Il M5S imponeva un tetto di 3.000 euro netti al mese: la differenza veniva versata a un fondo per il microcredito.
In effetti i deputati 5 Stelle trattenevano per sé 3.362 euro e versavano mensilmente 1.662 euro al fondo. Di Battista ha rispettato questa prassi con scrupolo. Quello che però spesso non veniva detto è che allo stipendio base si aggiungevano i rimborsi: a luglio 2016, per esempio, ha ricevuto 3.603 euro netti come parte fissa più 6.950 euro di rimborsi, per un totale di 10.553 euro. Nella voce rimborsi circa 2.700 euro erano destinati agli stipendi dei collaboratori, il resto a spese per eventi sul territorio.
Avendo superato il 16 settembre 2017, Di Battista ha maturato il diritto a un assegno pensionistico parlamentare di circa 1.000 euro al mese al compimento dei 65 anni.
L’idea che un deputato del M5S potesse fare politica con 3.000 euro netti al mese era fuori dalla realtà: un politico di primo piano ha bisogno di staff, collaboratori e struttura organizzativa, e i costi ci sono a prescindere dalla retorica.
Nel maggio 2016, i parlamentari del Movimento versarono al fondo per il microcredito i 17 milioni di euro raccolti dal taglio degli stipendi nei primi tre anni di legislatura — un risultato concreto, ma che non scalfisce l’analisi critica sulla demagogia del «facciamo politica con 3.000 euro».
Cosa fa oggi e come guadagna
Dopo l’uscita dal M5S, Di Battista ha costruito un percorso professionale fuori dalla politica istituzionale. Ha collaborato con la web TV Loft del Fatto Quotidiano per documentari e reportage di viaggio — realizzati in Centro America prima, in India poi — e ha continuato a scrivere libri (tra cui Politicamente scorretto, edito da Paper First).
Nel 2023 ha fondato l’associazione Schierarsi, di cui è vicepresidente, con l’obiettivo dichiarato di tornare a fare politica al di fuori dei partiti tradizionali. L’associazione organizza eventi, dibattiti e campagne su temi come la guerra, la sovranità alimentare e la politica estera — ambiti in cui Di Battista ha costruito la sua identità pubblica dopo l’addio al M5S.
Le sue fonti di reddito oggi sono presumibilmente legate a: collaborazioni giornalistiche e podcast, diritti d’autore sui libri, cachèt per conferenze e apparizioni pubbliche. Non essendo più parlamentare né titolare di cariche pubbliche, non è tenuto a dichiarazioni pubbliche del reddito.
Per un confronto con gli altri ex protagonisti del M5S, leggi quanto guadagna Luigi Di Maio, il suo ex compagno di partito che ha percorso una traiettoria molto diversa dopo l’esperienza di governo.
La ditta di famiglia
Di rilievo anche la questione della Di.Bi.Tec srl, la ditta di famiglia in cui Di Battista deteneva il 30% delle quote (ad oggi risulta posseduta al 95% da Adriano De Angelis), specializzata in produzione industriale e lavorazione di manufatti in ceramica. Stando a quanto riportato da Il Giornale sulla base di visure camerali, la società presentava debiti verso dipendenti (50.370 euro), banche (151.578 euro), fornitori (135.373 euro) e debiti tributari (60.177 euro). Di Battista rispose via social ammettendo le difficoltà della piccola impresa di famiglia, una delle tante PMI in crisi in quegli anni.
Grazie ai dati di Money Aziende sappiamo che l’azienda ha ridotto nel tempo il personale, con un costo calato di anno in anno e riducendosi probabilmente a un solo addetto nel 2024 (29.000€ di costo del personale). La srl ha chiuso comunque costantemente intorno alla pari, senza produrre perdite.
© RIPRODUZIONE RISERVATA