Quanto guadagna (veramente) Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle?

Quanto guadagna Alessandro Di Battista? Ora che non è più parlamentare, facciamo i conti in tasca a quello che rimane comunque uno dei massimi esponenti dei 5 Stelle.

Quanto guadagna (veramente) Alessandro Di Battista del Movimento 5 Stelle?

Quanto guadagna veramente Alessandro Di Battista? Anche se alle ultime politiche non si candidato per un secondo mandato, l’ex deputato rimane sempre uno degli esponenti più in vista dei pentastellati.

A riguardo, uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle è stato da sempre quello del taglio dello stipendio dei parlamentari. Fin dal loro esordio nel 2013 in Parlamento, Di Battista e compagni hanno dichiarato che si poteva fare politica con 3.000 euro al mese, versando così mensilmente la differenza in un fondo per il microcredito.

In una polemica a riguardo tra il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, Matteo Renzi ha attaccato dicendo come anche quando era Presidente del Consiglio, Di Battista e Di Maio avevano stipendi totali più alti del suo.

Un recente articolo de Il Giornale, ha poi parlato di debiti verso anche i dipendenti da parte della ditta di famiglia Di.Bi.Tec srl, dove l’ex deputato ha il 30% delle quote.

Quanto guadagna allora veramente Alessandro Di Battista? Vediamo quanto è stato dichiarato dall’esponente pentastellato prima e dopo il suo ingresso in Parlamento dopo le elezioni del 2013.

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Quanto guadagna Alessandro Di Battista?

Alessandro Di Battista è senza ombra di dubbio uno dei personaggi politici più in vista del panorama italiano nonostante il suo attuale allontanamento. Da quando nel 2013 è approdato in parlamento, il suo volto è impazzato continuamente sul web e nelle televisioni.

Nato a Roma nell’agosto del 1978, Di Battista dopo essersi laureato al D.A.M.S. ha iniziato a lavorare come cooperante in Guatemala, per poi viaggiare successivamente in quasi tutti i paesi dell’America Latina.

Figlio di un ex consigliere comunale del Movimento Sociale Italiano, nel 2008 entra a far parte degli Amici di Beppe Grillo, per poi presentarsi nel 2012 alle parlamentarie del Movimento 5 Stelle, anticamera della sua elezione a deputato avvenuta nel febbraio 2013.

Nella prima esperienza parlamentare dei grillini, Di Battista comunque è stato senza dubbio assieme a Luigi Di Maio l’esponente pentastellato che più è emerso, tanto da essere considerato ormai come uno dei leader più importanti dei 5 Stelle anche se ora è un semplice attivista.

Nel 2012 Alessandro Di Battista dichiarava un reddito di poco più di 3.000 euro all’anno. Nel 2017 invece il reddito imponibile del deputato pentastellato è stato di 113.471 euro, più di trenta volte quanto guadagnato cinque anni prima.

Guardando gli stipendi dei parlamentari, l’indennità lorda di Di Battista quando era deputato ammontava a 11.703 euro al mese, che al netto fanno circa 5.000 euro. Il Movimento 5 Stelle si è da sempre imposto il limite dei 3.000 euro netti al mese come stipendio.

In effetti solitamente i deputati tengono per sé 3.362 euro e versano mensilmente 1.662 euro al fondo per il microcredito. Prassi che Alessandro Di Battista ha rispettato con molto scrupolo, quindi è corretto affermare che il suo stipendio di base come parlamentare si aggirava sui 3.000 euro al mese.

Quello che però spesso non viene detto è che allo stipendio base si aggiungono i rimborsi per le spese sostenute. A luglio 2016 per esempio, Di Battista ha ricevuto 3.603 euro come parte fissa, ma anche 6.950 euro di rimborsi. Il totale quindi è di 10.553 euro.

Visto che la passata legislatura è durata oltre il 16 settembre 2017, l’ex deputato ha anche maturato i requisiti per aver diritto a un assegno pensionistico al compimento dei 65 anni, con la somma che dovrebbe ammontare a circa 1.000 euro al mese. In caso di una elezioni a un secondo mandato, la soglia di abbasserà a 60 anni.

Ora che non è più un parlamentare, Di Battista ha stretto un accordo con la web TV Loft per realizzare alcuni video del viaggio in Centro America fatto assieme alla sua famiglia.

I lavori realizzati in Guatemala dovrebbero pure in onda anche su Sky, anche se al momento l’emittente satellitare non ha in programma la trasmissione. Nel frattempo, si parla già di un secondo viaggio questa volta in India con i reportage che verrebbero sempre realizzati per Loft.

In particolare è la collaborazione con la web TV del Fatto Quotidiano ad aver suscitato ultimamente delle polemiche: sembrerebbe che durante una riunione di redazione, alcuni abbiano chiesto a quanto ammontasse la paga per Di Battista, senza avere però risposta dalla direzione.

Di recente poi è uscito l’ultimo libro Politicamente Scorretto, edito da Paper First e non da Mondadori come invece era circolato nei mesi scorsi.

I rimborsi spesa

Come abbiamo visto quindi, Alessandro Di Battista a luglio 2016 ha guadagnato 3.600 euro netti per il suo stipendio da deputato, mentre ha ottenuto rimborsi per 6.950 euro, per un totale di 10.553 euro.

Naturalmente non tutti questi soldi sono finiti nelle tasche del deputato del Movimento 5 Stelle, ma nella voce dei rimborsi sono dichiarati circa 2.700 euro per gli stipendi dei suoi collaboratori, mentre il resto della somma viene indicata come spese per eventi nel territorio.

In sostanza, è innegabile come Alessandro Di Battista abbia versato regolarmente parte del suo stipendio al microcredito così come non abbia fatto il furbo facendosi rimborsare anche il vitto e l’alloggio nonostante sia di Roma (come invece fanno molti parlamentari).

Dall’altra parte però, l’idea che un deputato del Movimento 5 Stelle possa far politica con 3.000 euro netti al mese è fuori dalla realtà. Soprattutto un politico di primo piano come Di Battista ha avuto bisogno di uno staff che lo seguisse, collaboratori questi che dovevano essere pagati.

Nello stesso modo, anche il Movimento 5 Stelle ha bisogno di fondi per poter andare avanti e organizzare le grandi e piccole manifestazioni che puntualmente allestisce in tutta Italia da quando è comparso sulla scena politica.

Nel maggio 2016, i parlamentari del Movimento hanno realizzato il Restitution Day, versando al fondo per il microcredito i 17 milioni di euro raccolti dal taglio degli stipendi nei primi tre anni di legislatura.

Soldi reali e tangibili frutto di una iniziativa lodevole, nonostante qualcuno abbia fatto il furbo, ma dichiarare che venga fatta politica con soli 3.000 euro netti al mese è una demagogia che andrebbe evitata in quanto, qualora siano dovuti, non c’è nulla di male nel ricevere i rimborsi per l’esercizio di mandato.

La ditta di famiglia

Di recente stando a un articolo del Giornale, Alessandro Di Battista avrebbe il 30% delle quote della Di.Bi.Tec srl, la ditta di famiglia specializzata in “produzione industriale, lavorazione di manufatti in ceramica e affini, di apparecchi igienico sanitari”.

Secondo il quotidiano, la ditta stando a quanto emerso dalla visura camerale avrebbe “50.370 euro di debiti verso i dipendenti; 151.578 euro di debiti verso le banche; 135.373 euro di debiti verso i fornitori; 60.177 euro di debiti tributari”.

Nel merito non si è fatta attendere la risposta di Di Battista che, via Facebook, ha ammesso che la ditta della sua famiglia è una delle tante pmi in difficoltà ma che cerca di andare avanti facendo grandi sforzi.

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