Quanto costa e quanto incassa l’Eurovision 2026?

Emanuele Di Baldo

13 Maggio 2026 - 08:39

L’Eurovision Song Contest diventa ogni anno più grande, più faraonico e, quindi, anche più costoso. Ma non è sempre una regola, anzi. Ecco l’analisi di costi e ricavi del “Sanremo” continentale.

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Con la prima semifinale andata in onda ieri sera da Vienna, c’è stato il via ufficiale all’Eurovision Song Contest 2026, che vede l’Italia in gara con Sal Da Vinci e la sua Per Sempre sì. Una kermesse che negli ultimi anni ha raggiunto i contorni di uno show mondiale, con una formula consolidata molto particolare che rappresenta per certi versi un unicum affascinante. E poi è anche una vetrina importante per artisti che, in tanti casi, sono dei totali sconosciuti fuori dai confini nazionali. Citofonare ai Maneskin per conferma.

Ma quanto costa un evento del genere? Tra pre-show, semifinali e finali, da diverse edizioni l’Eurovision è un impegno che prevede uno sforzo importante già dall’autunno precedente. E tutto ciò si riflette in un budget milionario non indifferente, con tanti soldi sborsati dall’ente ESC e dalle organizzazioni e amministrazioni locali, nel caso attuale austriache.

Ecco, allora, a quanto ammontano i costi complessivi stimati dell’Eurovision 2026 e quanto incassano cantanti e protagonisti.

Eurovision 2026 da Vienna: i costi stimati

Secondo le stime elaborate da ECO Austria per conto del Ministero Federale degli Affari Economici, Energia e Turismo, l’Eurovision Song Contest 2026 di Vienna dovrebbe costare complessivamente circa 36 milioni di euro, inclusi i 5 milioni di contributo garantiti dalla EBU. Una cifra enorme, ma comunque più contenuta rispetto all’edizione record di Basilea 2025, che aveva sfondato quota 64 milioni. Il grosso della spesa verrà sostenuto direttamente dalla città di Vienna, che dallo scorso settembre ha fissato un tetto massimo di investimento pari a 22,6 milioni di euro.

La parte più onerosa riguarda soprattutto la gestione della Wiener Stadthalle, la sicurezza e l’organizzazione logistica di un evento che durerà di fatto quasi due settimane. Intorno all’arena ruoterà poi una vera e propria “città Eurovision”: l’Eurovision Village a Rathausplatz, il maxischermo pubblico davanti al municipio, l’Euroclub dentro il Rathaus e tutti gli eventi collaterali pensati per fan, delegazioni e stampa internazionale.

Le previsioni parlano di 88mila visitatori tra turisti, giornalisti e delegazioni ufficiali, con permanenze medie superiori alla settimana. Vienna può inoltre contare su una macchina ricettiva gigantesca: 433 hotel e oltre 82mila posti letto complessivi. Non a caso il sindaco Michael Ludwig ha definito l’Eurovision “un investimento strategico”, più che un semplice costo per le casse pubbliche.

L’Eurovision 2026 è il più costoso di sempre? L’analisi delle passate edizioni

No, perché l’Eurovision 2026 non sarà nemmeno vicino al record assoluto. Con i suoi 36 milioni stimati, Vienna si colloca infatti nella fascia alta delle edizioni moderne, ma lontanissima da alcuni casi estremi del passato. L’edizione più costosa mai organizzata resta ancora oggi Baku 2012, che superò addirittura i 600 milioni di euro considerando anche infrastrutture, riqualificazioni urbane e la costruzione ex novo della Crystal Hall. Limitandosi invece ai soli costi di produzione dello show, il primato recente appartiene al già citato Basilea 2025, arrivata a circa 64 milioni di euro.

Dietro ci sono Mosca 2009 con 42 milioni e Copenaghen 2014 con circa 41 milioni, cifra lievitata dopo errori progettuali nella riconversione della B&W Hallerne. Per trovare un confronto diretto con l’attuale Austria bisogna tornare proprio a Vienna 2015, quando l’ESC costò circa 21,7 milioni di euro: quasi 15 milioni in meno rispetto all’edizione attuale.

Negli ultimi anni, però, l’Eurovision è diventato sempre più vicino a un mega-evento globale. Liverpool 2023 ha sfiorato i 28 milioni, Torino 2022 circa 22 milioni e Malmö 2024 si è mantenuta tra i 10 e i 12 milioni, anche se la sicurezza legata alle tensioni geopolitiche ha fatto lievitare diverse voci di spesa. Vienna 2026, insomma, sarà costosa, ma senza eccessi fuori controllo: l’obiettivo dichiarato della ORF è stato chiaro sin dall’inizio, ovvero essere “spettacolari ma parsimoniosi”.

Quanto incassa l’Eurovision Song Contest

Se i costi sono giganteschi, i ricavi e l’indotto economico dell’Eurovision non sono da meno. Secondo lo studio economico presentato dal governo austriaco, l’edizione 2026 dovrebbe generare una ricaduta economica complessiva di circa 57 milioni di euro, dei quali 52 destinati a restare direttamente in Austria. La stima comprende turismo, pernottamenti, trasporti, consumi sul territorio e servizi collegati all’evento.

A ciò si aggiunge un ritorno pubblicitario globale gigantesco: la visibilità internazionale di Vienna e dell’Austria viene valutata attorno ai 730 milioni di euro in esposizione mediatica. Numeri che spiegano perché sempre più città europee continuino a contendersi l’organizzazione della manifestazione.

Il modello economico dell’Eurovision si regge poi su diverse fonti: contributi delle emittenti partecipanti, sponsorizzazioni internazionali, vendita dei biglietti, advertising televisivo e partnership commerciali. I Paesi del cosiddetto Big Five - Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Spagna - sono quelli che contribuiscono maggiormente al sistema EBU e garantiscono una fetta enorme del pubblico televisivo.

Ed è qui che emerge il problema più grande dell’edizione 2026. Il boicottaggio di alcuni Paesi per via della presenza di Israele rischia infatti di pesare sia sugli ascolti sia sugli introiti complessivi. Solo la Spagna aveva portato nel 2025 quasi 5,9 milioni di spettatori, mentre Paesi Bassi, Irlanda e Slovenia aggiungono altri milioni di audience mancata. Complessivamente, il festival potrebbe perdere quasi 10 milioni di spettatori rispetto all’anno scorso, ovvero circa il 6% della platea globale registrata nel 2025, pari a 166 milioni di persone.

Una perdita che non è soltanto simbolica. Meno audience significa minore valore pubblicitario, minore peso commerciale e un equilibrio economico più fragile per un format che negli ultimi anni è diventato sempre più ambizioso e costoso da produrre.

E i cantanti quanto guadagnano? I cachet previsti

La risposta, paradossalmente, è semplicissima: i cantanti non guadagnano nulla direttamente dall’Eurovision Song Contest. Né Sal Da Vinci né gli altri artisti in gara ricevono cachet, gettoni di presenza o premi economici dalla EBU o dalla ORF austriaca. Lo stesso discorso vale persino per il vincitore finale, che porterà a casa soltanto il celebre microfono di cristallo.

L’Eurovision, infatti, funziona da sempre secondo una logica completamente diversa: il vero valore è la visibilità globale. E la storia recente lo dimostra benissimo. Dopo la vittoria del 2021, i Måneskin hanno moltiplicato ascolti, tournée internazionali e cachet live, trasformando il festival in un trampolino mondiale.

Questo però non significa che partecipare sia gratuito. Anzi. Ogni emittente nazionale deve sostenere costi importanti per iscrizione, logistica, hotel, delegazioni, prove, scenografie e personale tecnico. Per i Paesi del Big Five l’investimento supera spesso i 100mila euro soltanto per la quota di partecipazione.

Anche i presentatori non percepiscono cifre fuori scala rispetto ai grandi show internazionali. La filosofia dell’Eurovision resta infatti quella di un grande evento televisivo collettivo, dove gran parte dei guadagni arriva dopo. E in alcuni casi può cambiare per sempre la carriera di un artista.

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