Nel 2005, pochi avrebbero scommesso su una piccola società di consulenza informatica italiana al 100%. Eppure, se in quell’anno avessi investito 1.000 euro in quell’impresa, quotata a Piazza Affari a fine 2000, oggi avresti circa 178.000 euro.
Per capire come sia possibile questo risultato, bisogna fare un tuffo nel passato. Siamo nel 1996, a Torino. In una città dove l’industria ruota ancora attorno alla Fiat, un ingegnere con le idee molto chiare decide di fondare una società che si occupa di tecnologia e servizi digitali. All’inizio era una piccola realtà, una società di servizi nata con l’obiettivo di aiutare le imprese a entrare nell’era di internet.
Oggi quella società è una multinazionale con oltre 9.000 dipendenti, quotata a Piazza Affari e con un fatturato che ha superato i 2,29 miliardi di euro nel 2024. Numeri che parlano chiaro.
Se nel 2005 avessi creduto in quel progetto e avessi comprato azioni per 1.000 euro, oggi ti ritroveresti con un capitale enorme. Ma chi è l’uomo dietro questa crescita straordinaria? E come ha trasformato un’intuizione in uno dei casi di successo del tech italiano?
Chi è Mario Rizzante
Il suo primo impiego è da elettromeccanico alla Fiat di Mirafiori, addetto alla manutenzione delle centrali termiche. Ma Mario non si accontenta, non vuole fare l’operaio. Di giorno lavora, di notte studia. Si diploma, poi si iscrive all’università e, con straordinario anticipo sui tempi, impara a programmare computer — quando ancora l’informatica è un linguaggio riservato a pochissimi.
La Fiat lo richiama, stavolta come programmatore elettronico. Ma Rizzante ha già lo sguardo rivolto altrove. Nel 1981 fonda la sua prima società, Mesar Team, con l’obiettivo di portare l’informatica nelle fabbriche italiane, anticipando una trasformazione epocale. Intuisce che il software sarà il vero motore dell’industria moderna. Quella prima startup, poi venduta, è la scintilla da cui nascerà una delle tech company più importanti d’Europa.
Nel 1996, infatti, Mario Rizzante fonda la sua seconda impresa, insieme ad alcuni ex soci di Mesar Team: Reply. L’azienda è riuscita a cavalcare l’evoluzione digitale tanto che nel 2007 fatturava già 277 milioni di euro. Nel 2023 il fatturato consolidato ha superato i 2,1 miliardi di euro e nel 2024 ha raggiunto 2,29 miliardi di euro, con sedi in tutta Europa e oltre 9.000 dipendenti.
Una scalata costruita con metodo e visione, partendo da zero. Una storia italiana che, se fosse accaduta in California, sarebbe già diventata una serie Netflix.
Fatturato Reply 2007-2024
Fonte Money.it
E se avessi investito 1.000 euro in Reply nel 2005?
Dopo aver conosciuto la storia dell’azienda e del suo fondatore, rispondiamo alla domanda iniziale: quanti soldi avresti oggi se avessi investito 1.000 euro in Reply nel 2005?
Nel maggio 2005, il titolo Reply valeva circa 3,50 euro. Oggi (maggio 2025), le azioni vengono scambiate a circa 147,50 euro.
Facciamo due conti:
Con 1.000 euro nel 2005, avresti acquistato circa 285 azioni Reply. Nel 2017, tuttavia, il titolo è stato oggetto di frazionamento con rapporto 4 a 1. In pratica, per ogni azione ordinaria posseduta, avresti ricevuto 4 nuove azioni ordinarie, portando il portafoglio a un totale di 1.140 azioni.
Valore attuale delle azioni: 1.140 x 147,50 € = 168.150 €
Altri due calcoli: l’investimento sarebbe cresciuto del +16.815% in 20 anni. Praticamente, ogni euro investito ne avrebbe generati più di 168. Un risultato eccezionale, ancora più impressionante considerando che si tratta di una società italiana e non di una big tech americana.
Grafico mensile azioni Reply
Fonte Tradingview
E questo senza considerare i dividendi distribuiti negli anni, che avrebbero ulteriormente aumentato il rendimento complessivo per altri 9.824 euro:
| Anno | Dividendo | Azioni possedute | Incasso annuale |
|---|---|---|---|
| 2025 | 1,15€ | 1.140 | 1.311€ |
| 2024 | 1€ | 1.140 | 1.140€ |
| 2023 | 1€ | 1.140 | 1.140€ |
| 2023 | 1€ | 1.140 | 1.140€ |
| 2022 | 0,80€ | 1.140 | 855€ |
| 2021 | 0,56€ | 1.140 | 638,40€ |
| 2020 | 0,52€ | 1.140 | 592,80€ |
| 2019 | 0,45€ | 1.140 | 513€ |
| 2018 | 0,35€ | 1.140 | 399€ |
| 2017 | 1,15€ | 285 | 327,75€ |
| 2016 | 1€ | 285 | 285€ |
| 2015 | 0,85€ | 285 | 242,25€ |
| 2014 | 0,70€ | 285 | 199,50€ |
| 2013 | 0,57€ | 285 | 162,45€ |
| 2012 | 0,50€ | 285 | 142,50€ |
| 2011 | 0,45€ | 285 | 128,25 |
| 2010 | 0,35€ | 285 | 99,75€ |
| 2009 | 0,35€ | 285 | 99,75€ |
| 2008 | 0,35€ | 285 | 99,75€ |
| 2007 | 0,28€ | 285 | 79,80€ |
| 2006 | 0,20€ | 285 | 57€ |
| 2005 | 0,30€ | 285 | 85,50€ |
Se consideriamo il flusso di dividendi incassato per tutta la durata dell’investimento (compreso il dividendo 2024 che verrà pagato il prossimo 14 luglio), i 1.000 euro investiti 20 anni fa oggi sarebbero circa 178.000.
| DISCLAIMER Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio. |