Si parla tantissimo in questi giorni del fatto che Elon Musk abbia superato i mille miliardi di dollari di patrimonio personale. I più zelanti si sono subito messi a fare i conti: a spendere un milione di dollari al giorno, ci vorrebbero circa 2.740 anni per finire i soldi.
Quella cifra è più o meno equivalente al PIL intero della Svizzera. Oppure, se volessimo fare un gesto generoso, con 1.304 dollari a testa potremmo alzare la soglia di povertà di tutti i 690 milioni di persone che oggi vivono con meno di 2,15 dollari al giorno, portandola a 5,7. E a Musk avanzerebbero comunque più di 100 miliardi.Da giurista d’impresa, però, credo che lo stupore sia la reazione meno interessante. Il punto vero è un altro: è il sistema giuridico che ha reso possibile tutto questo, e lo ha fatto in nome dell’efficienza.
Come ci siamo arrivati?
Attraverso una serie di strumenti che gli avvocati conoscono bene da decenni. La persona giuridica separa il rischio dal patrimonio personale. La responsabilità limitata permette al socio di dormire sonni tranquilli mentre l’azienda scala a dismisura. Le stock option trasformano guadagni futuri in compensi che non vengono tassati subito. I buyback sostengono i multipli di Borsa. E poi c’è il meccanismo del pegno su azioni, quel trucco elegante che ogni studio legale di una certa levatura padroneggia.
Nel 2022 Musk ha dato in garanzia una montagna di azioni Tesla per finanziare l’acquisto di Twitter senza vendere un solo titolo. Risultato? Zero plusvalenze da dichiarare. Finché non vendi, non paghi le tasse. Se vivi di credito garantito dalle tue quote, il Fisco resta educatamente fuori dalla porta.
ProPublica ha fatto i conti sui 25 americani più ricchi: tra il 2014 e il 2018 la loro aliquota effettiva media è stata del 3,4%. Nello stesso periodo un’azienda media pagava il 14%. Non si tratta di evasione: è semplicemente il Codice Civile 2.0 applicato su scala globale, erede diretto della trickle-down reaganiana e thatcheriana che abbiamo infilato dentro patti parasociali di mezzo mondo.
Nella pratica questo si traduce in aliquote marginali più basse per chi sta in cima, patti di non concorrenza per i rider ventenni che consegnano cibo, arbitrati obbligatori per i dipendenti, liquidation preference per i fondi di venture capital e vesting per chi lavora. Tutto perfettamente legale.I numeri, però, restano impressionanti. Mille miliardi in banconote da un dollaro peserebbero 10 milioni di tonnellate, l’equivalente di 1.600 Tour Eiffel. Se le mettessimo in fila coprirebbero la distanza Terra-Luna per 39 volte. Con quella cifra potresti comprare tutta la Serie A cinque volte e mezzo, o l’intero gruppo Ferrari-Stellantis-Volkswagen e ti avanzerebbe ancora una montagna di soldi.
Potresti estinguere due volte e mezzo il debito argentino o finanziare la NASA per quarant’anni ai livelli attuali di budget.Il nodo giuridico è delicato. L’articolo 41 della nostra Costituzione dice che l’iniziativa economica è libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale. Oggi però manca una metrica, uno strumento legale capace di dire quando un patrimonio grande come quello di uno Stato intero diventa una questione di diritto pubblico.
Perché qui non stiamo più parlando solo di ricchezza: un singolo individuo controlla Starlink (usata da tanti governi), l’AI di xAI, la piazza pubblica di X e lo standard dell’auto elettrica. Il tradizionale consiglio di amministrazione sembra sempre più inadeguato per gestire un potere di questo tipo.Le leve tecniche per intervenire esistono già. Si potrebbe tassare non il possesso, ma la capacità contributiva che si manifesta quando si usano le azioni come garanzia per ottenere debito. Si potrebbe introdurre forme di responsabilità “da super-controllo” per chi governa asset sistemici.
E sarebbe utile un registro unico dei titolari effettivi con sanzioni penali vere, perché il vero caveau oggi sono i trust del Delaware e del South Dakota. Finché non toccheremo questi meccanismi, mille miliardi non sono un’anomalia morale. Sono semplicemente il prodotto conforme alle specifiche che il diritto stesso ha scritto. Il problema è che quelle specifiche premiano all’infinito la scalabilità del capitale e la responsabilità limitata di chi lo possiede. La mano invisibile del mercato sa contare gli zeri meglio di qualunque società di revisione. Ma per contare le persone, per misurare l’impatto sulle vite concrete, serve ancora la mano visibile del diritto. E quella mano, oggi, firma troppo e legifera troppo poco.