Referendum giustizia, cosa si rischia lasciando la scheda bianca? E in quali casi il voto è nullo? Facciamo chiarezza.
Una scheda bianca o nulla può avere un peso diverso a seconda del tipo di consultazione elettorale.
A tal proposito, è importante sottolineare che ai fini del risultato non c’è differenza tra scheda bianca e nulla. Entrambe, infatti, non incidono in alcun modo sul risultato finale del referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo, dal momento che si tratta di una consultazione senza quorum.
Diversamente da quanto accade nei referendum abrogativi, infatti, la validità del voto non dipende dal numero dei partecipanti: il risultato sarà valido a prescindere dall’affluenza.
Pertanto, anche in questo caso cambia poco: tanto le schede bianche quanto le nulle non hanno alcun valore ai fini del risultato finale, con il voto che viene considerato come non espresso.
A tal proposito, quando si va a votare con l’intenzione di esprimere il proprio dissenso verso la riforma lasciando la scheda bianca, oppure facendo in modo che il voto venga annullato, è importante sapere che questa scelta non incide sull’esito del referendum. D’altronde, anche l’astensionismo è una forma di dissenso e – differentemente da quanto sostengono alcune credenze popolari - non ci sono conseguenze per chi non vota.
In alcuni casi però la scheda viene annullata per un errore non commesso volontariamente dall’elettore. Per questo motivo prima di recarsi alle urne è importante informarsi su come votare, così da scongiurare che un errore possa portare all’annullamento della propria preferenza.
Detto ciò, possiamo fare chiarezza su quali sono - se ci sono - le conseguenze del lasciare la scheda in bianco, o comunque cosa succede se - per volontà o per errore - la scheda presenta le caratteristiche per essere considerata nulla. Le risposte a questi dubbi si trovano all’interno del Testo unico delle leggi elettorali, dove vengono definite le regole, particolarmente rigide, a riguardo.
Quando il voto è nullo?
Come prima cosa è bene fare chiarezza su quali sono le caratteristiche che rendono una scheda nulla. Una scheda elettorale si considera nulla quando il voto è stato espresso in modo scorretto oppure quando l’elettore ha scarabocchiato o scritto altri segni al suo interno, per volontà o per errore. Tutto quello che è in più rispetto alla X che va posta sul Sì o sul No può invalidare il voto, in quanto potrebbe rendere la scheda riconoscibile e quindi violare il principio della segretezza.
In particolare, il voto è nullo quando:
- la scheda elettorale presenta segni, sbavature o scritte che la rendono riconoscibile;
-* il voto è espresso a penna;
-* la scheda viene firmata con nome e cognome dall’elettore;
-* l’elettore esprime una volontà non univoca, ad esempio segnando sia il Sì che il No.
Queste schede vengono annullate e considerate invalide e non andranno a pesare sul risultato del referendum.
Votare con scheda bianca
Altra ipotesi è quella delle schede bianche, ossia schede lasciate completamente vuote: questa si considera una forma di astensionismo attivo o di protesta.
Si parla infatti di “astensionismo attivo” quando un elettore si reca alle urne ma sceglie di non esprimere alcuna preferenza. La scheda bianca viene inserita nell’urna nelle stesse condizioni in cui è stata consegnata dagli scrutatori.
Schede bianche e nulle vengono conteggiate?
Nel referendum costituzionale senza quorum né le schede bianche né quelle nulle sono considerate utili ai fini della definizione del risultato finale.
Bisogna quindi smentire alcune credenze diffuse: non è vero che la scheda bianca o nulla venga attribuita automaticamente alla posizione che ottiene la maggioranza dei voti.
Entrambe vengono comunque conteggiate ai fini dell’affluenza elettorale, ma ciò non influisce sulla validità del referendum, che resta tale indipendentemente dal numero dei votanti.
C’è differenza tra lasciare la scheda bianca e non andare a votare?
Nel caso del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, non c’è alcuna differenza tra lasciare la scheda bianca, rendere nullo il voto oppure non recarsi alle urne.
In tutti questi casi, infatti, la propria scelta non incide sul risultato finale. Vale inoltre la pena ricordare che non esiste alcun tipo di sanzione per chi decide di non votare, né si rischia di perdere il diritto di voto in futuro.
Principio del “favor voti”
Ma attenzione. Durante le operazioni di scrutinio si applica il principio del “favor voti”, secondo il quale, in presenza di dubbi sull’interpretazione della scheda, deve essere privilegiata la soluzione che consenta di riconoscere e attribuire il voto piuttosto che annullarlo.
In pratica, se dalla scheda è possibile comprendere in modo chiaro e inequivocabile la volontà dell’elettore - ad esempio perché la X è comunque tracciata in corrispondenza del Sì oppure del No - il voto deve essere considerato valido, anche quando il segno non è perfetto o presenta piccole irregolarità.
Possono quindi essere ritenuti validi casi come una X fuori dal riquadro ma comunque vicina alla scelta indicata, un segno non ben marcato oppure leggermente sbavato. Al contrario, la scheda viene dichiarata nulla quando non è possibile stabilire con certezza l’intenzione dell’elettore, ad esempio in presenza di segni su entrambe le opzioni, scritte che rendono la scheda riconoscibile o altre anomalie che compromettono il principio di segretezza del voto.
Spetta in ogni caso al presidente del seggio, sentiti scrutatori e rappresentanti di lista, decidere se attribuire il voto o annullare la scheda nei casi dubbi.
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