Il VIX è a 19 e Wall Street corregge dai massimi. L’indice della paura non prevede i crolli, ma la statistica dal 1990 dice cosa succede di solito quando si trova a questi livelli.
Quando i mercati salgono, pochi guardano alla volatilità. L’attenzione si concentra sui record degli indici, sui titoli tecnologici, sugli utili societari e sulle decisioni delle banche centrali. Ma quando le Borse iniziano a scendere, un indicatore torna improvvisamente al centro della scena: il VIX, spesso definito «indice della paura».
Il nome è suggestivo, ma può anche trarre in inganno. Il VIX non misura direttamente la paura degli investitori, né prevede con certezza se Wall Street salirà o scenderà nei giorni successivi. Misura qualcosa di più preciso: la volatilità attesa sull’S&P 500 nei successivi 30 giorni, ricavata dai prezzi delle opzioni. In altre parole, indica quanto il mercato è disposto a pagare per proteggersi da movimenti futuri dell’indice americano.
Proprio per questo il VIX è uno strumento interessante, ma va interpretato con cautela. Non è una sfera di cristallo. Non basta vedere un VIX alto per concludere che il mercato debba crollare, così come non basta un VIX basso per pensare che tutto sia tranquillo. Il suo valore emerge soprattutto quando viene letto insieme all’andamento dell’S&P 500 e confrontato con ciò che è accaduto storicamente. [...]
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