Quando il rally perde quota, le banche europee corrono ai ripari. Ecco come

Redazione Money Premium

10/12/2025

Con valutazioni più alte, margini in compressione e investitori più esigenti, saranno cruciali disciplina sul capitale, trasparenza e capacità di allocare risorse con precisione.

Quando il rally perde quota, le banche europee corrono ai ripari. Ecco come

Dopo due anni di corsa quasi ininterrotta, il settore bancario europeo mostra chiari segnali di rallentamento e gli istituti rispondono adottando misure straordinarie volte a sostenere i propri titoli. La combinazione di buyback anticipati, impegni più stringenti sul capitale e nuove guidance sugli utili mostra un’inversione nella dinamica tra banche e investitori: non è più il mercato a inseguire i titoli bancari, ma gli istituti a dover riaffermare la propria capacità di creare valore.

BNP Paribas e Société Générale si sono mosse con particolare aggressività. I due colossi francesi hanno anticipato programmi di riacquisto per un totale di 2,15 miliardi di euro, offrendo liquidità immediata agli azionisti e cercando di ristabilire una narrativa positiva dopo mesi difficili. BNP, in aggiunta, ha fissato un nuovo target di CET1 al 13% con un anno di anticipo: una scelta interpretata dagli analisti come un segnale di solidità patrimoniale e volontà di rafforzare la propria credibilità, soprattutto alla luce delle recenti controversie legali e dell’instabilità politica in Francia.

Il tema del capitale è diventato centrale anche per Deutsche Bank, che ha definito nuovi obiettivi nell’ambito del suo capital markets day: maggiore redditività, crescita più rapida, riduzione dei costi entro il 2028 e una politica di distribuzione più generosa. Tuttavia, il mercato non si è mostrato impressionato, con il titolo in calo di oltre il 7% nella settimana delle comunicazioni. Ciò nonostante, la banca tedesca resta tra le star del 2024, con un apprezzamento del 75% da inizio anno.

L’indice Euro Stoxx Banks, cresciuto più del 60% tra gennaio e metà agosto, ha ora perso slancio, con una performance piatta negli ultimi tre mesi. Molti investitori ritengono che il settore abbia già incorporato gran parte delle buone notizie. Le banche europee — un tempo valutate sotto il valore contabile — sono ora scambiate tra 1,3 e 1,5 volte il book value, con BBVA che arriva a 1,8. Un cambiamento radicale che, tuttavia, riduce la percezione di margini di rialzo.

Il nodo principale resta però la pressione sui margini da interesse. Con i tassi della BCE in calo e una curva dei rendimenti meno favorevole, il net interest income rischia una contrazione più brusca del previsto. Andrea Orcel, CEO di UniCredit, istituto che promette 9,5 miliardi di distribuzioni per il 2025, ha avvertito che gli analisti stanno sottovalutando l’impatto della normalizzazione dei tassi: «Il 2026 sarà più difficile per le banche europee, il margine d’interesse sarà più brutale di quanto il mercato si aspetti».

Diversi gestori stanno diventando più selettivi. I rendimenti del credito bancario, molto interessanti tra 2023 e 2024, ora offrono minori opportunità. E sottolinea un trend crescente: gli istituti statunitensi, in particolare le banche sistemiche, appaiono oggi relativamente più convenienti rispetto alle loro controparti europee.

Nonostante il clima più cauto, molti analisti restano costruttivi. La combinazione di crescita dei prestiti, tassi BCE al 2% — considerati una sorta di “zona Goldilocks” — e curva dei rendimenti moderatamente inclinata suggerisce che le condizioni operative resteranno favorevoli. Inoltre, la debole crescita del credito negli anni passati limita i rischi sulla qualità degli attivi, rendendo improbabile un deterioramento significativo.

Il caso BNP Paribas dimostra però quanto sia cambiato l’umore del mercato. Un anno fa era la banca con la maggiore capitalizzazione dell’Eurozona; oggi è stata superata da Santander, BBVA, UniCredit e Intesa Sanpaolo. Il recente annuncio di rafforzamento patrimoniale ha portato a un immediato recupero del titolo, ma la banca dovrà dimostrare che la nuova fase non è solo reattiva, ma strutturale.

Il settore bancario europeo non è in crisi, ma sta entrando in una fase di maturità in cui la dispersione tra vincitori e perdenti aumenterà. Con valutazioni più alte, margini in compressione e investitori più esigenti, saranno cruciali disciplina sul capitale, trasparenza e capacità di allocare risorse con precisione. Le mosse attuali — dai buyback ai nuovi obiettivi di capitale — sono solo l’inizio di una competizione più selettiva per l’attenzione e la fiducia del mercato.

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