Se non hai pagato queste tasse potresti essere al sicuro da gennaio 2026. Ecco quando e perché.
Chi non ha pagato le tasse dovrebbe regolarizzare la propria posizione, magari con un piano di rientro agevolato o accedendo alle procedure contro il sovraindebitamento. Prim’ancora, però, ci sono due speranze da non perdere: prescrizione e decadenza. Anche se non accade spesso quanto piacerebbe ai contribuenti, i debiti tributari potrebbero svanire soltanto grazie al passare del tempo. Per quanto riguarda la prescrizione, ciò accade se trascorre il periodo fissato dalla legge senza ché il creditore agisca per riscuotere le somme.
Cartelle esattoriali, avvisi di accertamento e atti di pignoramento rientrano infatti tra i cosiddetti atti interruttivi e dalla loro notifica la prescrizione si azzera. La decadenza, invece, si riferisce al periodo massimo di tempo a disposizione dell’amministrazione per eseguire l’accertamento fiscale. Le regole sono molte e talvolta complesse, ma di fatto potrebbe essere possibile non dover più pagare alcune tasse da gennaio 2026.
L’inizio del nuovo anno non è un termine casuale, visto che la prescrizione delle tasse si conta proprio dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui era dovuto il pagamento. La decadenza di molte tasse, invece, coincide con il 31 dicembre di un certo anno. Di conseguenza, il Capodanno può essere una vera manna dal cielo per i debitori, se ve ne sono le condizioni. Si ricorda anche che ciò non vale per le cartelle esattoriali, la cui prescrizione comincia a decorrere già dal giorno successivo a quello di notifica.
Tasse del 2015 e cartelle esattoriali del 2016
La regola generale vuole che i crediti si prescrivano in 10 anni, come accade per buona parte delle tasse, tra cui tutte quelle dovute allo Stato, come:
- imposte di registro;
- tassa di successione e donazione;
- imposta catastale;
- imposta ipotecaria;
- canone Rai;
- diritti delle Camere di commercio;
- Irpef;
- Irap;
- Ires.
Se queste tasse dovevano essere pagate nell’anno 2015 e il Fisco non ha interrotto la prescrizione da gennaio 2026 il debito si considera estinto. Bisogna altrimenti contare il termine decennale dall’atto interruttivo eventuale, ricordando che nel caso delle cartelle esattoriali la decorrenza parte dal giorno successivo alla notifica. Le cartelle riguardanti tasse con prescrizione di 10 anni ricevute nel 2016 si prescrivono quindi nel 2026, a meno che vi siano state interruzioni.
Tasse del 2020 e cartelle esattoriali del 2021
Alcune tasse fanno eccezione e si prescrivono in soli 5 anni, come pure le relative cartelle. Ciò riguarda le tasse dovute agli Enti locali, come:
- Tari;
- Imu;
- Imposta Comunale sulla pubblicità (Icp);
- Tosap;
- Dpa;
- Ipt;
- dichiarazione dei redditi;
- dichiarazione Iva;
- indennità per cessazioni di lavoro;
- tassa di soggiorno;
- sanzioni amministrative;
- sanzioni penali;
- sanzioni tributarie;
- multe stradali.
Chi doveva pagarle nell’anno 2020 può dire loro addio a gennaio 2026, se non ci sono state interruzioni o se l’ultima risale proprio al 2020. Le cartelle esattoriali relative a queste tasse che si prescrivono a gennaio 2026 sono invece quelle notificate nel gennaio 2021. Fa eccezione il bollo auto, che ha una prescrizione di soli 3 anni.
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Tasse non accertate
Il termine generale per le imposte sui redditi impone che l’avviso di accertamento sia notificato al contribuente entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione. Si sale al settimo anno, però, in caso di dichiarazione omessa o nulla. I termini, che subiscono variazioni specifiche a seconda del caso, sono inoltre raddoppiate per i redditi presumibilmente nascosti nei cosiddetti paradisi fiscali all’estero.
Nel complesso, quindi, è bene assicurarsi che la decadenza sia intervenuta o che l’avviso di accertamento ricevuto sia legittimo affidandosi a un avvocato che valuti la situazione specifica. In generale, comunque, chi non ha ricevuto avvisi di accertamento relativi alle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2020 dovrebbe essere al sicuro a gennaio 2026, come pure chi non ha presentato nel 2018 la dichiarazione dovuta.
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