Dimenticatevi per un momento i Koch, i Walton e gli Arnault. All’interno del prestigioso club delle famiglie più ricche del mondo trovano spazio anche i “clan familiari asiatici”, ovvero gli esponenti – nonché attori protagonisti – della continua crescita economica dell’Asia.
Queste dinastie sono a capo di tentacolari conglomerati con tentacoli stretti attorno ai principali settori strategici dei rispettivi Paesi, dalla vendita e distribuzione di prodotti agroalimentari alla lavorazione dei combustibili fossili. Nel 2023, le 15 famiglie più ricche dell’Asia controllavano una ricchezza complessiva dal valore di 400 miliardi di dollari.
Al netto delle variazioni avvenute nei primi due mesi del 2024, nella top 10 troviamo ben tre nuclei familiari indiani, due delle quali sul podio: gli Ambani e i Mistru. Considerando la top 20, non ci sono rappresentanti provenienti dalla Cina continentale, ma trovano spazio varie famiglie di Hong Kong. Vediamo di capire meglio chi sono i Paperoni dell’Asia.
Le tre famiglie più ricche dell’Asia
Il primo posto è appannaggio assoluto degli Ambani, che si sono ripresi alla grande dopo aver fatto i conti con alcune perdite e che mantengono un patrimonio di 102,7 miliardi di euro (più del doppio rispetto a chi occupa il secondo posto della graduatoria).
La ricchezza di questa famiglia indiana proviene conglomerato Reliance Industries con sede a Mumbai. Dhirubhai Ambani, il padre di Mukesh e Anil, iniziò a costruire il precursore di Reliance Industries alla fine degli anni ’50. Dopo la sua morte, avvenuta nel 2002, la sua vedova ha negoziato un accordo tra i suoi figli sul controllo della fortuna di famiglia. Mukesh è ora al timone del conglomerato, che possiede, tra gli altri asset, il più grande complesso di raffinazione petrolifera del mondo.
Il colosso si è espanso nei settori della tecnologia, della vendita al dettaglio e pure in quello dell’energia verde, con i figli del fondatore responsabili delle diverse unità aziendali. Mukesh vive in una villa di 27 piani, in una struttura definita la residenza privata più costosa del mondo.
Al secondo posto troviamo gli Haritono (Indonesia), dinastia che ha accumulato una fortuna di 44,8 miliardi di dollari vendendo sigarette. Come ha spiegato Bloomberg, Oei Wie Gwan acquistò una marca di sigarette nel 1950 e la ribattezzò Djarum. L’azienda è poi cresciuta fino a diventare uno dei più grandi produttori di sigarette in Indonesia e, dopo la morte di Oei nel 1963, i suoi figli hanno diversificato le attività della società investendo nella Bank Central Asia.
Al terzo posto troviamo invece un’altra famiglia indiana: i Mistry (36,2 miliardi di dollari). L’azienda di famiglia fu fondata in India nel 1865, quando il nonno di Pallonji Mistry iniziò un’impresa di costruzioni con un inglese. Shapoorji Pallonji Group ora abbraccia varie aree di business, tra cui l’ingegneria e la costruzione. La maggior parte della fortuna della famiglia non è liquida: è detenuta in Tata Sons, la principale holding dietro Tata Group (che a sua volta controlla Jaguar Land Rover).
Dall’India a Hong Kong: da divengono le dinastie più ricche del continente asiatico
Completano la classifica dedicata alla top 20 delle più ricche famiglie asiatiche i Kwok (Hong Kong, 32,3 miliardi), detentori di Sun Hung Kai Properties, compagnia attiva nel settore immobiliare, i Chearavanont (Thailandia, 31,2 miliardi) alla guida del conglomerato Charoen Pokphand Group, gli Yoovidhya (Thailandia, 30,2 miliardi) con TCP Group (Food & Beverages), i Jindal (India, 27,6 miliardi), alla guida dell’omonimo gruppo industriale Jindal, gli Tsai (Taiwan, 24 miliardi) con Cathay Financial e Fubon Financial, i Cheng (Hong Kong, 23,6 miliardi), con la gioielliera Chow Tai Fook Jewellery e la compagnia immobiliare New World, i Birla (India, 21,8 miliardi), con il conglomerato Aditya Birla Group, i Pao/Woo (Hong Kong, 20,7 miliardi), con BW Group e Wheelock.
E ancora: i Lee (Corea del Sud, 18,2 miliardi), a capo di Samsung, i Bajaj (India, 17,1 miliardi), con l’omonimo conglomerato Bajaj Group, i Kwek/Quek (Singapore, 16 miliardi), con l’immobiliare Hong Leong Group, i Sy (Filippine, 16 miliardi), con il conglomerato Sm, i Kadoorie (Hong Kong, 15,4 miliardi), con l’energy supplier Clp Holdings, i Lee (Hong Kong, 14,3 miliardi), con il retail Lee Kum Kee, i Chirathivat (Thailandia, 14,2 miliardi), a capo del conglomerato Central Group, gli Hinduja (India, 13,9 miliardi), con l’omonimo Hinduja Group presente nel settore finanziario e immobiliare, e i Torii/Saji (Giappone, 13,3 miliardi), presenti nel Food & Beverages con Suntory.
Vale la pena iniziare a prendere confidenza con tutti questi nomi. Alcuni influenzano già la nostra quotidianità attraverso le loro attività economiche. Altri sono pronti invece a ritagliarsi sempre più spazio nel panorama globale.