Ѕсореrtі gіасіmеntі dеl vаlоrе dі mіlіаrdі dі еurо. Mа іl gаѕ аrrіvеrà іn Еurора?

Alessandro Nuzzo

14 Aprile 2026 - 19:45

Nuove importanti scoperte di gas nel cuore dell’Asia centrale e si valuta la costruzione di un gasdotto per trasportarlo in Europa.

Ѕсореrtі gіасіmеntі dеl vаlоrе dі mіlіаrdі dі еurо. Mа іl gаѕ аrrіvеrà іn Еurора?

La guerra in Iran e il blocco dello stretto di Hormuz stanno creando pesanti ripercussioni su tutto il mercato energetico mondiale, non solo su quello petrolifero ma anche su quello del gas. Da quella rotta, infatti, a partire dai Paesi del Golfo transita circa il 30% del fabbisogno mondiale di GNL (gas naturale liquefatto). Di questa quota, circa il 9% viene esportato in Europa, soprattutto dal Qatar. Anche l’Italia importa una quantità significativa di GNL dai Paesi del Golfo: si parla di circa il 10% del totale, con il Qatar che rappresenta circa il 45% del GNL importato nel nostro Paese.

È chiaro quindi che la chiusura dello stretto per un periodo prolungato potrebbe creare seri problemi di approvvigionamento di gas, non solo in Italia ma in tutta Europa. Alla luce delle recenti tensioni geopolitiche diventa quindi fondamentale diversificare le fonti energetiche. Un processo simile è già avvenuto alcuni anni fa, quando la Russia è stata progressivamente estromessa dal commercio energetico europeo e i Paesi dell’Unione hanno dovuto trovare nuove fonti di approvvigionamento di petrolio e gas.

Anche oggi, con uno scenario internazionale sempre più instabile, diventa prioritario individuare nuovi giacimenti di gas e nuovi Paesi pronti a esportare energia verso l’Occidente. In questo contesto assumono particolare rilevanza alcune recenti scoperte effettuate in Asia centrale, in particolare nelle aree di Kazakistan e Uzbekistan. Questi territori sono da tempo considerati ricchi di importanti riserve di gas naturale, ma solo negli ultimi anni sono stati avviati progetti concreti per sfruttarle.

Importanti scoperte in Asia

Nei mesi scorsi diverse società energetiche internazionali hanno firmato accordi di esplorazione con aziende statali locali per individuare nuovi giacimenti. Tra queste figura anche il colosso energetico BP (British Petroleum), che all’inizio di questo mese ha siglato un accordo con la società statale kazaka KazMunayGaz per avviare attività di esplorazione. Parallelamente la multinazionale britannica starebbe conducendo colloqui anche con altre aziende energetiche per entrare nei mercati di Uzbekistan e Azerbaigian, con l’obiettivo di sviluppare nuovi progetti di estrazione nella regione.

Allo stesso tempo, l’Uzbekistan lo scorso anno ha raggiunto un accordo con la compagnia energetica SOCAR per esplorare un’area di circa 1.000 chilometri quadrati e sviluppare un nuovo progetto di estrazione di gas naturale.

Sempre in Kazakistan, inoltre, la società statale KazMunayGaz ha annunciato di aver scoperto un nuovo grande giacimento nella regione di Zhylyoi, con riserve stimate in oltre 20 miliardi di tonnellate di idrocarburi. Una scoperta considerata dagli esperti una delle più importanti degli ultimi anni nell’area del Mar Caspio.

Si valuta la costruzione di un gasdotto

Una volta accertata la presenza di queste risorse energetiche, il passo successivo sarà capire come sfruttarle e soprattutto come trasportarle verso il mercato europeo. Ed è proprio su questo punto che entra in gioco ancora una volta British Petroleum, che starebbe valutando la possibilità di costruire un nuovo corridoio energetico tramite un gasdotto capace di trasportare il gas dal Kazakistan e dal Turkmenistan, passando per l’Azerbaigian, fino all’Europa.

La compagnia britannica può contare sull’esperienza maturata proprio in Azerbaigian, dove negli anni scorsi è stato realizzato un importante gasdotto che già oggi rifornisce diversi Paesi europei. L’idea sarebbe quella di sviluppare un’infrastruttura simile per sfruttare i nuovi giacimenti dell’Asia centrale.

Il progetto, tuttavia, presenta ancora diversi ostacoli. Innanzitutto i rischi geopolitici in una regione storicamente instabile, poi gli elevati costi di realizzazione dell’infrastruttura e infine la necessità di coordinare gli interessi di numerosi Paesi coinvolti.

Se però i nuovi giacimenti verranno definitivamente confermati, il progetto potrebbe entrare in una fase operativa. Un gasdotto diretto dall’Asia centrale verso l’Europa potrebbe trasformare questi Paesi nei nuovi grandi fornitori di gas del continente, proprio in una fase storica in cui gli approvvigionamenti energetici tradizionali stanno diventando sempre più incerti.

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