Quali Paesi hanno la pena di morte? L’elenco completo

Ilena D’Errico

31 Marzo 2026 - 00:46

La pena di morte esiste ancora negli ordinamenti di tanti Paesi e in alcuni luoghi viene anche applicata. Ecco l’elenco completo e le modalità in uso.

Quali Paesi hanno la pena di morte? L’elenco completo

Non soltanto si parla ancora di pena di morte nel 2026, ma bisogna farlo notando un evidente peggioramento. La pena capitale sta invertendo la rotta, anziché diradarsi torna e aumentano anche le esecuzioni. L’anno scorso Trump ha reintrodotto la pena di morte federale, confermando gli Stati Uniti come l’unico Paese occidentale ad averla in vigore. Ma le notizie più attuali ci portano in Israele, dove è stata introdotta una nuova legge che prevede la pena di morte per gli attentati terroristici, ma soltanto quelli compiuti “con l’intento di negare l’esistenza dello stato di Israele”.

Non a caso secondo gli esperti l’esecuzione, prevista con l’impiccagione, può essere riservata soltanto ai palestinesi. E non si tratta “soltanto” di un segnale minatorio, visto che nel mondo l’esecuzione della pena di morte continua e perfino aumenta con le controversie internazionali. Il dialogo delle associazioni, in particolare di Amnesty International, prosegue senza sosta e di fatto sta ottenendo ottimi risultati nei Paesi meno sviluppati. Di seguito una panoramica sulla pena di morte nel mondo, tenendo conto anche dei reati e dell’effettiva applicazione che ne viene fatta.

La pena di morte in Italia

In Italia la condanna a morte non trova spazio nell’ordinamento penale, che attribuisce alla pena innanzitutto una funzione rieducativa e non deve contrariare il senso di umanità costituzionale. Non bisogna guardare alla pena di morte come un passato lontano, visto che la sua abolizione formale è avvenuta soltanto nel 1948, per l’appunto grazie alla Costituzione.

Il processo che ha portato a questo traguardo è stato però graduale e i primi segnali di ridimensionamento si hanno già a partire dal 1889, quando la pena di morte viene abolita nel Regno d’Italia, salvo essere ripristinata nel ventennio fascista, durante il quale si ebbero 118 esecuzioni. Di fatto, l’ultima condanna a morte è stata eseguita nel 1947. Già prima dell’abrogazione definitiva, il d.l.l. n. 224 del 10 agosto 1944 di re Umberto di Savoia riduce notevolmente l’applicazione della massima condanna, limitandoli a reati legati al fascismo e destinandone la competenza ai tribunali militari.

La pena rimane comunque nel Codice penale militare di guerra fino al 1994, per venire poi sostituita con l’ergastolo. Il processo è stato molto lungo, ma ha portato a un’abrogazione definitiva, che per tanti Stati del mondo appare più lontana che mai. Nel 2024 i Paesi che hanno la pena di morte sono molti di più di ciò che si potrebbe pensare, nonostante l’impegno delle Nazioni Unite e delle organizzazioni di pace. Di seguito l’elenco dei Paesi in cui c’è ancora la pena di morte e qualche informazione per contestualizzare.

Quali sono i Paesi con la pena di morte nel 2026

Attualmente, sono più di 50 i Paesi che prevedono ancora la pena di morte nel loro ordinamento penale e la eseguono. Pur non avendo espressamente cancellato la pena capitale, infatti, diversi Paesi l’hanno abolita di fatto non praticandola nelle condanne. Per esempio, diversi Stati degli Usa hanno aderito a moratorie contro l’uso della pena capitale, pur non abolendola. Tra gli Stati che ancora usano la pena di morte rilevano soprattutto la Cina e i paesi afro-asiatici, tra i primi per il numero elevato di esecuzioni.

Per semplificare, si citano soltanto i Paesi con la pena di morte che nel 2026 la praticano ancora per i reati comuni, evidenziando solo quelli particolarmente ingiustificati rispetto alle indicazioni delle Nazioni Unite. Di norma, la pena capitale è prevista per l’omicidio e l’alto tradimento, ma spesso anche per spionaggio e tentativi sovversivi oltre che per crimini sessuali.

  • Algeria;
  • Botswana;
  • Camerun;
  • Comore;
  • Repubblica del Congo;
  • Egitto (anche per traffico di stupefacenti e bestemmia);
  • Etiopia;
  • Gambia;
  • Kenya;
  • Lesotho;
  • Liberia;
  • Libia;
  • Malawi;
  • Mali;
  • Mauritiana (anche per la sodomia);
  • Marocco;
  • Niger;
  • Nigeria (compresa la sodomia, oltre a eventuali specifiche della legge islamica vigente nel Nord);
  • Somalia;
  • Sudan e Sudan del Sud (anche per sodomia, prostituzione e apostasia);
  • eSwatini;
  • Tanzania;
  • Tunisia;
  • Uganda;
    -* Antigua e Barbuda;
  • Bahamas;
  • Barbados;
  • Belize;
  • Dominica;
  • Giamaica;
  • Saint Kitts e Nevis;
  • Saint Lucia;
  • Saint Vincent e Grenadine;
  • Trinidad e Tobago;
  • Turks e Caicos;
  • Stati Uniti, con 25 Stati/territori abolizionisti e la sospensione dell’applicazione federale;
  • Guyana;
  • Perù;
  • Afghanistan (tra cui adulterio, sodomia, apostasia, omosessualità);
  • Arabia Saudita (apostasia, reati di droga, condotta sessuale immorale e stregoneria);
  • Bahrein;
  • Bangladesh (anche per reati di droga);
  • Brueni (anche per il possesso di stupefacenti);
  • Cina, di cui non si dispongono i dati ufficiali;
  • Giordania;
  • India;
  • Indonesia;
  • Iran (tra cui sodomia, terza condanna per uso di alcol, prostituzione reiterata e adulterio);
  • Iraq (anche distribuzione di droga);
  • Israele;
  • Giappone;
  • Corea del Nord;
  • Kuwait (anche per traffico di droga);
  • Laos (per traffico di droga);
  • Libano;
  • Malaysia, dove ne è stata abolita l’obbligatorietà;
  • Maldive;
  • Birmania;
  • Oman;
  • Pakistan (tra cui sodomia);
  • Qatar;
  • Singapore (anche per detenzione di stupefacenti);
  • Sri Lanka;
  • Siria;
  • Taiwan (anche per traffico di droga);
  • Thailandia (tra cui ribellione e traffico di droga);
  • Emirati Arabi Uniti (tra cui reati di droga e omosessualità);
  • Vietnam (tra cui reati di droga e contro il patrimonio);
  • Yemen (tra cui omosessualità e adulterio);
  • Russia, di cui non si dispongono dati ufficiali e con diversi interventi contradditori.

La pena di morte nel mondo

Non è facile trovare dati unitari e completi sulle esecuzioni capitali nel mondo, su cui la maggior parte dei Paesi che le applicano prova a mantenere grande riserbo. Questo perché la pena di morte viene spesso impiegata per ragioni ingiuste anche negli stessi ordinamenti che la prevedono e/o con metodi crudeli. Rileva in proposito il report annuale di Amnesty International, associazione che promuove l’abolizione, al momento disponibile con dati aggiornati al 2024.

Tra i dati presi in considerazione ci sono proprio la frequenza delle esecuzioni e i reati per cui sono previste. Nel complesso, c’è stato un notevole aumento del ricorso a questa pena, tanto che hanno ripreso a usarla anche ordinamenti che da tempo la ignoravano.

Nel dettaglio, la Cina resta il Paese con il maggior numero di esecuzioni del mondo, anche se il numero preciso e le motivazioni restano coperte dal segreto di stato. Le condanne note, comunque, riguardano reati di vario genere, anche di tipo matrimoniale e le modalità sono la fucilazione o l’iniezione letale. Si parla in ogni caso di un migliaio di uccisioni ogni anno. Nel complesso, comunque, nel 2024 si è registrato un ulteriore aumento delle esecuzioni (1.518, ossia il +32%) con un totale di 28.085 persone condannate a morte.

La classifica, che non tiene conto della Palestina di cui non si dispongono dati a causa della guerra, né del Vietnam, vede dopo la Cina l’Iran, con più di 927 esecuzioni (anche con metodi come la lapidazione e l’impiccagione). Seguono l’Arabia Saudita (327 esecuzioni), l’Iraq (più di 63) e lo Yemen (più di 38). A livello globale si sono inoltre verificate circa 700 esecuzioni in violazione al diritto internazionale, ossia per reati legati alla droga, pubbliche o per crimini commessi durante la minore età.

Sono però diminuite leggermente le condanne, mentre 18 Paesi hanno registrato commutazioni o condoni. Tra i metodi usati nel mondo, inoltre, si trovano iniezione letale, impiccagione, decapitazione, fucilazione e asfissia con gas azoto. Nel report regionale, vediamo che l’Asia-Pacifico è l’area peggiore ma anche quella che ha registrato dei lievi miglioramenti, mentre le Americhe vedono un peggioramento sensibile a causa delle ripresa delle condanne e delle esecuzioni negli Stati Uniti. Esecuzioni e condanne sono aumentate del 34% in Medio Oriente e Nord Africa, mentre sono diminuite del 10% nell’Africa Subsahariana. Quest’ultima vede l’impegno verso l’abolizione di molti Paesi, ma Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo e Nigeria remano contro.

Non solo, si stima che quasi il 40% delle condanne a morte eseguite sia relativo ai diritti legati alla droga. Molti paesi islamici prevedono la pena di morte anche per la blasfemia e l’apostasia, talvolta perfino per l’adulterio e l’omosessualità. In ogni caso, la maggior parte dei Paesi con la pena di morte ha registrato un aumento delle esecuzioni, che sono ricominciate anche in:

  • Afghanistan;
  • Kuwait;
  • Myanmar;
  • Palestina;
  • Singapore.

L’abolizione della pena di morte, fortemente sollecitata dalle Nazioni Unite, sta gradualmente prendendo piede, nonostante le tendenze. Già nel 2022, alcuni Stati hanno abolito la pena capitale per tutti i reati, si tratta di:

  • Kazakistan;
  • Papua Nuova Guinea;
  • Repubblica Centrafricana;
  • Sierra Leone.

La Guinea Equatoriale ha abolito la pena di morte per i reati comuni. Nel complesso, molti Paesi stanno muovendo i primi passi in questa direzione, fra cui le Isole Maldive, lo Sri Lanka (che hanno annunciato la sospensione delle esecuzioni), la Malesia, il Ghana e la Liberia, che stanno affrontando iniziative legislative apposite.

Il dialogo di Amnesty International sta funzionando soprattutto in Kenya, Zimbabwe e Gambia, dove comunque negli ultimi 10 anni non sono state eseguite condanne a morte e anzi diverse pene sono state commutate. Lo Zimbabwe ha addirittura abolito definitivamente la pena capitale, precisamente il 31 dicembre 2024, diventando il 30° Paese africano ad abolire ufficialmente questa pena (dopo averla precedentemente eliminata per i reati comuni).

Il problema della pena di morte resta piuttosto complesso, ma dal punto di vista funzionale i dati non mostrano che sia un deterrente efficace. In secondo luogo, laddove non c’è apertura verso pene differenti, è comunque importante rivedere i metodi di esecuzione, che non dovrebbero perlomeno causare sofferenza e agonia nel condannato. Anche sotto questo profilo, in diversi Paesi c’è ancora molto da fare (si pensi alla lapidazione in Arabia Saudita).

Dopo gli Stati Uniti, Israele

Lo Zimbabwe abolisce del tutto la pena di morte, mentre gli Stati Uniti la ripristinano a livello federale. Non c’è una correlazione diretta tra le due decisioni, ma considerando la diversità intrinseca tra i due territori è impossibile non fare un confronto. Inutile sottolineare che lo Zimbabwe è un Paese infinitamente più piccolo e povero rispetto al gigante a stelle e strisce. Lo Stato africano sta attraversando tuttora importanti difficoltà a livello politico e sociale, condizioni che hanno portato a disordini notevoli e spianato le strade a meccanismi come la repressione di massa. Proprio gli Stati Uniti hanno sanzionato lo Zimbabwe per le violazioni dei diritti umani e la corruzione governativa, interrompendo il programma dopo decenni durante l’amministrazione Biden.

Oggi lo Zimbabwe saluta la pena capitale, mentre negli Stati Uniti si procede per il verso opposto. Il tycoon ha infatti stabilito che la pena di morte federale sarà ripristinata: il procuratore generale potrà chiederla “indipendentemente da altre fattori” per l’uccisione di un agente di polizia, i reati capitali commessi da stranieri irregolari e altri crimini considerati molto gravi. Nulla cambia nella normativa dei singoli Stati, molti dei quali continuano a mettere in pratica le esecuzioni. Queste ultime avranno inevitabilmente una spinta considerata la politica del nuovo presidente, che nel corso del primo mandato ha dato il via proprio alla loro ripresa dopo 17 anni di sospensione. Ad oggi gli Stati Uniti sono per il 16° anno consecutivo l’unica nazione dell’area a prevedere e applicare la pena di morte, un primato che a livello europeo spetta solo alla Bielorussia (una condanna non eseguita per la grazia nel 2024).

Ma come anticipato, il ricorso alla pena di morte aumenta in concomitanza con la guerra e le repressioni. Emblematico il caso di Israele, che per i soli terroristi contro l’esistenza dello Stato israeliano prevede l’impiccagione entro 180 giorni dalla decisione della giuria a maggioranza semplice. Non è retroattiva, essendo riservata a condanne future, ma porta il Paese indietro di decenni. Anche se la pena capitale esiste formalmente nell’ordinamento israeliano, infatti, non viene applicata dal 1962. Questo uso, peraltro con il ricorso estremamente semplificato, è un’enorme minaccia.

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