Nel mercato social-driven, nessuno più guarda ai futures. Anzitutto, si guarda a Twitter. E quando il trend topic torna a essere il Covid, allora occorre seguire l’esempio del network di Elon Musk e applicare una bella spunta blu all’ennesima smentita del rasoio di Occam sfoderato nei mesi passati dai cacciatori di complotti: casualmente, la pandemia sembra tornata. Proprio a ridosso di una recessione, proprio mentre i tassi cominciano a fare male sul serio, proprio quando occorre un alibi. E i cattivi comunisti cinesi, in tal senso, vantano il physique du role.
Chiaramente, ora vivremo l’ennesima nemesi. Perché in un mondo in cui far notare come le emergenze globali si presentino con ciclicità sempre sovrapponibile ai punti di svolta del mercato equivale a essere tacciati di venerazione della Spectre, ora i medesimi razionalisti si lanceranno in voli pindarici su nuovi, apocalittici esperimenti di guerra biologica cinese per giustificare i contagi alle stelle, i tamponi alle frontiere aeroportuali dell’Occidente minacciato e i rischi di quarantena. E, magari, nuovi lockdown.
Solito copione. Il quale, per ora, pare in stand-by a livello di prezzatura di mercato. Questo grafico
Andamento delle prezzature futures sulle prospettive dei tassi statunitensi
Fonte: Bloomberg/Zerohedge
mostra infatti come gli investitori stiano incorporando più la fine delle restrizioni interne cinesi che il nuovo stato di pre-allarme fra Usa ed Europa. Insomma, se Pechino lascia circolare il virus, il timore è quello di un’immunità di gregge che spingerà verso una riapertura totale del Dragone, quindi una potenziale impennata inflazionistica da domanda. La quale, ovviamente, richiederà tassi ancora in rialzo per essere contrastata.
Non a caso, il tasso neutrale della Fed è risalito al 5%, mentre le aspettative di un primo taglio nella seconda metà del 2023 sono crollate, insieme al loro ruolo di pivot del mercato. Ma ecco che in contemporanea, la prima giornata di contrattazioni post-natalizie ha portato in dote questo:
Andamento del titolo Tesla
Fonte: Bloomberg/Zerohedge
Andamento del titolo Apple
Fonte: Bloomberg/Zerohedge
Andamento del titolo Meta
Fonte: Bloomberg/Zerohedge
Tesla ha segnato un altro -10%, arrivando a 6 giorni di calo consecutivi (peggior striscia dal 2018) e a 9 degli ultimi 10. Ma, soprattutto, con un livello RSI (Relative Straight Index) a 17, il più oversold della storia. Contemporaneamente, Apple ha registrato il -29% dai massimi, toccando un livello al di sotto del supporto raggiunto nel giugno scorso e ai minimi dal giugno 2021. Infine, Meta ha festeggiato il -70% dai massimi. A completamento del quadro, il rendimento del Treasury a 30 anni è tornato a flirtare con il 4%, segnando un +50 punti base dai minimi di inizio dicembre.
Per quanto dinamiche simili possono gestire una Fed che aumenti ulteriormente i tassi, di fatto mettendo in conto anche un progressivo drenaggio di liquidità legato al QT? Fino a una versione 2.0 del settembre 2019, quando l’esplosione dei tassi repo costrinse la stessa Fed a iniettare qualche trilione al giorno fino al marzo successivo?
Perché se qualcuno se lo fosse scordato o preferisse ignorare la correlazione, bollandola per dietrologia, a porre fine alle operazioni speciali di rifinanziamento della Fed di New York fu l’esplosione della pandemia a marzo 2020. E l’attivazione dei conseguenti programmi espansivi di contrasto alla pandemia. Ovviamente, solo coincidenze. O complottismi.
Certo, stante i livelli raggiunti dal rendimento del Btp decennale benchmark e i proclami bellicosi della Bce sui tassi, una bella fortuna anche per il governo Meloni. Il quale, se si vedesse suo malgrado costretto a imporre qualche restrizione in ossequio alla nuova emergenza globale, forse non disdegnerebbe piazze vuote la prossima primavera. Quando la gente, magari costretta a casa, si renderà conto che in Manovra, i Comuni italiani avevano a disposizione 400 milioni per i servizi ai cittadini. La metà di quanto stanziato per sanare i debiti della serie A.