Contratto di Governo M5S-Lega: il programma per la (Buona) Scuola

Nel contratto di Governo M5S-Lega c’è la revisione della Buona Scuola: ecco quali provvedimenti saranno aboliti e quali novità attendono studenti e insegnanti.

Contratto di Governo M5S-Lega: il programma per la (Buona) Scuola

Movimento 5 Stelle e Lega hanno concluso il contratto di Governo; un programma di 40 pagine nel quale sono presenti anche novità per la Scuola.

Quindi, nonostante le polemiche di questi giorni (ricorderete certamente l’appello fatto dall’ex deputata grillina Silvia Chimienti, secondo la quale M5S e Lega non sono compatibili per quel che riguarda il programma Scuola), Salvini e Di Maio - supportati dai loro esperti in materia - hanno raggiunto un accordo che servirà da base per una nuova riforma del comparto Istruzione e Ricerca.

Una riforma necessaria visto che in questi anni la scuola italiana ha vissuto momenti di “grave difficoltà”, causati da “politiche dei tagli lineari e del risparmio”.

Secondo quanto si legge nel contratto di Governo M5S-Lega, è arrivato il momento che l’istruzione “torni al centro del nostro sistema Paese”, garantendo una buona qualità dell’insegnamento fin dai primi anni di scuola, elemento imprescindibile per dare una corretta formazione agli studenti italiani.

Al centro del programma c’è la revisione della Buona Scuola, la riforma attuata dal Governo Renzi con l’approvazione della Legge 107/2015. Ma in che modo questo piano verrà realizzato? E quali saranno i primi provvedimenti ad essere “smantellati”? Scopriamolo.

Così sarà cancellata la Buona Scuola

La Scuola italiana deve tornare ad essere al centro del Paese e per farlo bisognerà ripartire innanzitutto dai nostri docenti. È necessario un cambio di rotta e ciò sarà possibile superando “con urgenza” le riforme che hanno coinvolto il mondo della scuola, poiché queste si sono rivelate “insufficienti e spesso inadeguate”.

Per superare la Buona Scuola si dovrà intervenire su:

  • il fenomeno delle classi pollaio;
  • edilizia scolastica;
  • graduatorie e titoli per l’insegnamento;
  • rivedere l’alternanza scuola-lavoro;
  • superamento della possibilità della chiamata diretta da parte del Dirigente Scolastico, uno strumento “tanto inutile quanto dannoso”.

Piano assunzioni insegnanti

Un altro problema storico della Scuola italiana è quello dell’eccessiva precarizzazione del personale della scuola.

Per risolverlo bisognerà riformare nuovamente il sistema di reclutamento dei docenti, trovando una soluzione che garantisca il superamento delle criticità che hanno caratterizzato questi anni così da realizzare un sistema di formazione che sia finalmente efficace.

Naturalmente questa riforma non verrà attuata dall’oggi al domani poiché sarà prevista una fase transitoria.

Inoltre, come si legge nel contratto di Governo, “saranno introdotti nuovi strumenti che tengano conto del legame dei docenti con il loro territorio affrontando all’origine il problema dei trasferimenti (ormai a livelli record) che non consentono un’adeguata continuità didattica”.

A tal proposito una novità molto importante potrebbe essere quella della regionalizzazione dei concorsi per il reclutamento di personale della scuola.

Un’idea fortemente sponsorizzata da Mario Pittoni - responsabile scuola per la Lega - nel corso della campagna elettorale: nel dettaglio, seguendo l’esempio della Germania, anche in Italia il reclutamento docenti non avverrebbe su base nazionale bensì regionale. Sarebbe il docente quindi a scegliere per quale Regione proporsi per diventare di ruolo.

Per maggiori informazioni vi consigliamo di leggere la nostra intervista a Mario Pittoni nella quale questo ci ha spiegato nel dettaglio la sua idea.

Infine bisognerà prestare particolare attenzione al problema delle maestre diplomate, anche se nel contratto non viene specificata la soluzione che verrà presa per salvaguardare la loro carriera.

Inclusione alunni

Infine nel contratto di Governo si legge che la scuola per funzionare dovrebbe garantire l’inclusione di tutti gli alunni, con maggiore attenzione - naturalmente - per coloro che presentano disabilità più o meno gravi. È a questi, infatti, che va garantito lo stesso insegnante per l’intero ciclo, tutelando così la continuità didattica.

Sarà importante riformare la Scuola in modo da renderla capace di limitare la dispersione scolastica che - si legge nell’accordo - “in alcune Regioni raggiunge percentuali non più accettabili”.

Inoltre, visto che la “cultura rappresenta un mondo in continua evoluzione” è fondamentale che anche gli studenti italiani rimangano al passo con le evoluzioni culturali e scientifiche.

Per rendere possibile il raggiungimento di questo ambizioso obiettivo bisognerà garantire una formazione continua ai docenti, permettendo loro di “implementare adeguate competenze nella gestione degli alunni con disabilità e difficoltà di apprendimento”.

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