Private credit: cosa si nasconde dietro la promessa di stabilità e rendimento?

Guido Giaume

25 Novembre 2025 - 07:12

Il private credit è una delle asset class più discusse del momento. Ma queste promesse reggono davvero alla prova dei fatti?

Private credit: cosa si nasconde dietro la promessa di stabilità e rendimento?

Il private credit è una delle asset class più discusse del momento. Presentato come alternativa interessante alle obbligazioni tradizionali, promette rendimenti elevati, volatilità contenuta e una protezione superiore contro i rischi di mercato. Ma queste promesse reggono davvero alla prova dei fatti?

Un’analisi di Morningstar pubblicata di recente smonta, punto per punto, molte delle narrazioni prevalenti nei materiali promozionali dei fondi specializzati. L’approccio dell’analisi non è polemico: intende invece riportare ordine e chiarezza in un campo dove il marketing tende spesso a semplificare eccessivamente realtà complesse.

Uno dei principali argomenti di vendita è la presunta bassa volatilità dei prodotti di private credit. Tuttavia, secondo Morningstar, questa stabilità è in gran parte illusoria. A differenza dei titoli pubblicamente scambiati, i prestiti privati non sono oggetto di negoziazione quotidiana, e quindi non vengono valutati di continuo dal mercato.
Questo effetto di “calma apparente” è stato definito “volatility laundering”: un processo per cui la mancanza di trasparenza sui prezzi genera l’illusione di una stabilità che non riflette il rischio reale. Quando i mercati pubblici sono scossi, anche i prestiti privati possono subire gli stessi impatti economici, pur senza che il loro valore venga immediatamente corretto.
Spesso si sente dire che il private credit rappresenta una buona leva di diversificazione per i portafogli. Ma Morningstar invita a una visione più prudente. In realtà, le aziende che emettono debito privato appartengono spesso agli stessi settori di quelle che operano nel mercato obbligazionario pubblico.

Anche se esistono eccezioni — come progetti in settori emergenti o modelli di business particolari — nella maggior parte dei casi il profilo di rischio macroeconomico è condiviso. Ciò significa che, in fase di stress sistemico, la correlazione con altri asset tende ad aumentare, riducendo i presunti benefici.

Un altro mito riguarda il minor rischio associato al private credit rispetto, per esempio, agli high yield bond. Eppure, la maggior parte delle emissioni nel settore privato proviene da aziende non classificate o con rating basso. E i tassi d’interesse elevati offerti non sono un premio per la stabilità, ma il prezzo richiesto per compensare il rischio percepito.
Il caso della recente bancarotta del fornitore automobilistico First Brands lo dimostra chiaramente. I titoli in portafoglio hanno perso valore in modo significativo, dimostrando che il private credit non è immune dalle dinamiche di rischio tipiche del debito ad alto rendimento.

I gestori mettono spesso l’accento sulla presenza di collaterali e covenant come strumenti di contenimento del rischio. È vero: in caso di default, questi meccanismi possono ridurre le perdite effettive. Ma è importante distinguere tra riduzione del danno e prevenzione.
Le garanzie non impediscono il default, e la loro efficacia dipende dalla qualità degli asset sottostanti e dalla capacità di escussione. Inoltre, la presenza di covenant rigidi non è una garanzia assoluta di comportamento virtuoso da parte dell’emittente, soprattutto in mercati poco trasparenti.

Infine, molti strumenti di private credit prevedono cedole a tasso variabile, che si adeguano periodicamente ai tassi di interesse di mercato. Questo meccanismo ha effettivamente protetto gli investitori durante i rialzi del 2022 e 2023.
Tuttavia, come ricorda Morningstar, si tratta di una protezione non simmetrica. Quando i tassi scendono, questi strumenti non beneficiano dell’aumento di prezzo tipico delle obbligazioni a tasso fisso. E se i tassi restano elevati a lungo, la pressione sul servizio del debito per le aziende emittenti può crescere fino a renderlo insostenibile.

Il private credit ha sicuramente un ruolo da giocare nei portafogli più sofisticati. Offre accesso a opportunità non disponibili nei mercati tradizionali e può generare flussi di reddito interessanti. Tuttavia, i rischi sono reali, e il modo in cui vengono comunicati al pubblico merita un esame critico.
La selezione del fondo giusto richiede tempo, competenza e trasparenza sui costi e sulle strategie adottate.