Prezzo del petrolio: lo slancio si sta esaurendo? Parla l’AIE

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE) è “improbabile” che il prezzo del petrolio aumenti come ha fatto a partire dalla metà del 2017. Ma ci sono dei rischi.

Prezzo del petrolio: lo slancio si sta esaurendo? Parla l'AIE

Secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), il recente balzo del prezzo del petrolio potrebbe iniziare ad affievolirsi.

Dichiarazioni, queste, che hanno contribuito ad allentare i timori legati a un rialzo in tale da ridurre la domanda e minacciare la crescita economica globale.

Nel suo report mensile l’organizzazione ha scartato nettamente l’ipotesi di un aumento del prezzo del petrolio così repentino come quello osservato a partire dalla metà del 2017, e ha quindi allontanato l’ipotesi di una progressiva riduzione della domanda.

L’aumento delle quotazioni ha generato dubbi sulla resistenza della stessa domanda, ma l’AIE ha lasciato sostanzialmente invariate le sue previsioni di crescita per il 2019, a 1,4 milioni di barili al giorno - un numero simile a quello di quest’anno.

Tuttavia, ha segnalato alcuni rischi al ribasso per le prospettive della domanda, tra cui la possibilità di prezzi più elevati, un calo della fiducia economica, protezionismo commerciale e un ulteriore rafforzamento del dollaro.

AIE: in aumento produzione non OPEC nel 2018, crescita “eccezionale” nel 2019

In termini di offerta, l’AIE ha rivisto al rialzo la crescita della produzione dei Paesi non OPEC nel 2018 a 2 milioni di barili al giorno, e prevede per il 2019 anche quella che ha definito una “crescita eccezionale” delle forniture di petrolio di 1,7 milioni di barili al giorno. La maggior parte di quella crescita di offerta non OPEC verrà dagli Stati Uniti secondo l’organizzazione.

Il report, si noti, giunge in un momento particolare per il mercato, in attesa di conoscere in che modo i produttori cambieranno la propria strategia e le proprie quote produttive.

I Paesi OPEC e non OPEC, inclusa la Russia, continuano a tener fede all’accordo che gli impone di frenare l’offerta; una strategia che sembra aver funzionato con Brent e WTI, che ora scambiano rispettivamente 75 e 66 dollari.

La paura è quella di una salita dei prezzi in caso dell’interruzione delle forniture di greggio da Venezuela e Iran. Il primo è nel bel mezzo di una grave crisi economica e il secondo sta affrontando una nuova ondata di sanzioni dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare iraniano.

Meeting del 22 giugno: si prevedono discussioni tese

Il 22 giugno si terrà a Vienna quello che si annuncia un tesissimo meeting OPEC. Le discussioni - che ruoteranno attorno alla possibilità di aumentare la produzione o mantenere l’offerta così com’è - potrebbero essere tutt’altro che tranquille. All’orizzonte anche il problema della concorrenza dei produttori statunitensi di shale e la scarsa disponibilità a cedergli più quote di mercato.

A quanto sembra, Arabia Saudita e Russia sono pronte ad aumentare l’output di petrolio, mentre altri Paesi come Iran e Iraq sono contrari a una mossa simile.
A tal proposito L’AIE - specificando che non si tratta di una previsione - ha chiarito la sua impressione: entro la fine del prossimo anno la produzione da questi due Paesi potrebbe calare di 1,5 milioni di barili al giorno rispetto a oggi, ma ha anche aggiunto che i produttori OPEC del Medio Oriente potrebbero compensare questa perdita e aumentare la produzione di circa 1,1 milioni di barili al giorno:

“Potrebbe anche aumentare la produzione dalla Russia oltre la crescita già prefigurata nei nostri numeri di fornitura dei Paesi non OPEC del 2019”.

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Brent WTI Petrolio AIE

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