Petrolio: il prossimo meeting OPEC sarà il più difficile dal 2011

Perché il meeting OPEC del 22 giugno potrebbe essere il più teso dal 2011, tra aumento della produzione e necessità di stabilizzare il prezzo del petrolio.

Petrolio: il prossimo meeting OPEC sarà il più difficile dal 2011

Il prossimo meeting OPEC, al quale parteciperanno anche i Paesi produttori di petrolio che non fanno parte dell’organizzazione, inclusa la Russia, potrebbe essere uno dei più tesi degli ultimi anni, con interessi in contrasto e diverse richieste in gioco.

È quanto pensano gli esperti del mercato petrolifero riguardo l’incontro che si terrà a Vienna il 22 giugno, quando al centro dell’agenda ci saranno le politiche produttive dell’OPEC: se aumentare la produzione o mantenere l’offerta così com’è.

A quanto sembra, Arabia Saudita e Russia sono pronte ad aumentare l’output di petrolio, mentre altri Paesi come Iran e Iraq sono contrari a una mossa simile. Con questi presupposti, le discussioni potrebbero non essere affatto tranquille.

A sottolinearlo anche Eugen Weinberg di Commerzbank, pronto a spiegare che le opinioni sulla produzione sono opposte e potrebbero causare più di un problema in quello che si preannuncia “uno dei peggiori incontri OPEC dal 2011”.

La riunione del 2011 fu infatti caratterizzata da aspre discussioni tra i membri dell’organizzazione e pareri discordanti sul modo di far fronte all’alto prezzo del petrolio (allora a quota 118 dollari al barile) incrementando la produzione.
I Paesi del Golfo volevano aumentare l’output per diminuire i prezzi, ma erano in minoranza rispetto ad altri membri dell’OPEC, tra cui Iran e Venezuela, che volevano mantenere stabile l’offerta. Allora l’Arabia Saudita descrisse il vertice come uno dei peggiori a cui avesse mai partecipato.

Ora l’OPEC proverà a trovare una soluzione, ma è molto difficile che si giunga a un accordo in un momento simile secondo Weinberg:

“Penso che l’OPEC proverà in qualche modo a gestire l’attuale situazione, ma sarà molto difficile visti i pareri discordanti e i punti di vista opposti tra Paesi che non hanno capacità di riserva come Iran e Iraq - che stanno quindi spingendo affinché non ci sia nessun aumento della produzione - e altri come la Russia, l’Arabia Saudita e il Kuwait, che hanno la suddetta capacità e vogliono incrementare la produzione”.

Meeting OPEC, la priorità è rassicurare i consumatori

L’incontro del 22 giugno vedrà i funzionari dei 14 paesi membri dell’OPEC incontrarsi con la Russia, produttore esterno al Cartello, per decidere cosa fare dopo la scadenza, a fine 2018, dell’accordo che stabilisce diversi tagli alla produzione di petrolio volti a sostenere i prezzi.

L’incontro va in scena proprio in un momento in cui il governo degli Stati Uniti sta facendo pressioni affinché l’Arabia Saudita e gli altri membri dell’OPEC aumentino la produzione di petrolio. Ad aprile, il presidente Donald Trump si è scagliato contro l’aumento del prezzo, che ha colpito duramente i consumatori americani. In più Steven Mnuchin, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, ha dichiarato il mese scorso che Washington sta facendo di tutto per convincere i Paesi produttori ad aumentare l’offerta e attenuare l’impatto delle imminenti sanzioni contro l’Iran.

Le preoccupazioni arrivano anche dalla minore produzione dal Venezuela - membro OPEC - nel bel mezzo di una crisi economica e politica. Visti i timori per la mancanza di petrolio di alcuni tra i più importanti produttori, l’Arabia Saudita e la Russia hanno annunciato la possibilità di rilanciare gradualmente la produzione nella seconda metà dell’anno, cosa che probabilmente porterebbe il prezzo a diminuire.

Il ministro del petrolio Khalid Al-Falih, ha dichiarato a maggio che l’Arabia Saudita vive le stesse preoccupazioni dei Paesi consumatori. I suoi commenti sono stati ripresi dal ministro dell’energia russo Alexander Novak, il quale ha affermato che Mosca è pronta ad aumentare la produzione. Ma Novak ha anche aggiunto che è cruciale prendere una decisione alla riunione dell’OPEC; decisione che dovrebbe essere unanime.
Ora i ministri dovrebbero incontrarsi il 14 giugno, in vista del summit ufficiale dell’OPEC del 22.

Il compromesso sulla produzione in vigore da novembre del 2016 tra Paesi OPEC e non OPEC ha sicuramente funzionato nell’aumentare i prezzi, partiti dai minimi di circa 25 dollari al barile del 2014 - quando l’eccesso di offerta globale aveva colpito nel segno - e arrivati oggi a circa 75 dollari per il Brent e 65 per il WTI.

Secondo Weinberg è probabile che nel meeting OPEC del 22 giugno i produttori cercheranno di rassicurare i consumatori e si diranno pronti ad aumentare la produzione in caso di ritiro del petrolio iraniano dal mercato:

“Se l’aumento della produzione non sarà superiore ai 500.000 barili al giorno, il mercato rimarrà deluso e aumenterà i prezzi. Eppure credo che quello che accadrà davvero è che le nazioni del Golfo, così come la Russia, rassicureranno i consumatori che - malgrado le possibili sanzioni iraniane - nel quarto trimestre soddisferanno le esigenze del cliente”.

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