Petrolio soffre, quotazioni in calo: i motivi

Il prezzo del petrolio inciampa e cade: occhi sulla produzione saudita e sulla guerra commerciale USA-Cina

Petrolio soffre, quotazioni in calo: i motivi

Il prezzo del petrolio di nuovo protagonista indiscusso del mercato.

Nelle ultime ore le quotazioni di WTI e Brent hanno imboccato la via del ribasso, spinte inizialmente dalle ultime dichiarazioni di Donald Trump sulla guerra commerciale USA-Cina.

In seguito, alcuni report provenienti dall’Arabia Saudita hanno fatto ben sperare nella piena ripresa dell’attività produttiva, praticamente dimezzata dopo gli attacchi ai danni di alcuni impianti. Il prezzo del petrolio ha accentuato i ribassi ed è arrivato a perdere più del singolo punto percentuale.

Prezzo del petrolio: speranze dall’Arabia Saudita

Le ultime notizie relative ai ritmi produttivi di Saudi Aramco (la compagnia statale colpita dagli attacchi del 14 settembre) sono state rese note qualche minuto fa da alcune fonti anonime ascoltate da Reuters.

Stando a quanto riportato, il colosso petrolifero avrebbe già recuperato buona parte delle sue capacità e sarebbe tornato a pompare sul mercato 11,3 milioni di barili al giorno. Il tutto, si noti, con una settimana d’anticipo rispetto alla tabella di marcia.

Un’ottima notizia per il prezzo del petrolio che aveva iniziato a valutare un’interruzione molto più duratura, persino superiore alle sei settimane.

Gli stessi analisti di Goldman Sachs avevano dipinto un quadro più cupo e avevano stimato guadagni di diversa entità a seconda dei tempi di stop:

  • Inferiore ai 7 giorni: +3/5 dollari
  • Dalle 2 alle 6 settimane: +5/14 dollari
  • Superiore alle 6 settimane: boom oltre i $75.

Le dichiarazioni di Trump

A favorire la discesa delle quotazioni sono stati anche i commenti di Donald Trump, che ha offuscato il recente ottimismo sulla guerra commerciale USA-Cina e ha nuovamente portato il mercato a prezzare un calo della domanda.

L’inquilino della Casa Bianca ha criticato le pratiche asiatiche in occasione dell’ultima Assemblea Generale dell’ONU e si è detto intenzionato a rifiutare qualsiasi bad deal.

Le conseguenti preoccupazioni sulla crescita globale hanno fatto il resto. La Cina d’altronde è la seconda importatrice al mondo (e la seconda consumatrice) di greggio.

Messo al muro dai timori commerciali e dalla ripresa della produzione saudita, il prezzo del petrolio WTI sta perdendo l’1,35% su quota $56,5, mentre la quotazione del Brent sta scendendo dell’1,5% su quota $62,1.

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