Continua a salire la febbre per l’argento, con i prezzi del contratto spot che inanellano nuovi massimi storici, dopo essere volati nella giornata di ieri del 4% a $60,52 l’oncia.
In attesa del grande market mover di oggi, ovvero della decisione sui tassi USA che sarà annunciata dalla Federal Reserve alle 20 ora italiana, le quotazioni dell’argento puntano ancora più in alto, avvicinandosi anche a quota $62 all’oncia, valore che conferma un rally superiore a +110% YTD, ovvero dall’inizio del 2025.
A far scattare i buy sul metallo prezioso sono proprio le aspettative sul verdetto sui tassi che sarà emanato dalla Fed di Jerome Powell nella giornata di oggi e che - concordano gli analisti e gli stessi mercati - si sostanzierà in un nuovo taglio: il terzo consecutivo da quando il FOMC, il braccio dell’istituzione, ha ripreso ad allentare la politica monetaria degli Stati Uniti nel meeting di settembre, dopo essere rimasto con le mani in mano in tutte le precedenti riunioni del 2025.
L’attesa di una politica monetaria più espansiva da parte delle banche centrali tende ad aumentare l’appetibilità di oro e argento: essendo asset privi di rendimento, i due metalli non risentono infatti del calo dei tassi rispetto ai Titoli di Stato, al contante, ai depositi e agli altri strumenti che erogano interessi, i cui rendimenti si riducono quando la politica monetaria si allenta.
Non solo: di per sé l’outlook di più tagli dei tassi tende a indebolire il dollaro USA, aumentando di conseguenza il valore degli asset denominati nel biglietto verde, come l’argento e l’oro.
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Anche i prezzi dell’oro sono di fatto saliti nella sessione di ieri, con il contratto spot che è avanzato fino a $4.205,36 l’oncia e i futures sull’oro con scadenza a febbraio che sono saliti fino a $4.234,4 l’oncia.
Così Fawad Razaqzada, analista dei mercati di City Index e FOREX.com, nel segnalare l’altro motivo per cui il momentum per l’argento rimane decisamente solido.
“Gli investitori stanno anticipando che, negli anni a venire, la domanda industriale per l’argento sarà forte, ed è questo il motivo per cui i prezzi stanno salendo”.
In evidenza anche il commento dello strategist di mercato senior di RJO Futures Bob Haberkorn che, anche lui interpellato dalla CNBC, ha sottolineato che ora i buy sull’argento stanno facendo da assist anche alle quotazioni dell’oro:
“Il trend dell’oro in questo momento va attribuito al forte balzo dell’argento e alle elevate aspettative di un altro taglio (dei tassi) di 1/4 di punto percentuale ” da parte della Fed.
I trader in queste ore scommettono su una terza riduzione dei tassi sui fed funds con una probabilità pari all’87,4%.
In un contesto in cui i trader non escludono altri tagli dei tassi anche nel corso del 2026, Haberkorn ha detto di rimanere bullish sull’argento, osservando che “potremmo vedere i prezzi dell’argento salire oltre la soglia di $70 all’oncia nel primo semestre del 2026, mentre l’oro potrebbe puntare a $5.000 l’oncia ”.
Argento, +110% da inizio 2025, anno migliore dal 1979. E c’è chi vede quota $100 all’oncia
Il 2025 è stato sicuramente l’anno d’oro, è il caso di dire, per entrambi i metalli.
In particolare, per l’argento l’anno che sta per chiudersi è stato il migliore dal 1979.
Dall’inizio di quest’anno, i prezzi dell’argento sono schizzati al rialzo di oltre il 110%.
E c’è chi non esclude un ulteriore boom dei prezzi fino a quota $100 l’oncia nel corso del 2026.
Tra questi si mette in evidenza la view di Frank Holmes di US Global Investors, società di gestione degli investimenti quotata in Borsa, che ha annunciato di intravedere nei prezzi dell’argento il potenziale di una corsa fino a quota $100 e che rimane decisamente bullish anche nei confronti dell’oro, ritenendo che il metallo giallo abbia spazio per volare fino a quota $6.000 prima della fine del mandato della presidenza USA di Donald Trump.
Dello stesso avviso Paul Williams, managing director di Solomon Global, società specializzata nella vendita di oro e argento fisici (lingotti e monete) a investitori privati, che ha spiegato il rally dell’argento con la presenza di “forze reali e potenti”, rispetto alla speculazione che aveva scatenato i buy nel 1980.
“Un deficit strutturale sempre più profondo, una domanda industriale record e l’accelerazione degli investimenti nelle tecnologie verdi stanno restringendo l’offerta e spingendo i prezzi al rialzo. Sebbene l’argento non condivida appieno le credenziali dell’oro come bene rifugio, il suo duplice ruolo di metallo industriale e riserva di valore continua ad attrarre investitori alla ricerca di stabilità e potenziale di crescita”.
Vale la pena di ricordare che l’argento è un componente critico in prodotti di diversi settori ed è utilizzato nella produzione di interruttori elettrici, pannelli solari e telefoni cellulari.
Viene inoltre impiegato nei semiconduttori che alimentano il boom dell’intelligenza artificiale (AI).
Il commento del gestore. Tra i punti di forza dell’argento la carenza della sua offerta
In un commento recente, Ned Naylor-Leyland, gestore del Jupiter Gold & Silver Fund ha ricordato i fattori fondamentali che supportano i prezzi dell’argento.
Tra questi, la stessa carenza dell’offerta del metallo:
“C’è un altro aspetto della questione dell’argento che troviamo interessante e che lo distingue dall’oro. Esiste una scarsità strutturale di argento”, ha spiegato il gestore, aggiungendo che “le scorte del metallo bianco sono usate più velocemente di quanto vengano rifornite tramite l’estrazione mineraria o il riciclo”. Il motivo è rappresentato dall’“impiego industriale” del metallo.
Di fatto, ha continuato Naylor-Leyland, “oltre ad essere usato come riserva di valore di valore monetario, l’argento ha un corso reale come metallo industriale, grazie alle sue proprietà come l’alta conducibilità elettrica superiore a qualsiasi altro elemento e al fatto che è un eccellente catalizzatore per le reazioni chimiche”.
I numeri confermano che “oltre il 60% dell’offerta di argento è assorbita dall’impiego industriale ”, e la realtà conferma che “ l’argento è presente praticamente in qualsiasi dispositivo elettronico, dai pannelli solari ai purificatori d’acqua, dai touch screen e smartphone ai veicoli elettrici, semiconduttori e sistemi radar”.
Il gestore ha fatto notare anche che “ un modo alternativo di investire in argento (e oro) è tramite le azioni delle società minerarie che estraggono questi metalli”, osservando che “la profittabilità delle società aurifere e argentifere sta crescendo insieme al prezzo dei metalli”.
In generale, “i titoli stiano scambiando a valutazioni interessanti, al di sotto delle loro medie di lungo periodo su due metriche che seguiamo: il rapporto prezzo/flusso di cassa per azione (P/FC) e il rapporto prezzo/valore del patrimonio netto (P/NAV) ”.
Il bello deve ancora venire? Il consiglio agli investitori tradizionali
Non è finita qui in quanto, “nonostante i rialzi di prezzo di argento e oro quest’anno, gli investitori tradizionali non hanno preso parte al rally tanto quanto accaduto in passato. Le posizioni di metalli fisici detenute dagli ETF sono al di sotto dei livelli massimi raggiunti nel 2020 (per l’oro) e nel 2021 (per l’argento)”.
Di fatto, “la maggior parte delle attività di trading quest’anno è stata sostenuta da investitori più sofisticati come gli hedge fund e gli operatori che lavorano sul mercato dei futures”, ma “ci aspettiamo un cambiamento”.
Il commento del gestore del Jupiter Gold & Silver Fund si è concluso con una chiara indicazione:
“Molti investitori hanno un’esposizione limitata o nulla ai metalli monetari, in particolare a quello meno noto, l’argento. Secondo noi è un errore e i metalli monetari dovrebbero trovare posto in un portafoglio d’investimento ben diversificato”.
Detto questo, occhio anche ad altri metalli, che secondo alcuni potrebbero e dovrebbero fare ancora più gola agli investitori.