Presto l’IA entrerà nelle aule di tribunale: parola del magistrato inglese Geoffrey Vos

Enrica Perucchietti

27 Giugno 2023 - 08:00

La recente proposta del magistrato inglese Geoffrey Vos, di sostituire i giudici con l’IA nei casi di basso rilievo solleva una serie di di domande e di preoccupazioni.

Presto l’IA entrerà nelle aule di tribunale: parola del magistrato inglese Geoffrey Vos

«Non ho dubbi sul fatto che il settore della giustizia non rimarrà immune all’uso dell’intelligenza artificiale. Al momento in Inghilterra e Galles stiamo introducendo un sistema digitale che consentirà ai cittadini e alle imprese di andare online per essere indirizzati al portale di pre-azione o al forum di risoluzione delle controversie più appropriato. Questo sistema digitalizzato alla fine culminerà in quello che penso sarà un processo online che è già in fase di sviluppo per quasi tutte le controversie civili e nel settore famiglia. è una strada sapendo che poi si potrà sempre far ricorso in appello a un giudice umano. Rimane il problema che, per determinati settori, le persone non accetteranno mai che le decisioni vengano prese da un robot. Ma nelle controversie meno importanti può ritornare utile».

L’avanzamento tecnologico ha permeato ogni aspetto della nostra società, compreso il sistema giudiziario. Tuttavia, la recente proposta del magistrato inglese Geoffrey Vos, riportata da Dagospia, di sostituire i giudici con l’intelligenza artificiale nei casi di basso rilievo solleva una serie di preoccupazioni.

Mentre è vero che l’automazione potrebbe semplificare alcuni aspetti del processo legale, sostenere che un algoritmo possa prendere decisioni perfette è un’affermazione pericolosa. Tale evoluzione mina il principio stesso di giustizia e mette a rischio la fiducia dei cittadini nel sistema legale.

Errori algoritmici e mancanza di discernimento

L’intelligenza artificiale, per quanto sofisticata, è intrinsecamente limitata e per nulla intelligente. Gli algoritmi si basano su dati pregressi e pattern di comportamento, ma non sono in grado di comprendere appieno la complessità delle questioni umane.

La giustizia richiede una valutazione accurata del contesto, dei princìpi morali e della discrezionalità che solo un giudice umano può offrire. L’idea che un sistema automatizzato possa prendere decisioni perfette trascura completamente la necessità di empatia e intuizione, elementi fondamentali nell’amministrazione della giustizia.

Mancanza di responsabilità e trasparenza

Quando un giudice umano emette una sentenza, è responsabile delle proprie azioni e può essere chiamato a risponderne. Tuttavia, con l’automazione giudiziaria, chi o cosa sarebbe responsabile in caso di errori? Chi sarebbe tenuto a rendere conto delle conseguenze di una decisione sbagliata? La mancanza di responsabilità delle macchine potrebbe mettere in pericolo la fiducia nella giustizia stessa e creare un sistema in cui nessuno è chiamato a risponderne.

La sfida dell’accettazione sociale

Geoffrey Vos riconosce giustamente che molte persone non accetterebbero mai che le decisioni legali siano prese da un robot. Questo punto è cruciale: la giustizia non è solo una questione di applicazione meccanica delle regole, ma riguarda anche la fiducia dei cittadini nel sistema e nella sua equità. L’accettazione sociale è fondamentale per il funzionamento della giustizia e introdurre l’intelligenza artificiale senza un ampio consenso pubblico rischia di minare la legittimità delle decisioni legali.

Il pericolo dell’automazione selettiva

La proposta di utilizzare l’intelligenza artificiale solo per casi di basso rilievo potrebbe sembrare ragionevole, ma è estremamente rischiosa.

L’automazione selettiva apre la strada a discriminazioni implicite (a cui per carità è affetto anche il giudice in carne e ossa), in cui le persone meno abbienti o svantaggiate potrebbero subire un trattamento ingiusto o basato esclusivamente su algoritmi predefiniti.

Inoltre, se permettessimo ai robot di prendere decisioni solo in casi minori, potremmo creare un sistema a due velocità, dove la giustizia per i più deboli sarebbe delegata a una macchina, mentre i casi più complessi sarebbero riservati ai giudici umani. Questo avrebbe conseguenze disastrose per l’equità e l’accesso alla giustizia.

Sebbene l’automazione possa offrire vantaggi nell’ambito giudiziario, sostituire i giudici umani con l’intelligenza artificiale è una scelta che va oltre i limiti etici e pragmatici. L’umanità, la discrezionalità e la responsabilità che solo un giudice umano può fornire sono irrinunciabili nel sistema giudiziario. L’automazione giudiziaria può essere un alleato, ma non deve mai sostituire la figura del giudice.