Pressione fiscale, la classifica dei Paesi con le tasse più alte nell’Ocse

Alberto De Pasquale

24/04/2025

Oggi siamo terzi a livello Ocse nel rapporto tra tassazione e Pil, ma un tempo non era così: ecco come è cresciuto in particolare a partire dagli anni ’90.

Pressione fiscale, la classifica dei Paesi con le tasse più alte nell’Ocse

In Italia la chiamiamo “pressione fiscale”, una nozione in realtà impropria e che evoca subito sensazioni non certo positive.

Sarebbe più corretto parlare, semplicemente, di rapporto tra imposte più contributi sociali da una parte e Prodotto interno lordo dall’altra, da cui deriva un dato importante e particolarmente sentito in Italia.

La tassazione continua ad aumentare in Italia

Il nostro Paese si piazza infatti, da tempo, al terzo posto a livello Ocse per rapporto tra tasse e Pil e di recente l’Istat ha certificato nel 2024 un’ulteriore crescita del livello di tassazione.

Per un confronto omogeneo, atteniamoci però agli ultimi dati Ocse, riferiti al 2023. Per l’Italia l’organizzazione ha stimato per quell’anno un rapporto tra tassazione e Pil al 42,8%, decisamente più elevato della media, del 33,9%, e secondo soltanto a quelli rilevati per Francia al 43,8% e Danimarca al 43,4%. La Germania non va oltre il 38,1%, la Spagna è al 37,3% e il Regno Unito al 35,3%.

Rapporto tassazione/Pil nei paesi Ocse (2023)

  1. Francia: 43,8%
  2. Danimarca: 43,4%
  3. Italia: 42,8%
  4. Austria: 42,7%
  5. Belgio: 42,6%
  6. Finlandia: 42,5%
  7. Norvegia: 41,4%
  8. Svezia: 41,4%
  9. Lussemburgo: 40,9%
  10. Grecia: 39,8%

Per la cosiddetta pressione fiscale si prendono in considerazione tutte le imposte, dirette come Irpef e Ires e indirette, come IVA, dazi doganali e bolli. Esprimendo il rapporto tra imposte più contributi sociali e Pil, la pressione fiscale indica quanto lo Stato spende per il funzionamento dell’apparato amministrativo e delle politiche sociali. Ecco perché il rapporto tra tassazione e Pil risulta tendenzialmente più alto nei paesi che offrono ampia protezione sociale e servizi gratuiti (come nel caso dell’assistenza sanitaria). In Europa c’è però un caso particolare, quello della Svezia (nota per il proprio esteso sistema di protezione sociale), che in passato risultava il membro Ocse con il più alto rapporto tassazione/Pil e oggi invece è a un livello più basso rispetto all’Italia. Nel 1990 la Svezia esprimeva una pressione fiscale al 48,9%, mentre oggi è a circa il 41,4%. Cosa è successo, invece, all’Italia?

Rapporto tassazione/Pil nei paesi Ocse (1990)

  1. Svezia: 48,9%
  2. Danimarca: 44,6%
  3. Finlandia: 42,9%
  4. Francia: 41,6%
  5. Belgio: 41,4%
  6. Norvegia: 40,5%
  7. Paesi Bassi: 39,6%
  8. Austria: 39,3%
  9. Italia: 36,3%
  10. Nuova Zelanda: 36,2%

La pressione fiscale elevata non copre il debito pubblico

Nel 1990 il rapporto tra tassazione e Pil in Italia era al 36,3%: sempre superiore rispetto alla media (30,9%), ma comunque a un livello che poneva il nostro Paese soltanto al nono posto per pressione fiscale nell’area Ocse, dietro a Svezia, Danimarca, Finlandia, Francia, Belgio, Norvegia, Paesi Bassi e Austria. Dagli anni ’90 in avanti la pressione fiscale media è cresciuta lentamente (di appena 2,4 a livello Ocse tra 1990 e 2023), mentre in Italia ha subito un’impennata decisa (6,5 punti percentuali).

Nonostante il forte incremento del rapporto entrate fiscali/Pil, in Italia ha continuato a crescere anche il debito pubblico (con gli interessi da pagare), mentre la spesa è rimasta sostanzialmente stabile e su livelli molto alti (era a circa il 50% in rapporto al Pil nel 1990 ed è stata al 53,8% nel 2023). Prima del 1990 l’Italia aveva un debito pubblico già elevato, ma comunque inferiore al 100% in rapporto al Pil, rapporto che da quegli anni in avanti ha iniziato a superare costantemente (nel 2024 è stato al 135,3%).

Gli interessi sul debito assorbono una parte significativa delle entrate fiscali: nel 2023 l’Italia ha speso come interessi sul proprio debito l’equivalente del 3,7% del Pil, ossia circa 79 miliardi di euro (una spesa equivalente a quella per l’istruzione). Si crea quindi un circolo vizioso: le alte tasse servono per finanziare pensioni, sanità e amministrazione pubblica, ma anche per sostenere il debito, finendo quindi per limitare la crescita e costringendo a mantenere alta proprio la pressione fiscale.