Prescrizione, c’è l’accordo ma avrà efficacia dal 2020

Accordo raggiunto sulla prescrizione per l’esecutivo gialloverde: va nel ddl anticorruzione ma entrerà in vigore nel gennaio del 2020. Non ci sta l’Unione delle Camere penali, che annuncia lo sciopero

Prescrizione, c'è l'accordo ma avrà efficacia dal 2020

Raggiunto l’accordo sulla prescrizione.

Dopo giorni di stallo per il governo gialloverde, messo a dura prova dalla ricerca di un punto d’incontro sul tema, è bastata poco più di mezz’ora di confronto tra il premier Giuseppe Conte e i suoi vice Luigi Di Maio e Matteo Salvini, affiancati dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

L’emendamento, spinto dai 5 Stelle, prevede il blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado - sia per la condanna che per l’assoluzione - ed è stato inserito nel ddl anticorruzione, anche se sarà in vigore a partire da gennaio del 2020.

Il primo a esprimersi dopo l’accordo è stato il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, che ha parlato di “quadra” trovata, mentre il ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha annunciato “processi brevi e tempi certi” grazie al provvedimento, introducendo anche una riforma del processo penale “entro il prossimo anno”.

Prescrizione, cosa cambia dopo l’accordo

Come annunciato anche dallo stesso Alfonso Bonafede, principale promotore del ddl, la riforma della prescrizione è stata inserita nel ddl anticorruzione.

Quest’ultimo prevede “l’interruzione dopo la sentenza di primo grado”, indipendentemente da condanna o assoluzione, ed entrerà in vigore il prossimo anno, nel gennaio del 2020, “con la riforma epocale del processo penale”.
Per il momento, quindi, la prescrizione resta invariata.

Ad oggi si tratta di una decisione importante in primis per le sorti dell’esecutivo, che ha incontrato non poche difficoltà nel venirsi incontro in tema giustizia, al punto che lo stesso Di Maio aveva ipotizzato persino un venir meno del contratto di governo qualora l’intesa sulla prescrizione non si fosse raggiunta.

A opporsi con forza alla decisione presa dal governo 5 Stelle-Lega è stata l’Unione delle Camere penali, che ha parlato di “iniziative sciagurate” sulla giustizia penale e ha annunciato quattro giorni di sciopero, da martedì 20 a venerdì 23 novembre.

Proteste anche da parte dei deputati di Forza Italia, che si sono astenuti dal voto e al termine della seduta hanno occupato i banchi del governo alla Camera e messo in discussione le modalità delle votazioni, così come hanno fatto anche diversi deputati del Pd e di Fdi.

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