Powell sotto attacco. Come sopravvivere al rischio sistemico più grande nella storia della Fed?

Tommaso Scarpellini

12 Gennaio 2026 - 13:49

Quando la credibilità di una banca centrale vacilla, i mercati iniziano a prezzare scenari che fino a ieri sembravano impossibili. Un equilibrio che cambia, senza fare rumore.

Powell sotto attacco. Come sopravvivere al rischio sistemico più grande nella storia della Fed?

Non è un processo. Non è una semplice ristrutturazione da 2,5 miliardi. E non è nemmeno Jerome Powell il vero bersaglio.
Quello che sta accadendo negli Stati Uniti è qualcosa di molto più profondo e strutturale.

Per la prima volta dopo decenni, il mercato sta iniziando a prezzare un’ipotesi che fino a ieri era considerata quasi impensabile: la banca centrale più potente del mondo potrebbe non essere più pienamente indipendente. Ed è esattamente così che nascono i rischi sistemici. Non con gli shock improvvisi, ma con l’erosione graduale delle certezze istituzionali. Non con il panico, ma con il dubbio. Non con il crollo dei prezzi, ma con la perdita di fiducia nella funzione di reazione della policy monetaria.

E, allora, come sopravvivere?

L’evento che rompe il tabù

I procuratori federali hanno aperto un’indagine penale sulla Federal Reserve in relazione alla ristrutturazione della sede di Washington. Formalmente si parla di presunta cattiva gestione e possibile uso improprio di fondi pubblici.

Sul piano tecnico-giuridico la questione può essere discussa. Sul piano macro-finanziario, invece, il tema è un altro.
Secondo Jerome Powell, l’indagine rappresenterebbe una ritorsione politica per aver mantenuto una linea restrittiva sui tassi e per non aver ceduto alle pressioni dell’amministrazione guidata da Donald Trump.

Il punto centrale non è stabilire oggi se l’accusa sia fondata o strumentale. Il punto è il precedente istituzionale che viene creato.

Per la prima volta in modo così esplicito, la politica mette sotto osservazione giudiziaria la banca centrale mentre è ancora in carica e nel pieno delle sue decisioni di policy. Questo rompe un tabù che per decenni aveva protetto la Fed da interferenze dirette. E quando un’istituzione sistemica perde la sua aura di intangibilità, il mercato inizia a trattarla come qualsiasi altro soggetto esposto al rischio di pressione politica.

Perché i mercati reagiscono subito

Dopo le dichiarazioni di Powell, la reazione degli asset finanziari è stata rapida e coerente con uno scenario di aumento del rischio istituzionale.

I futures azionari statunitensi hanno registrato un ribasso, con il Nasdaq più colpito in quanto maggiormente sensibile alla dinamica dei tassi reali e al costo del capitale. L’oro ha segnato un rialzome l’argento ha superato il 4%, classica risposta difensiva a shock di credibilità monetaria. Il dollaro si è indebolito contro yen e franco svizzero, le due valute rifugio per eccellenza.

Questo schema è noto nella letteratura macro-finanziaria. Quando viene messa in discussione l’indipendenza di una banca centrale, il mercato richiede un premio al rischio più elevato su tutte le attività denominate in quella valuta.
Non è una reazione emotiva, ma un aggiustamento razionale delle aspettative.

Il vero rischio: le aspettative, non i tassi

Il cuore del problema non riguarda la prossima riunione del FOMC né il livello dei Fed Funds nei prossimi mesi.
Il vero nodo è la struttura delle aspettative di lungo periodo.
In macroeconomia monetaria, la credibilità di una banca centrale è un capitale intangibile che ancora le aspettative di inflazione e stabilizza la curva dei rendimenti reali.

Quando questa credibilità viene intaccata, accadono tre cose fondamentali.

  • Le aspettative di inflazione di lungo periodo tendono a disancorarsi. Gli operatori iniziano a prezzare una maggiore probabilità di politiche accomodanti forzate, di monetizzazione del deficit, di tolleranza verso deviazioni persistenti dal target
  • Aumenta la volatilità sui tassi a lunga scadenza. Il term premium incorpora non solo il rischio macroeconomico, ma anche il rischio politico sulla funzione di reazione della banca centrale.
  • Il costo del capitale per l’intera economia cresce. Azioni, credito, real estate e investimenti produttivi vengono scontati con un tasso che riflette una maggiore incertezza istituzionale.

Il messaggio implicito che il mercato sta iniziando a valutare è chiaro.
Se la politica può influenzare direttamente o indirettamente la Fed, allora la sua funzione di reazione non è più puramente data-driven, ma diventa condizionata dal ciclo elettorale e dal consenso.

Perché questo è un rischio sistemico

Un rischio sistemico non nasce in un giorno. Nasce quando un pilastro dell’architettura finanziaria globale viene messo sotto pressione. Nasce quando il confine tra politica fiscale, politica monetaria e potere esecutivo si assottiglia. Nasce quando gli investitori iniziano a formulare scenari che prima erano esclusi dal set delle probabilità.

La Federal Reserve non è solo la banca centrale degli Stati Uniti. È il fulcro del sistema di riserve globali, il garante di ultima istanza della liquidità in dollari, l’ancora di stabilità per il mercato dei Treasury che rappresenta il collaterale primario dell’intero sistema finanziario.

Mettere in discussione la sua indipendenza significa, anche solo marginalmente, aumentare il rischio di frammentazione della fiducia nel dollaro, nella curva dei rendimenti e nei meccanismi di trasmissione della politica monetaria globale.
Per questo le prime reazioni si vedono su FX e metalli preziosi.

Non si tratta di prevedere una crisi imminente. Non si tratta di costruire allarmismi. Si tratta di comprendere che i grandi shock sistemici iniziano quasi sempre con una frattura simbolica, non con un collasso dei prezzi.
L’indipendenza di una banca centrale è una variabile invisibile, ma fondamentale. Quando viene messa in discussione, anche solo sul piano politico e narrativo, il sistema inizia a chiedere un premio per l’incertezza.

Non è un attacco personale, è una tensione istituzionale.
Non è una rottura immediata, è un’erosione graduale della fiducia.
Ed è proprio in queste fasi, silenziose e apparentemente ordinate, che nascono i veri rischi sistemici.