Powell, il falco che aiuta Trump a monetizzare il debito

Guido Gennaccari

27/06/2025

Tra pressioni sui tassi e debito in crescita, la Fed sembra allentare il legame con la disciplina monetaria. Il rapporto debito/currency punta al record, e il Pil trema.

Powell, il falco che aiuta Trump a monetizzare il debito

Lo scontro mediatico di Trump con Powell vede schieramenti su posizioni di necessario taglio dei tassi davanti ad una economia americana che rallenta, ma non cede, rispetto ad altre che ritengono corretto mantenere i tassi sui livelli attuali per garantire la stabilità dei prezzi davanti all’instabilità dei dazi annunciati, ritirati, negoziati. Quali informazioni ci danno i dati di mercato?

1. Il debito pubblico americano corre più velocemente delle banconote della Fed. Fino al divorzio tra Tesoro e Fed il livello era stabile intorno a 7; successivamente, con la divisione e indipendenza tra politica monetaria e politica fiscale, il finanziamento del debito sul mercato ha visto accelerare la crescita del debito più velocemente della currency in circulation, risultato delle politiche monetarie restrittive di Volcker per combattere l’inflazione. Il trend del rapporto “Federal Debt/CiC” è correlato all’89% con il trend del rapporto debito/pil. Dopo il ciclo1 e ciclo2 forse è partito il ciclo3 di rialzo del rapporto, il che non depone bene per il contenimento del rapporto debito/pil.

Il debito pubblico americano corre più velocemente delle banconote della Fed. Il debito pubblico americano corre più velocemente delle banconote della Fed. .

2. Copilot. Dal maggio 2020, la Fed ha incluso in M1 anche i conti di risparmio liquidi, come i money market deposit accounts. Questo cambiamento ha causato un balzo improvviso e spettacolare nei grafici di M1 (verde in basso), ma non significava che fosse stato “stampato” nuovo denaro in quel momento: era una riclassificazione contabile. Anche se la modifica alla definizione di M1 nel 2020 non ha riguardato direttamente la currency in circulation, quest’ultima è comunque aumentata in modo significativo nello stesso periodo e per motivi ben precisi di seguito illustrati.

  • Effetto COVID-19: durante l’inizio della pandemia, molte persone hanno aumentato la domanda di contante per motivi di sicurezza, incertezza economica e timore di interruzioni bancarie. Questo fenomeno è noto come flight to cash.
  • Stimoli fiscali e monetari: il governo USA ha distribuito assegni di stimolo e sussidi diretti ai cittadini. Una parte consistente di questi fondi è stata ritirata in contanti, aumentando la quantità fisica di dollari in circolazione.
  • Tassi d’interesse bassissimi: con i tassi quasi a zero, tenere denaro liquido non aveva costi di opportunità elevati, quindi molte persone e aziende hanno preferito mantenere più contante a portata di mano.
  • Crescita della domanda globale di dollari: il dollaro è valuta di riserva mondiale. In tempi di crisi, anche altri Paesi aumentano la domanda di banconote in dollari, contribuendo all’aumento della currency in circulation.

Secondo i dati della Federal Reserve, il numero di banconote in circolazione è passato da 44,9 miliardi nel 2019 a 50,3 miliardi nel 2020, un aumento del 12% in un solo anno — ben oltre la media storica.

Il ciclo3 sembra già partito ma il rapporto debito/pil sembra ancora non accelerare vistosamente. Gli effetti del servizio del debito (interessi e rimborsi) e delle politiche fiscali espansive di Trump non sono ancora manifesti, ma non c’è da stare tranquilli. Nel caso di “Federal Debt/Currency in Circulation” oltre quota 16 si potrebbe vedere il rapporto debito/pil su nuovi record e puntare al 140 entro fine 2026. Alla fine sembra che la situazione suoni come le note della musica di Patty Smith riadattata: “Trump had the Powell!”