Il PIL salirà dello 0,7% quest’anno e di un altro 0,7% nel 2027, mentre le altre economie corrono. Intanto l’industria soffre per il terzo anno di fila.
L’Italia ha iniziato il 2026 e guarda al 2027 nel segno della stabilità: la crescita c’è, ma è molto debole. Lo stesso vale per molti altri Paesi avanzati e, allargando lo sguardo, un discorso simile si può fare per l’economia mondiale nel suo complesso. Ma è anche vero che non tutti vanno alla stessa velocità. La percezione è amplificata dalla base di partenza: siamo reduci da due anni di crescita minima e la prospettiva di un altro biennio con il PIL che aumenta meno dell’1% contribuisce a rafforzare l’impressione di un’economia stagnante.
Certo, negli ultimi tempi sono arrivati dati incoraggianti sul fronte occupazione, ma per il resto il discorso non è nuovo, perché l’Italia cresce meno di tanti altri in Europa da circa trent’anni. Qualche ulteriore motivo di preoccupazione ora emerge dagli sviluppi recenti legati al Piano nazionale di ripresa e resilienza: ha fornito un contributo limitato e probabilmente sotto le attese e a breve esaurirà i propri effetti.
Il PIL mondiale cresce con l’Asia
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