Pignoramento stipendio: come funziona e limiti per il 2019/2020

Come funziona il pignoramento dello stipendio? Qual è il limite pignorabile? Ecco come si calcola.

Pignoramento stipendio: come funziona e limiti per il 2019/2020

Lo stipendio da lavoro dipenente può essere pignorato in caso di debiti non pagati. Tuttavia la legge impone che il pignoramento assicuri il minimo vitale per condurre una vita dignitosa, in altre parole vi è un limite entro cui questa operazione è possibile.

Quando il pignoramento interessa lo stipendio già accreditato in banco, il limite varia di anno in anno; mentre se il pignoramento viene eseguito presso l’azienda e trattenuto in busta paga, il limite alla pignorabilità è sempre lo stesso.

In questa guida analizzeremo dettagliatamente come funziona il pignoramento dello stipendio e quali fattori influenzano la determinazione del “limite vitale”. Insomma vedremo tutto quello che c’è da sapere su una delle forme più diffuse di pignoramento presso terzi.

Pignoramento stipendio: il limite del minimo vitale

Il pignoramento dello stipendio è una delle forme di pignoramento prevista dall’articolo 543 del Codice di procedura civile e serve a soddisfare i creditori in caso di insolvenza del debitore.

In alcuni casi, infatti, il pignoramento può riguardare direttamente le somme spettanti a titolo di stipendio o pensione. Bisogna specificare però che non tutto lo stipendio è pignorabile: la legge impone che sia garantito al debitore il minimo vitale per vivere e sostenere la famiglia.

Tuttavia quello de minimo vitale non è l’unico criterio in base al quale viene determinato l’ammontare del pignoramento; ad esempio questo varia anche in considerazione delle modalità utilizzate.

Facciamo chiarezza. La legge stabilisce che lo stipendio non possa essere pignorato oltre il limite di 1 / 5; tale calcolo deve essere effettuato sull’importo netto e non su quello lordo, come in molti pensano.

Se il creditore è l’Agenzia delle Entrate Riscossione, il pignoramento dello stipendio avviene è soggetto a questi limiti:

  • 1/10 dello stipendio se l’importo non supera i 2.500€;
  • 1/7 dello stipendio se l’importo non supera i 5.000€;
  • 1/5 dello stipendio se l’importo è superiore ai 5.000€.

Non esistono stipendi non pignorabili, anche se di ammontare molto basso. Per esempio, se la retribuzione mensile è di 300 euro al mese, il pignoramento consentito ammonterà a 60 euro.

Quindi, una volta che si proceduto al calcolo del c.d. “minimo vitale”, lo stipendio può essere pignorato per tutta la parte restante.

Il pignoramento della retribuzione può avvenire in due modi differenti: o in busta paga, se la notifica del pignoramento perviene al datore di lavoro, oppure direttamente sullo stipendio accreditato in banca. La modalità di pignoramento è indicata nell’atto di notifica, dove il debitore può verificare se c’è l’indicazione del datore di lavoro oppure dell’istituto bancario di cui si è clienti.

Nel paragrafo che segue vedremo come avvengono queste due procedure distinte.

Pignoramento dello stipendio: notifica al datore di lavoro

Quando la notifica del pignoramento dello stipendio avviene direttamente al datore di lavoro del debitore questi deve come prima cosa comunicare al creditore un rendiconto della situazione economica del suo dipendente.

A questo punto debitore e creditore saranno chiamati a comparire innanzi al tribunale Civile dove avverrà la prima udienza. In questa sede il giudice verifica la reale qualità di debitore del dipendente e poi autorizza il pignoramento dello stipendio, che sarà trattenuto nella misura di 1 / 5 dell’importo netto.

Il pignoramento dello stipendio viene meno con la cessazione del rapporto lavorativo, quindi se il dipendente viene assunto da un’altra azienda la notifica va presentata nuovamente. Anche il TFR del dipendente può essere oggetto di pignoramento, ma sempre nel limite di 1/5 dell’importo netto totale.

Pignoramento dello stipendio superiore ad 1/5, ecco quando è possibile

Il limite della pignorabilità di 1 / 5 dello stipendio può essere disatteso in alcuni casi. Questo accade quando ci sono più creditori contemporaneamente sullo stesso debitore, ma solo se ci sono crediti di natura differente.

La normativa di riferimento stabilisce che quando vengono notificati più pignoramenti nello stesso momento, si procede con il saldo del credito in maniera progressiva, ovvero il secondo creditore riceve quanto gli spetta solo dopo che sono stati saldati tutti i crediti del primo.

Il giudice quindi autorizzerà il pignoramento dello stipendio “in accodo”, ovvero uno dopo l’altro.

Ma cosa succede se i creditori non sono della stessa natura? Ad esempio, se una persona è debitrice nei confronti di un libero professionista (crediti privati) ma allo stesso tempo anche dello Stato, il pignoramento complessivo può superare il limite di 1/5 ma lo stipendio garantito deve essere di almeno la metà.

Pignoramento dello stipendio versato in banca

La procedura del pignoramento dello stipendio notificato alla banca è la stessa di quella per il datore di lavoro, cambiano però i limiti.

È stato stabilito, infatti, che non sono pignorabili le somme depositate sul conto pari a tre volte l’assegno sociale.

Quindi, se consideriamo che questo nel 2019 ammonta a 457,99€ euro, il pignoramento può riguardare solamente gli importi eccedenti i 1.373,97 euro. Per questa ragione, l’ammontare del massimo pignorabile viene stabilito di anno in anno, in base alle variazioni dell’assegno sociale.

Ad esempio, se sul conto corrente sono detenuti 4.000 euro legati alla retribuzione da dipendente, se ne possono pignorare 2.655.79. Al lavoratore, quindi, per mettersi al riparo dal pignoramento basterà non lasciare sul conto corrente un importo superiore ai 1.373,97 euro.

Questo vale solamente per il primo pignoramento mensile; dai successivi accrediti di stipendio, infatti, per il pignoramento torna a valere la regola di 1/5 dell’importo totale e netto.

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