Petrolio: prezzi rimbalzano dopo attacco a impianto Saudi Aramco

I prezzi della materia prima guadagnano terreno dopo che l’Arabia Saudita ha denunciato un attacco drone contro uno dei suoi oleodotti. Petrolio WTI e Brent in progresso di un punto e mezzo percentuale

Petrolio: prezzi rimbalzano dopo attacco a impianto Saudi Aramco

L’Arabia Saudita ha denunciato un attacco con droni contro uno dei suoi oleodotti.

A comunicarlo è stato il ministro dell’Energia saudita, Khalid Bin Abdel Aziz al Falish, il quale ha spiegato che si tratta delle due stazioni che pompano il petrolio saudita dai giacimenti della zona orientale verso il terminal portuale di Yanba, sulla costa occidentale del Paese.

L’assalto, rivendicato poi dai ribelli Huthi, è un chiaro messaggio a Riad per indurre le autorità saudite a «fermare l’aggressione» in Yemen. Questi attacchi giungono dopo gli «atti di sabotaggio» attribuiti a non meglio precisati entità straniere contro petroliere saudite, una norvegese e una degli Emirati Arabi Uniti nel Golfo dell’Oman vicino allo Stretto di Hormuz.

L’agenzia stampa saudita ha citato le parole del ministro dell’Energia Khalid al-Falih secondo cui Aramco ha interrotto le attività di estrazione di uno dei degli impianti per valutare l’entità dei danni specificando però che produzione ed esportazioni proseguono senza problemi.

Nonostante ciò il prezzo del petrolio greggio e del Brent hanno recuperato terreno ed entrambi segnano performance nell’ordine del punto e mezzo percentuale, attestandosi rispettivamente a 61,73 e 70,97 dollari al barile.

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