Il petrolio balza ancora: i motivi sono nella guerra in Ucraina e in Medio Oriente

Violetta Silvestri

21 Marzo 2022 - 08:43

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Non solo guerra Russia-Ucraina spinge il petrolio: il greggio balza di nuovo anche per tensioni sul fronte del Medio Oriente, alimentando i timori di un’offerta carente a livello globale.

Il petrolio balza ancora: i motivi sono nella guerra in Ucraina e in Medio Oriente

Petrolio: i prezzi balzano di 3 dollari oggi lunedì 21 marzo, con il Brent sopra i 110 dollari al barile.

I Paesi membri dell’Unione Europea stanno valutando l’adesione all’embargo petrolifero russo promosso dagli USA, mentre un attacco nel fine settimana agli impianti petroliferi sauditi ha causato nervosismo.

Mentre si scrive, la quotazione WTI scambia a 106 dollari al barile con un rialzo del 3,67% e i futures sul Brent viaggiano sui 111 dollari con un aumento del 3,15%.

Prezzo petrolio in corsa: si infiamma anche il fronte del Medio Oriente

Il petrolio è salito per il terzo giorno mentre la guerra in Ucraina, alla fine del suo primo mese, appare ancora senza una conclusione o un compromesso possibile.

Intanto, gli attacchi dei ribelli sostenuti dall’Iran agli impianti energetici in Arabia Saudita si sono aggiunti alla pressione al rialzo. Nel dettaglio, i ribelli Houthi dello Yemen hanno attaccato almeno sei siti in tutta l’Arabia Saudita tra la fine di sabato e l’inizio di domenica, inclusi alcuni gestiti dal gigante petrolifero Saudi Aramco.

Il gruppo sostenuto dall’Iran ha preso di mira un deposito di carburante a Jazan, nel sud-ovest del regno, e un impianto di gas naturale nella città di Yanbu, nel Mar Rosso. Di conseguenza, la pressione sull’offerta di greggio è aumentata.

I prezzi dell’oro nero stanno correndo anche in vista dei colloqui di questa settimana tra i Governi dell’Unione Europea e il presidente degli Stati Uniti Joe Biden per una serie di vertici che mirano a rafforzare la risposta dell’Occidente a Mosca sull’invasione dell’Ucraina. I Paesi UE valuteranno se imporre un embargo petrolifero alla Russia.

Con scarsi segnali di allentamento del conflitto, l’attenzione è tornata sulla possibilità del mercato di sostituire i barili russi colpiti dalle sanzioni.

“Un attacco Houthi a un terminal energetico saudita, gli avvertimenti di un deficit strutturale della produzione da parte dell’OPEC e un potenziale embargo petrolifero dell’Unione Europea sulla Russia hanno visto aumentare i prezzi del petrolio in Asia. Anche se la guerra in Ucraina finisse domani, il mondo dovrà affrontare un deficit energetico strutturale, grazie alle sanzioni russe”, ha affermato in una nota l’analista senior di OANDA Jeffrey Halley.

Il settore energetico è fortemente scosso.

Il rally dei prezzi del petrolio ha spinto gli importatori a fare pressione sui produttori affinché aumentino l’offerta, compresi i membri dell’OPEC. Nel fine settimana, il Giappone ha esortato gli Emirati Arabi Uniti ad aumentare le esportazioni. Nel frattempo, Saudi Aramco spingerà di più la spesa poiché l’impennata del greggio rafforzerà un piano per aumentare la produzione.

I trader stanno anche monitorando gli sforzi della Cina per contenere la sua ultima epidemia di Covid-19 e le implicazioni per la domanda di energia.

Il presidente Xi Jinping si è impegnato a ridurre l’impatto economico di rigorose misure di contenimento, ribadendo al contempo l’impegno per una politica Covid-Zero. La scorsa settimana, la Cina ha riportato i suoi primi decessi per Covid-19 da gennaio 2021 e le nuove infezioni a Shanghai hanno raggiunto un record.

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