Perché un ETF obbligazionario è la scelta migliore per l’investitore prudente?

Guido Giaume

12 Febbraio 2024 - 07:15

Se un Paese o un’industria avesse difficoltà a rimborsare il proprio debito le sue obbligazioni scenderebbero.

Perché un ETF obbligazionario è la scelta migliore per l’investitore prudente?

Avete presente i fallimenti di Parmalat, Cirio e Argentina? Se avete seguito i miei precedenti articoli, avrete compreso che la causa principale della rovina delle molte persone coinvolte in quei crash è stata la mancanza di diversificazione: mettendo tutto o gran parte del capitale in quei titoli quando il valore è precipitato a zero, non c’è stata possibilità di recupero.

Quello che non vi ho detto - ma che potreste adesso intuire se avete seguito i miei precedenti articoli - è che, possedendo un ETF obbligazionario, un disastro del genere non sarebbe accaduto così facilmente.

Anche in quel caso, probabilmente sarebbe bastato attendere per recuperare il capitale, proprio come nei casi già esposti degli ETF azionari.

Se vi foste persi gli articoli cui faccio riferimento cercateli qui o se preferite guardare i video andate sul mio canale YouTube “Finanza Serena”.

Ma perché un ETF protegge l’investitore obbligazionario?
Abbiamo visto che un ETF, per sua natura, offre una diversificazione considerevole. Quindi, se un emittente dovesse fallire, non si verificherebbe un danno totale.

Se ci fosse stato un ETF che investiva in obbligazioni di paesi sudamericani, o emergenti o in aziende simili a Parmalat o Cirio, il capitale investito non sarebbe stato distrutto completamente e nel tempo si sarebbe potuto recuperare la perdita.

Infatti avere un portafoglio con molti emittenti diversi evita che un fallimento diventi catastrofico: con la restante parte del capitale e con il tempo c’è la possibilità di recuperare, anche se non è così semplice con i rendimento delle obbligazioni.

Tuttavia nonostante questi grandissimi vantaggi, uno dei motivi per cui gli investitori privati tendono ad evitare gli ETF obbligazionari è che questi - in genere - non hanno scadenza.
Questo risulta disorientante, poiché investire in un’obbligazione senza termine non sembra naturale, sebbene sia una pratica sagace.

Ricordate cosa abbiamo fatto con i BOT per decenni? Li abbiamo rinnovati ad ogni singola scadenza, facendo diventare nei fatti uno strumento nato per il breve termine un investimento a lungo termine.

Evidentemente rivedere periodicamente il capitale fornisce una rassicurazione psicologica alla quale è difficile rinunciare.

Oggi per affrontare la richiesta del consumatore di “rivedere il capitale” almeno ogni tanto sono stati introdotti gli iBond: ETF a scadenza.

Sono rassicuranti (per gli investitori) perché sanno che “rivedranno” il loro capitale. Tuttavia la soluzione non è priva di aspetti negativi. Un ETF che scade ha svantaggi importanti: il primo è che interrompe il percorso del recupero del capitale eventualmente perso.

Infatti se un investitore non professionale - dopo una perdita - si ritrova in mano i suoi soldi perché c’è la scadenza, potrà scegliere se cercare una alternativa, e la concreta probabilità che cerchi di scappare da chi lo ha fatto soffrire.

Inoltre – ma questa è una osservazione molto tecnica – la reattività dell’iBond ai tassi varia nel tempo rendendo più complicata la previsione del suo comportamento.

Concludiamo ritornando per un momento sul meccanismo della diversificazione (a capitalizzazione) e sui suoi inestimabili vantaggi. Se un Paese o un’industria avesse difficoltà a rimborsare il proprio debito le sue obbligazioni scenderebbero. Ma questa discesa farebbe perdere “peso” all’emittente dentro l’indice di riferimento replicato, e al momento del suo eventuale fallimento, l’ETF potrebbe al limite non subire danni perché quel Paese potrebbe non essere più presente nell’indice replicato.

Quindi come potete vedere, un professionista ha anche molti modi per aiutarvi oltre a saper distinguere il prezzo dal valore, potrebbe anche indicarvi gli indici “giusti”.