Sydney Sweeney ha promosso il lancio del suo brand di lingerie in modo controverso e potenzialmente illegale. Ecco cosa ha fatto l’attrice americana e perché rischia problemi con la legge.
Sydney Sweeney se la rischia con la legge americana. La 28enne star di Hollywood è finita al centro delle polemiche - e di una possibile azione legale - a causa della campagna di lancio del suo nuovo brand di lingerie.
Nel video pubblicato sul profilo ufficiale dell’attrice, Sweeney è protagonista di uno stunt pubblicitario che la vede irrompere in uno dei luoghi simbolo di Los Angeles e dell’intera industria cinematografica: il cartello di Hollywood. Peccato che, secondo quanto emerso successivamente, l’iniziativa sarebbe stata realizzata senza le necessarie autorizzazioni.
Il filmato promozionale mostra Sweeney, vestita di nero e accompagnata da una troupe, mentre scala di notte le colline di Mount Lee fino a raggiungere l’iconico monumento. Una volta arrivata, l’attrice e il suo team aprono alcuni borsoni pieni di reggiseni e li appendono sulle lettere del cartello, documentando l’operazione passo dopo passo. In un momento della clip, Sweeney lascia intendere che l’azione non sia del tutto legale, commentando in modo emblematico: “A questo punto mi farò beccare”.
Le autorità attaccano l’iniziativa di Sydney Sweeney: “non era autorizzata”
La Camera di Commercio di Hollywood, che detiene i diritti di utilizzo commerciale e d’immagine del cartello di Hollywood, ha preso pubblicamente le distanze dall’iniziativa. In una dichiarazione rilasciata ai media, il presidente e CEO Steve Nissen ha affermato che l’operazione “non era autorizzata” e che l’organizzazione non era stata informata in anticipo.
Secondo le ricostruzioni, la società di produzione di Sweeney avrebbe ottenuto un permesso per le riprese da FilmLA, l’ufficio ufficiale per le produzioni cinematografiche di Los Angeles. Tuttavia, poiché il cartello è di proprietà e sotto licenza della Camera di Commercio, sarebbe stato necessario un ulteriore via libera specifico. La polizia di Los Angeles ha fatto sapere che, al momento, non risulta alcuna denuncia formale per violazione di proprietà o accesso non autorizzato.
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Il brand di lingerie finanziato da Jeff Bezos
Lo stunt incriminato era stato pensato per accompagnare il lancio di SYRN, il nuovo marchio di lingerie dell’attrice, che propone reggiseni in 44 taglie diverse, dalla 30B alla 42DDD. In un comunicato stampa, Sweeney ha raccontato di aver iniziato a sviluppare il progetto partendo dalla sue difficoltà personali nel trovare intimo che fosse al tempo stesso comodo e gradevole.
A sostenere finanziariamente il marchio emergente c’è il fondo di venture capital Coatue, tra i cui investitori figurano anche Jeff Bezos, fondatore di Amazon, e la moglie Lauren Sánchez.
Il coinvolgimento di Coatue era emerso già nel luglio 2025, diversi mesi prima del lancio ufficiale del brand. La linea di lingerie, come annunciato dalla stessa attrice sui social, sarà disponibile a partire da oggi (28 gennaio). Non sono invece stati resi pubblici ulteriori dettagli sull’assetto societario né sull’entità dell’investimento.
Un passato pubblicitario già al centro delle polemiche
Quella legata al cartello di Hollywood non è la prima controversia pubblicitaria che coinvolge Sydney Sweeney. Lo scorso novembre, l’attrice era stata scelta come volto di una campagna del marchio American Eagle, accompagnata dallo slogan “Sydney Sweeney Has Great Jeans” (“Sydney Sweeney ha dei jeans fantastici”). Il messaggio, apparentemente innocuo e in linea con il prodotto promosso, giocava però su un doppio senso tipico della lingua inglese: “jeans” e “genes” (geni) hanno infatti una pronuncia quasi identica.
Secondo molti utenti e commentatori sui social, questo gioco di parole avrebbe finito per suggerire implicitamente che l’attrice possieda “ottimi geni”, facendo riferimento al suo aspetto fisico e, soprattutto, alla sua origine etnica. Il marchio di abbigliamento e Sweeney sono così finiti in una bufera mediatica che li accusava di alimentare una narrazione che glorificherebbe l’“eredità bianca” dell’attrice rispetto alle altre etnie.
Intervistata successivamente da GQ, Sweeney aveva respinto le critiche, dichiarando di non sentire il bisogno di giustificare la sua partecipazione alla campagna e di non essere “lì per dire alle persone cosa pensare”.
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