Fa discutere la proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti, di una differente tassazione per single e genitori. L’obiettivo è riportare i neonati dall’attuale quota, scesa sotto le 400mila unità annue nel 2022, verso l’obiettivo 500-600mila, che renderebbe più sostenibile il sistema pensionistico italiano.
L’idea del Ministro però ha già dimostrato i suoi limiti quando si tratta di ripristinare un bilancio demografico in attivo.
Durante il periodo fascista, venne introdotta l’imposta sui celibi.
Fu istituita il 13 febbraio 1927 ed interessava i celibi di età compresa tra i 25 e i 65 anni.
Era composta da un contributo fisso che variava a seconda dell’età: partiva da 70 lire per le fasce più giovani - tra i 25 e i 35 anni - salendo poi a 100 lire fino a 50 anni, per poi abbassarsi, se si superava tale età, a 50 lire. Dai 66 anni si veniva esentati da tale pagamento.
Tali importi furono aumentati due volte: nell’aprile 1934 e nel marzo 1937, con una aliquota aggiuntiva che variava a seconda del reddito del soggetto.
Venne poi abolita dal Governo Badoglio il 27 luglio 1943.
Era insomma una tassa progressiva che colpiva i single compresi tra i 25 e i 65 anni, a eccezione di alcune categorie:
- I sacerdoti cattolici e i religiosi che avevano pronunziato il voto di castità;
- grandi invalidi di guerra;
- ufficiali, sottufficiali e militari di truppa vincolati a ferme speciali delle forze armate dello Stato;
- stranieri ancorché residenti permanentemente in Italia.
Nel discorso dell’Ascensione del 26 maggio 1927, Benito Mussolini la celebrava con queste parole:
La tassa sui celibi dà dai 40 ai 50 milioni. Ma voi credete realmente che io abbia voluto questa tassa soltanto a questo scopo? Ho approfittato di questa tassa per dare una frustata demografica alla Nazione. Qualche inintelligente dice: siamo in troppi. Gli intelligenti rispondono: siamo in pochi. Affermo che, dato non fondamentale ma pregiudiziale della potenza politica, e quindi economica e morale delle Nazioni, è la loro potenza demografica. Queste leggi sono efficaci? Le leggi sono come le medicine, sono efficaci se sono tempestive.
Al di là dell’enfasi propagandistica, la tassa sui celibi ottenne risultati mediocri.
Le serie storiche dell’Istat ci ricordano che la tassa sui celibi e altre iniziative come la proibizione della vendita di contraccettivi ebbe l’effetto opposto: il tasso di natalità scese dal 29‰ del 1926 al 25,2‰ del 1930, con un ulteriore calo al 23,2‰ del 1937.
Popolazione italiana (1862-2018)
Fonte: Istat – Serie storiche.
In generale, nel ventennio 1921-1940 la natalità continua a declinare (dal 31 al 23‰) anche più velocemente della mortalità (che pure scende dal 18 al 14‰, grazie alla riduzione della mortalità infantile).
Il fallimento delle politiche demografiche dell’epoca e l’utilizzo di strumenti a dir poco anacronistici dovrebbero far riflettere i policymakers italiani: alterare il bilancio demografico senza comprendere le vere ragioni per cui oggi in Italia ci sono così poche nascite può aver effetti ancor più deleteri su un sistema sociale sempre più stretto tra precarietà, inflazione e assenza di un solido welfare familiare.