Esclusi dalla proprietà della casa, i giovani della Gen Z si rivolgono a investimenti rischiosi come criptovalute e NFT.
È diventato un rito di passaggio per ogni nuova generazione di giovani adulti essere etichettata come pigra e irresponsabile dai più anziani, ma la Gen Z probabilmente lo ha vissuto più duramente di molte altre. Le accuse vanno dal non impegnarsi sul lavoro allo sperperare in lussi e a un atteggiamento da “Yolo” verso investimenti rischiosi come criptovalute e NFT.
Ci sono due differenze importanti tra la Gen Z e le generazioni precedenti che hanno affrontato un simile disprezzo. La prima è che, invece di respingere queste caratterizzazioni, i ventenni di oggi tendono ad abbracciarle, facendo proprie parole nuove come “quiet quitting”. La seconda è che nuove evidenze suggeriscono che questi comportamenti siano risposte razionali a prospettive economiche in peggioramento: in particolare, alla crescente irraggiungibilità della proprietà immobiliare.
In uno studio pionieristico, economisti dell’Università di Chicago e della Northwestern University hanno utilizzato dati dettagliati sulle transazioni con carta, sulla ricchezza e sugli atteggiamenti degli americani per dimostrare che la riduzione dell’impegno lavorativo, l’aumento della spesa per il tempo libero e gli investimenti in asset finanziari rischiosi (incluse le crypto) sono tutti molto più comuni tra i giovani adulti che non hanno alcuna reale prospettiva di potersi permettere una casa. Al contrario, la ricerca di Seung Hyeong Lee e Younggeun Yoo mostra che coloro per cui la proprietà della casa è una possibilità più realistica nel medio termine, o che l’hanno già raggiunta, assumono meno rischi e si impegnano di più sul lavoro. [...]
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