Perché l’Italia è solvibile ma il debito pubblico spaventa sempre?

Guido Gennaccari

25/08/2026

Fino a quando un paese riesce a rimborsare le scadenze più vicine e gli interessi nell’anno (servizio del debito) non incontra pericoli di default e ristrutturazioni. Ecco le condizioni per l’Italia

Perché l’Italia è solvibile ma il debito pubblico spaventa sempre?

Quanto è sostenibile un debito pubblico e come si quantifica la capacità di affidabilità di uno stato a rispettare gli oneri presi? Economisti di ogni epoca e di ogni parte del mondo hanno cercato di fornire una risposta. I parametri generalmente utilizzati sono:

1) Debito/pil

2) Rendimenti di mercato e spread oppure spesa per interessi su pil

3) Conti con l’estero

La questione non è semplice, ma la risposta è facile: fino a quando un paese riesce a rimborsare le scadenze più vicine e gli interessi nell’anno (servizio del debito) non incontra pericoli di default e ristrutturazioni. Il rimborso può essere coperto dal saldo entrate-uscite maggiore a zero, altrimenti è necessaria l’emissione di nuovo debito che deve essere sottoscritto. Considerando che uno stato a rischio solvibilità ha uscite più grandi delle entrate, l’operatività sarà sempre di un fabbisogno annuo in deficit (con qualche mese in surplus ma minoritario rispetto ai mesi in deficit).

Partendo quindi dal fabbisogno, ossia le risorse necessarie al paese per andare avanti (escluse le questioni pensionistiche), cerchiamo degli indicatori diversi dal fatidico e forse fuorviante rapporto debito/pil. L’indagine vale solo per l’Italia come “case study” di base. Il debito pubblico varia in base a tre componenti: fabbisogno, disponibilità liquide del Tesoro, altro (scarti di emissione, indicizzazioni all’inflazione, tassi di cambio). Il fabbisogno e le disponibilità liquide del Tesoro rappresentano le voci principali. C’è un modo per legare la variazione del fabbisogno a quella del debito pubblico?

Sì, il rapporto fabbisogno/entrate dello stato dell’ultimo anno segue (su scale diverse) il trend della variazione del debito pubblico. Ecco il primo trigger: il rapporto fabbisogno/entrate non deve superare il 20% per mantenere la crescita annua del debito sotto il 5%. Negli anni ’80 si viaggiava tra il 60% ed il 70% (con il debito che cresceva annualmente a ritmi tra il 18% ed il 25%)! Attualmente siamo al 18,6% non lontano dal 20% trigger.

Debito pubblico, fabbisogno, entrate dello Stato Debito pubblico, fabbisogno, entrate dello Stato .

Considerando che il fabbisogno è nuovo debito per tenere a galla il debito in essere, esiste un rapporto massimo di rifinanziamento adeguato per la sostenibilità dei conti pubblici? Sì, il secondo trigger: il fabbisogno dell’ultimo anno, in termini del debito del mese corrente, non deve superare il 5%. Anche in questo caso negli ’80 si viaggiava tra il 20% ed il 25%, oggi siamo al 3,8% sotto la soglia critica. Le scelte scellerate degli anni ’80 dove trovano origine?

Fabbisogno ultimi 12 mesi su debito pubblico del mese Fabbisogno ultimi 12 mesi su debito pubblico del mese .

In un rapporto di partenza debito/PIL molto basso, che implicava che le entrate statali fossero abbondanti ossia un terzo circa del debito, oggi siamo ad un quinto! Quale dovrebbe essere il trigger di entrate? Per deduzione l’unico periodo in cui rapporto debito/PIL è sceso è stato nel 1995-2007. Le entrate statali devono corrispondere al 20%/25% del debito pubblico in essere. Oggi siamo al 19,3% per questo i conti risultano solidi e stabili pur avendo un debito monstre.

Entrate ultimi 12 mesi su Debito Pubblico del mese Entrate ultimi 12 mesi su Debito Pubblico del mese .

Nel tempo si sono succedute crisi sul debito sovrano con fuga dei capitali esteri (1992 e 2011), anche se il mercato probabilmente nel secondo caso prezzava soprattutto il rischio della dissoluzione del cammino europeo fino all’intervento di Draghi del luglio 2012. Il mercato è in alcuni frangenti come il “can che abbaia” che mette in guardia continuamente da pericoli che però poi non si verificano pur avendo corso il rischio di auto-avverarsi. Considerando che i parametri di solvibilità del debito nominale sono attualmente sotto controllo, il vero lavoro da fare è sulla crescita, perché un paese senza crescita è destinato all’oblio, come abbiamo visto negli ultimi 30 anni!