Debito, deficit e politica. Perché la Francia ora paga più dell’Italia

Ufficio Studi Money.it

17 Settembre 2026 - 16:16

L’OAT francese rende più del BTP italiano, vicino ai massimi dal 2008. Perché i mercati puniscono Parigi nonostante un rating migliore e meno debito?

Debito, deficit e politica. Perché la Francia ora paga più dell’Italia

Martedì 15 e mercoledì 16 settembre il rendimento del titolo di Stato francese a 10 anni (OAT) ha toccato area 4,50-4,52%, il livello più alto dal 2008, con un aumento di oltre 43 punti base nelle quattro settimane precedenti.
Oggi, dopo il rialzo dei tassi deciso dalla Federal Reserve, i rendimenti europei sono leggermente scesi, ma il quadro non è cambiato: l’OAT francese rende il 4,48%, contro il 4,39% del BTP decennale e il 3,52% del Bund tedesco. Lo spread italiano verso il Bund si attesta così intorno a 87 punti base, mentre il differenziale tra Bund e OAT si attesta al momento a quota 97.

È un sorpasso che pochi anni fa sarebbe sembrato impensabile. La Francia, valutata A+ da S&P e da Fitch e Aa3 da Moody’s, paga oggi di più, in termini assoluti, dell’Italia, a cui le stesse agenzie assegnano rispettivamente BBB+, BBB+ e Baa2, cioè un merito di credito nominalmente peggiore.

Perché Parigi paga di più tra deficit, debito e credibilità politica

Alla base del movimento ci sono i conti pubblici francesi. Secondo l’Insee, l’istituto statistico ufficiale, nel 2025 il deficit pubblico francese si è attestato al 5,1% del PIL. Il debito, sempre secondo l’istituto, è salito al 117,5% del PIL nel primo trimestre 2026.

Fitch aveva già declassato la Francia da AA- ad A+ nel settembre 2025 per l’instabilità politica, e S&P ha fatto lo stesso nell’autunno 2025. Alla vigilia della nuova revisione di Fitch, Hadrien Camatte, senior economist di Natixis CIB, aveva avvertito che «un passaggio a outlook negativo non è da escludere». Il 28 agosto l’agenzia ha poi confermato il rating A+ con outlook stabile, ma ha rivisto al rialzo le stime sul deficit: 5,2% del Pil nel 2026 e 5,5% nel 2027. Moody’s mantiene invece il rating Aa3 con outlook negativo dall’ottobre 2025.

Il rincaro del costo del debito si vede anche nelle aste. Il 3 settembre l’Agence France Trésor ha collocato nuove OAT a tassi tra il 4,19% e il 4,74% a seconda della scadenza.

Il governatore della Banque de France, Emmanuel Moulin, in carica dal 2 giugno 2026, ha insistito più volte sulla necessità di credibilità. «Bisogna che la Francia sia credibile sulla sua strategia di riduzione dei deficit», ha detto il 15 luglio, aggiungendo che «i mercati finanziari devono avere la convinzione che riusciremo a ridurre i nostri deficit».

Il fronte politico resta aperto. Il governo deve presentare l’ultima legge di bilancio prima delle presidenziali del 2027, e secondo gli analisti di Natixis Marine Le Pen non esclude un voto di sfiducia sul testo.

In Italia più debito, ma più fiducia dei mercati

Il paradosso è che l’Italia ha uno stock di debito pubblico ben più alto di quello francese. Secondo Eurostat, nel primo trimestre 2026 il rapporto tra debito e PIL era del 138,9% in Italia e del 117,6% in Francia.

I due Paesi hanno però seguito percorsi opposti. S&P ha alzato il rating italiano a BBB+ nell’aprile 2025 e a gennaio 2026 ha migliorato l’outlook a positivo. La Francia, invece, ha attraversato una lunga fase di instabilità politica, culminata con l’adozione del bilancio 2026 solo a inizio febbraio. Il premier Sébastien Lecornu ha dovuto ricorrere all’articolo 49.3 della Costituzione, che consente al governo di far passare un testo senza il voto dell’Assemblea nazionale.

I mercati, in altre parole, non guardano solo allo stock di debito accumulato, ma soprattutto alla traiettoria del deficit e alla capacità politica di correggerla. È la stessa logica che, sul lato opposto, ha premiato l’Italia negli ultimi due anni.
I prossimi appuntamenti potrebbero spostare ancora gli equilibri: il 18 settembre sono attese le revisioni di DBRS e Scope sulla Francia, il 23 ottobre quella di Moody’s e il 27 novembre quella di S&P.