Perché l’inflazione alta negli USA in realtà è una buona notizia per i mercati

Tommaso Scarpellini

16 Febbraio 2025 - 17:03

L’inflazione USA accelera e la Fed mantiene i tassi alti. Eppure, il mercato potrebbe trarne vantaggio. In che modo obbligazioni e azioni possono beneficiare da questa situazione?

Perché l’inflazione alta negli USA in realtà è una buona notizia per i mercati

L’inflazione negli Stati Uniti ha registrato un aumento dello 0,5% rispetto al mese precedente, oltrepassando una soglia considerata da molti come critica e segnando un ulteriore ostacolo alle speranze di un imminente taglio dei tassi da parte della Federal Reserve.

Tuttavia, questo potrebbe non essere necessariamente una cattiva notizia per i mercati finanziari. Come mai?

Un’inflazione oltre il 2,9%: cosa significa per la Fed e per il mercato?

Le proiezioni attuali indicano che l’inflazione statunitense è salita del 3%, dopo un 2023 e un 2024 caratterizzati da un progressivo rallentamento dei prezzi. Questo cambiamento potrebbe portare la Federal Reserve a rivalutare la propria strategia: mantenere i tassi invariati per un periodo più lungo potrebbe rivelarsi la scelta più prudente.

Secondo il CME FedWatch Tool, le probabilità di un taglio dei tassi alla prossima riunione della Fed sono praticamente nulle, e anche per la fine del 2025 il mercato sconta una possibilità molto bassa di un allentamento monetario.

Perché un’inflazione più alta potrebbe essere un fattore positivo per i mercati?

Nonostante le preoccupazioni legate alla Fed, un’inflazione più alta potrebbe essere una buona notizia per i mercati finanziari statunitensi. Secondo un’analisi di Bank of America (BofA), l’aumento della pressione inflazionistica costringerà il presidente Donald Trump a rivedere la sua politica commerciale e a ridurre i dazi su diversi partner commerciali.

La questione tariffaria ha giocato un ruolo fondamentale nella volatilità dei mercati, e il rischio di un aumento dei dazi in un contesto di inflazione crescente potrebbe peggiorare la situazione per le imprese americane. Tuttavia, la prospettiva che Trump possa attenuare la sua politica protezionistica per evitare di aggravare ulteriormente l’inflazione potrebbe rappresentare un vantaggio per i mercati azionari.

Non a caso, il 13 Febbraio, il mercato obbligazionario ha reagito in modo significativo a questo scenario: dopo la presentazione di un nuovo piano tariffario da parte dell’ex presidente Trump, l’inflazione si è confermata in crescita, ma i rendimenti obbligazionari sono scesi, dopo giorni di rialzi preoccupanti per gli investitori.

Cosa fare ora?

Uno sguardo attento va al mercato obbligazionario USA, considerato da molti un bene rifugio nei periodi di difficoltà economica e finanziaria. Attualmente, le obbligazioni USA offrono ancora rendimenti da record, se confrontati con la media degli ultimi 20 anni. Il rendimento dei Treasury a 30 anni, dopo aver toccato circa il 5% a gennaio, sembra essersi stabilizzato intorno al 4,7%, mentre il classico Treasury decennale si attesta al 4,5%.

TLT TLT Grafico lineare del TLT ETF. Fonte: baha.com

Il mercato azionario, invece, resterà strettamente dipendente dalla capacità delle aziende che lo compongono di rispettare gli EPS previsti per la fine dell’anno. Rilevazioni negative rispetto alle previsioni – vere e proprie sorprese negative – sono statisticamente percepite in modo sfavorevole dal mercato, influenzando il sentiment degli investitori.