Perché il reset di Filosa non è abbastanza per il rilancio di Stellantis?

Redazione Money Premium

10/07/2026

Il nuovo corso di Filosa sembra non bastare a Stellantis. Nel frattempo arrivano le revisioni al ribasso di JP Morgan e Banca Akros. Che trimestre sarà per il gruppo italo-francese?

Perché il reset di Filosa non è abbastanza per il rilancio di Stellantis?

Il titolo Stellantis ha chiuso la seduta del 9 luglio 2026 in calo, risentendo del declassamento deciso da J.P. Morgan il giorno precedente. La banca americana ha tagliato la raccomandazione da Overweight a Neutral e ha quasi dimezzato il prezzo obiettivo, portandolo a 6 euro da 10 euro precedenti.

Secondo l’analista Jose Asumendi, i benefici dei tagli ai costi sui componenti impiegheranno ancora circa 14 mesi per riflettersi sui nuovi modelli previsti tra il 2027 e il 2028, mentre senza riduzioni significative di manodopera o capacità produttiva in Europa e Nord America le probabilità di un rapido ritorno alla redditività restano limitate.

Il severo giudizio delle case di investimento

La mossa di J.P. Morgan arriva in un contesto già difficile per il gruppo guidato dall’amministratore delegato Antonio Filosa e presieduto da John Elkann. Dopo le pesanti svalutazioni da circa 22,2 miliardi di euro annunciate a febbraio 2026 per l’adeguamento della strategia elettrica, il titolo ha perso terreno e si attesta attualmente intorno ai 4,7-5,3 euro tra Piazza Affari e Wall Street.

J.P. Morgan ha inoltre tagliato le stime di utile del 30% circa per il triennio 2026-2028, citando la concorrenza cinese in Europa e l’assenza di tagli strutturali di capacità dopo il Capital Markets Day di maggio. Il titolo ha reagito con un calo contenuto dell’1-2% nelle sedute successive, segno che il mercato aveva in parte prezzato ulteriori revisioni al ribasso.

Le opinioni degli altri analisti restano eterogenee. Morgan Stanley ha abbassato il target price a circa 7 euro mantenendo un giudizio neutrale. Citi resta cauta, evidenziando rischi di ulteriore erosione di liquidità nel 2026. Posizioni più ottimiste provengono da UBS e Jefferies, che mantengono Buy con obiettivi tra 9,5 e 10 euro, mentre Berenberg resta orientata all’acquisto.

HSBC ha declassato a Reduce con target a 4 euro a inizio luglio, citando scorte elevate in Nord America (93 giorni di vendita) e numerosi richiami di veicoli. Il consensus di mercato colloca il prezzo obiettivo medio intorno ai 7,5-8,5 euro, offrendo un potenziale upside significativo rispetto alle quotazioni attuali, anche se prevalgono giudizi Hold.

Consegne in miglioramento

I risultati dell’esercizio 2025, pubblicati il 26 febbraio 2026, hanno confermato la portata del reset: ricavi netti a 153,5 miliardi di euro (-2% sul 2024), penalizzati da effetti cambio e riduzione prezzi nella prima parte dell’anno, e una perdita netta di 22,3 miliardi legata a oneri straordinari per 25,4 miliardi. Le consegne consolidate hanno raggiunto 5,484 milioni di unità (+1%), con un rimbalzo dell’11% nel secondo semestre. La liquidità industriale si è attestata su livelli solidi intorno ai 46 miliardi grazie anche all’emissione di obbligazioni ibride perpetue fino a 5 miliardi, mentre il dividendo per il 2026 è stato sospeso.

Per il 2026 il management conferma una crescita dei ricavi netti nel range mid-single digit, un margine AOI (adjusted operating income) in low-single digit e un miglioramento del free cash flow industriale rispetto al 2025, pur includendo circa 2 miliardi di esborsi legati agli oneri precedenti. Si prevede un free cash flow industriale positivo nel 2027, con progressi sequenziali tra primo e secondo semestre 2026.

Il piano si basa su nuova ondata di prodotti con maggiore copertura di mercato e powertrain flessibili, sul rafforzamento della qualità (con assunzione di oltre 2.000 ingegneri) e sulla crescita in Nord America grazie all’incremento della produzione del motore HEMI V8 e al rilancio della divisione SRT. Le partnership con Leapmotor e altri costruttori cinesi aiutano a ottimizzare la capacità produttiva senza pesanti ristrutturazioni.

C’è spazio per un vero rilancio?

Sul fronte produttivo italiano i dati del primo semestre 2026 elaborati dalla Fim-Cisl mostrano una ripresa del 13,7% a 252.233 veicoli assemblati tra auto e commerciali, trainata dalle auto (+27,7%). La Fiat Panda continua a rappresentare oltre la metà della produzione auto a Pomigliano d’Arco, mentre a Mirafiori la 500 ibrida (inclusa la versione elettrica) sta risalendo, seppur con stop produttivi recenti per mancanza di motori.

Rimangono criticità a Cassino, con volumi ancora molto contenuti e pochi giorni di lavoro effettivo, e l’obiettivo di un milione di veicoli annui in Italia resta distante. A livello globale la normalizzazione degli stock in Nord America ha favorito il rimbalzo delle consegne, ma la pressione competitiva cinese continua a pesare sui margini.

Il futuro del titolo Stellantis dipenderà dalla capacità di Filosa di dimostrare, attraverso i prossimi risultati trimestrali e l’esecuzione del piano, che il reset non è solo una pulizia contabile ma la base per una crescita profittevole e sostenibile. La massiccia svalutazione ha riportato il gruppo su basi più realistiche rispetto all’ottimismo iniziale sulla transizione elettrica, allineandolo alla domanda effettiva e ai cambiamenti normativi, soprattutto negli Stati Uniti.

Il percorso di recupero resta però graduale: i margini rimarranno compressi nel 2026, la generazione di cassa sarà ancora influenzata dagli esborsi straordinari e la concorrenza non darà tregua. Per gli investitori il titolo oggi incorpora gran parte delle incertezze ma richiede prove concrete di esecuzione prima di scontare un ritorno duraturo alla redditività e alla distribuzione di valore.