Le società migliori e peggiori su cui puntare con la crisi pensionistica in Italia

Tommaso Scarpellini

13 Febbraio 2025 - 17:44

L’Italia è sempre più vecchia, con impatti critici sul sistema economico. Crescono le sfide, tra una possibile crisi demografica e una carente sostenibilità finanziaria. Quale impatto in borsa?

Le società migliori e peggiori su cui puntare con la crisi pensionistica in Italia

L’indice di vecchiaia ha toccato quota 199,8 nel 2024: in Italia ci sono quasi 200 persone di 65 anni o più ogni 100 giovani sotto i 14 anni, secondo i dati ISTAT.

Questa tendenza, unita al calo delle nascite e all’aumento della spesa pensionistica, che sembra proseguire anche nel 2025, pone l’Italia di fronte a una sfida cruciale: come sostenere l’economia con una popolazione in continuo invecchiamento? Siamo di fronte a una nuova tipologia di crisi? Una crisi del sistema pensionistico? Ci saranno ripercussioni finanziarie?

I dati demografici sono preoccupanti

Secondo i dati ufficiali degli enti di statistica, dal 31 dicembre 2023 la popolazione italiana è in costante contrazione, segnando una forte divergenza rispetto ad altre economie europee ed estere.

La quota di persone over 65 ha raggiunto oltre il 24% del totale, confermando l’Italia come il Paese più anziano d’Europa. Questo trend è il risultato di un calo delle nascite e di un progressivo aumento dell’aspettativa di vita, che porta a un crescente squilibrio demografico.

Se la tendenza attuale dovesse continuare, secondo l’ISTAT entro il 2050 la popolazione italiana potrebbe scendere sotto i 54 milioni di abitanti, con un rapporto tra lavoratori attivi e pensionati inferiore a 1,5, mettendo ulteriore pressione sul sistema previdenziale.

L’Italia invecchia. Le tendenze demografiche

La natalità in Italia continua a scendere. Il numero di nascite è in calo dal 2022 e persino nel 2024 e 2025 la situazione non sembra migliorare: secondo i dati ISTAT, nei primi sette mesi del 2024 si è registrata una diminuzione del 2,1% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una tendenza che potrebbe ripetersi anche nel 2025.

Quindi, prima di tutto, si evidenzia una crisi strutturale della natalità, che secondo le stime, rimane altamente influenzata da diversi fattori: fra i principali la precarietà lavorativa, l’alto costo della vita e la difficoltà per le famiglie di conciliare lavoro e genitorialità.

Questo ha portato ad un aumento dell’età media delle madri al primo figlio, che in Italia è tra le più alte in Europa, attestandosi a 32,2 anni. Questo fenomeno riduce la finestra di fertilità e influisce negativamente sul tasso di natalità complessivo.

Focus sulla sostenibilità del sistema pensionistico

Uno degli effetti più evidenti dell’invecchiamento della popolazione è il crescente peso della spesa pensionistica sul bilancio statale. Dal 2023, la spesa pensionistica non accenna a contrarsi e risulta in crescita a ritmi sostenuti. Un dato allarmante è che i contributi versati dai lavoratori coprono meno della metà delle spese pensionistiche, rendendo il sistema insostenibile nel lungo periodo.

Attualmente, il rapporto tra lavoratori e pensionati è inferiore a 1,4, e secondo le stime potrebbe scendere sotto 1,2 entro il 2040. Questo squilibrio finanziario costringe lo Stato a ricorrere a risorse fiscali aggiuntive per coprire il disavanzo, aggravando il deficit pubblico e limitando la possibilità di investire in altri settori strategici.

Le conseguenze della crisi demografica sull’economia

L’invecchiamento della popolazione non è solo una questione sociale, ma anche un grave problema economico. La riduzione della forza lavoro porta a una minore crescita economica e a una ridotta capacità innovativa. Le imprese potrebbero trovarsi a corto di lavoratori qualificati, mentre la produttività potrebbe risentire della diminuzione della popolazione attiva.

Secondo le stime dell’OCSE, il declino della popolazione in età lavorativa potrebbe portare a una riduzione fino all’8% delle entrate fiscali complessive, principalmente a causa della diminuzione delle imposte sul reddito da lavoro. Parallelamente, la Commissione Europea prevede che, entro il 2040, l’Italia potrebbe vedere un incremento della spesa pubblica compreso tra l’1,9% e il 5,2% del PIL. Questo aumento sarà dovuto in gran parte alla necessità di investire maggiormente in sanità e assistenza agli anziani.

Allo stesso modo, il calo demografico potrebbe portare a una riduzione della spesa per l’istruzione, mitigando parzialmente il peso della spesa pubblica complessiva. In sintesi il trend è delineato, con una riduzione della popolazione in età lavorativa, un incidenza negativa sul PIL, una crescita economica potenzialmente stagnante o negativa nel lungo termine a causa di una spesa in incremento.

Cosa aspettarsi in borsa?

Considerando i problemi attuali e le possibili soluzioni per il futuro - dagli incentivi alla natalità alle politiche di immigrazione selettiva, dal miglioramento delle condizioni lavorative all’adozione di politiche industriali che incentivino l’automazione e l’intelligenza artificiale per compensare la carenza di lavoratori qualificati - è evidente che alcuni settori potrebbero trarre vantaggio da questa situazione, mentre altri potrebbero subire un impatto negativo.

In primo luogo, un’attenzione particolare va al settore sanitario. In Italia, il segmento healthcare è dominato da aziende come Amplifon, Diasorin e Recordati, che potrebbero beneficiare dell’aumento della domanda di servizi e prodotti legati alla salute, alla diagnostica e ai trattamenti per patologie legate all’invecchiamento.

Un altro settore da monitorare è quello tecnologico, sebbene in Italia sia meno sviluppato rispetto ad altri mercati. Tra i titoli più interessanti nel panorama italiano emergono Reply e SeSa, entrambe attive nella consulenza IT e nella trasformazione digitale.

Al contrario, il comparto industriale potrebbe subire un impatto negativo, in particolare l’automotive. Stellantis potrebbe risentire della riduzione della domanda di veicoli privati da parte di una popolazione più anziana, mentre aziende come Telecom Italia potrebbero affrontare difficoltà legate a un’adozione più lenta delle nuove tecnologie digitali tra le fasce di età più avanzate.

Anche il settore del lusso, con marchi come Moncler e Ferragamo, potrebbe vedere un rallentamento delle vendite, data la minore propensione al consumo di beni di alta gamma da parte di una popolazione sempre più senior.