Perché il bombardamento di Odessa ci dice che la fine della guerra è lontana

Chiara Esposito

23 Luglio 2022 - 22:04

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La Russia non vuole trattare con l’Ucraina: l’attacco al porto di Odessa aggrava la crisi alimentare e prolunga il conflitto.

Perché il bombardamento di Odessa ci dice che la fine della guerra è lontana

Sebbene sempre più lontana dal focus mediatico e dai suoi riflettori, la guerra in Ucraina imperversa incessantemente e anzi, continuano a emergere dati e fattori capaci di delineare un lungo prosieguo per questo conflitto.

Si parla da tempo di uno scontro che, con intensità via via minore, potrebbe perdurare per decenni ma proprio nel pomeriggio di sabato 23 luglio un’accusa mossa da Kiev a Mosca torna ad alimentare quel dibattito incentivandolo la tesi bellica che guarda al lungo periodo.

Nello specifico la news più ripresa mette al centro un attacco missilistico avvenuto nella città marittima Odessa, colpita anche nella zona del porto commerciale, la stessa definita cruciale nella sottoscrizione dell’accordo sul grano firmato da Mosca appena un giorno fa, il 22 luglio.

Le parole di Zelensky risuonano quindi un chiaro monito:

«Non importa cosa dica o prometta la Russia, troverà il modo di non attuare».

Colpiti punti strategici, la Russia nega

Stando alla ricostruzione dell’attacco portata avanti dai media ucraini, i russi avrebbero usato quattro missili da crociera del tipo Kalibr. I responsabili locali sono concordi nell’affermare che due missili sono stati abbattuti dalle forze di difesa antiaeree mentre altri due hanno colpito le strutture infrastrutturali del porto.

Yuriy Ignat, portavoce del Comando dell’Aeronautica militare dell’Ucraina ha dichiarato che i russi hanno colpito il porto di Odessa esattamente dove era immagazzinato il grano. Questo attacco è quindi strategico e ponderato, non il risultato di un bombardamento indistinto capace di coinvolgere obiettivi anche oltre il raggio di azione programmato. Si aggiungono poi le prime notizie sui civili rimasti coinvolti anche se il deputato Oleksiy Goncharenko per il momento ha fatto solo un generico riferimento alla presenza di vittime.

Il dato di maggior peso però riguarda la negazione da parte della Russia della sua responsabilità negli eventi e la sola dichiarazione di «star esaminando la questione molto da vicino».

Kuleba: «Vladimir Putin ha sputato in faccia all’Onu»

Il ministero degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba è tra i primi a contrastare quest’estraneità ai fatti che i russi vorrebbero rivendicare.

Le sue dichiarazioni su Facebook, citate da Ukrainska Pravda, sono nette:

«Con l’attacco missilistico su Odessa, Vladimir Putin ha sputato in faccia all’Onu e alla Turchia.»

Negli stessi toni si esprime anche il suo portavoce Oleg Nikolenko che sottolinea come ci siano volute meno di 24 ore perché la Federazione russa lanciasse un attacco missilistico al porto di Odessa e come ciò metta irrimediabilmente in discussione le promesse fatte all’Onu e alla Turchia nel documento firmato a Istanbul.

Nikolenko infatti aggiunge:

«Il missile russo è lo sputo di Vladimir Putin in faccia al segretario generale dell’Onu António Guterres e al presidente della Turchia Recep Erdogan, che hanno compiuto enormi sforzi per raggiungere un accordo, e ai quali l’Ucraina è grata».

Russia inaffidabile, Gentiloni parla di «sfida all’Onu»

I diretti interessati hanno infatti prontamente reagito con il ministro della Difesa turco Hulusi Akar che si è detto «preoccupata» per gli attacchi russi e il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che ha condannato senza mezzi termini l’attacco russo al porto ucraino di Odessa.

Sulla stessa scia si posizionano le reazioni di nomi europei come quelli di Borrell e Gentiloni. Quest’ultimo in particolare, in veste di commissario Ue, parla dell’attacco a Odessa come di una sfida all’Onu. L’Alto Rappresentante per la Politica Estera Josep Borrell invece ha espresso il suo pensiero via Twitter:

«L’Ue condanna fermamente l’attacco missilistico russo al porto di Odesa. Colpire un obiettivo cruciale per l’esportazione di grano un giorno dopo la firma degli accordi di Istanbul è particolarmente riprovevole e dimostra ancora una volta il totale disprezzo della Russia per il diritto e gli impegni internazionali».

In questo quadro appare chiaro come il cuore del problema sia l’impossibilità di dialogare con un Paese che non intende operare su un piano paritario. Percependo l’Ucraina come sua subalterna, Mosca non concede agli ucraini nessuno spazio di manovra e, in uno stallo simile, i tempi del conflitto non possono che dilatarsi.

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