Perché continuiamo a non capire l’economia cinese

Federico Giuliani

12 Settembre 2024 - 06:39

La Cina ha abbandonato l’enfasi per una crescita economica rapida (la cosiddetta high-speed growth) per sposare una crescita basata sulla qualità (high-quality growth).

Perché continuiamo a non capire l’economia cinese

La stampa statunitense non ha dubbi nel bollare la situazione economica della Cina come critica. “I pilastri dell’economia cinese sono in caduta libera e la situazione sta peggiorando”, ha scritto Fortune. Per il gigante asiatico è “difficile” risollevare “la sua economia malata”, ha invece aggiunto il New York Times, secondo cui il crollo del mercato immobiliare ha reso i consumatori del Dragone cauti e le aziende diffidenti, mentre il Paese, a livello sistemico, si troverebbe ad affrontare una crisi senza precedenti da quando ha aperto la sua economia al mondo.

Pechino ha fatto affidamento sulla sua potenza manifatturiera e sui suoi motori di esportazione per compensare l’impatto negativo del crollo del settore real estate e mantenere vivo il suo obiettivo di crescita. I crescenti venti contrari su entrambi i fronti lasciano presupporre a molti esperti che il governo dovrà aumentare il suo sostegno se vorrà davvero vedere l’economia nazionale espandersi del 5%.

Allo stesso tempo gli analisti parlano dell’attività delle fabbriche, che ad agosto si è contratta per il quarto mese consecutivo, insieme ai sottoindici che mostrano pressioni deflazionistiche sempre più profonde. Last but not least, le ultime cifre sulle vendite hanno mostrato che la crisi residenziale si è aggravata, poiché le aspettative di un ulteriore calo dei prezzi delle case nuove hanno ostacolato gli sforzi per attutire la flessione.

In definitiva, il malcontento immobiliare sta pesando sull’economia cinese da 17 trilioni di dollari e i recenti sforzi del governo non sono ancora riusciti a cambiare le cose. Questa è senza ombra di dubbio una parte della storia. Manca però un dettaglio non da poco nel considerare la traiettoria economica della Cina: la sua trasformazione.

Come valutare l’economia cinese

La Cina sta effettuando un epocale cambio di passo, abbandonando l’enfasi per una crescita economica rapida (la cosiddetta high-speed growth) per sposare una crescita basata sulla qualità (high-quality growth). Per questa ragione è fondamentale analizzare indicatori e dati che non includano soltanto il pil o le attività commerciali. I criteri da analizzare, insieme agli altri, dovrebbero infatti comprendere anche aspetti quali la qualità della crescita economica, la protezione dell’ambiente, lo sviluppo sostenibile e il miglioramento quotidiano nella vita dei cittadini.

Detto altrimenti, non ha più senso guardare i numeri che caratterizzano l’andamento del prodotto interno cinese ed esprimere verdetti negativi sull’economia del Paese se questi sono inferiori rispetti a quelli registrati nel passato.

Il NYT continua però, di pari passo, a soffermarsi troppo spesso sulla crisi immobiliare. Qualche anno fa, Pechino ha deciso di liberare la sua economia dalla dipendenza da settore, quello relativo al real estate, surriscaldato; lo stesso che aveva sostenuto i risparmi delle famiglie, così come il settore bancario cinese e le finanze degli enti locali.

Inevitabile, certo, mettere in conto alcuni effetti negativi: i consumatori cinesi, già inclini a risparmiare molto, sono diventati ancora più frugali. Le aziende che hanno sopportato l’impatto paralizzante delle misure draconiane anti-Covid hanno tagliato gli stipendi e ridotto le assunzioni. Milioni di laureati universitari che entrano nel mercato del lavoro stanno affrontando scarse probabilità e scarse prospettive. E la popolazione cinese si è ridotta per due anni di fila...

Come sta il Dragone?

Al netto della transizione, la Cina deve superare non pochi ostacoli. La spesa dei consumatori, individuata dalle autorità cinesi come un importante motore di crescita, resta debole in tutta l’economia. Alcuni esempi? Alibaba, la più grande azienda di e-commerce cinese, ha dichiarato che le vendite nel suo business nazionale di shopping online sono diminuite dell’1 percento in primavera. Le vendite al botteghino dei film estivi in Cina sono diminuite di quasi la metà rispetto allo scorso anno, secondo Maoyan, un fornitore di dati sull’intrattenimento.

Il Dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti ha invece previsto ad agosto che i consumatori cinesi avrebbero ridotto l’acquisto di carne di maiale e sarebbero passati alla carne di manzo più economica, a causa delle pressioni economiche. Come se non bastasse, un certo numero di aziende straniere che un tempo si precipitavano oltre la Muraglia per sfruttare un contesto favorevole ora stanno ritirandosi.

Insomma, la sensazione è che il governo dovrà presto scendere in campo, in maniera ancor più marcata, per sciogliere diversi nodi spinosi che potrebbero – questa volta sì – compromettere il percorso di crescita del Paese. Ma parlare di apocalisse imminente appare alquanto fuori luogo.