Perché la Cina non vuole aiutare la Russia

Alessandro Nuzzo

4 Giugno 2022 - 08:42

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Tensioni sull’asse Mosca-Pechino dopo la richiesta di ulteriori aiuti da parte di Mosca che Pechino però non vuole dare per un motivo ben preciso. Vediamo quale.

Perché la Cina non vuole aiutare la Russia

La guerra in Ucraina ha raggiunto il centesimo giorno dall’inizio delle operazioni ordinate da Vladimir Putin. Una guerra che ha spinto milioni di ucraini a scappare dalla loro terra, che ha già fatto migliaia di vittime tra civili e militari e che ha portato alla luce violenze atroci commesse dall’esercito russo sulla popolazione civile.

Cento giorni e al momento nessuna prospettiva di pace. Se all’inizio i diplomatici ucraini e russi hanno cercato di giungere ad una soluzione pacifica, ora la guerra sta vivendo una fase quasi di stallo. In molti sono concordi sul fatto che il conflitto potrebbe durare a lungo, con tutte le conseguenze disastrose che porterà anche da un punto di vista economico.

E mentre l’Europa ha varato un nuovo pacchetto di sanzioni verso la Russia per isolarla ancora di più dal resto del mondo, il Cremlino deve registrare anche i primi scricchiolii dell’alleanza con la Cina. A quanto pare infatti l’alleato cinese non intende spingersi oltre con gli aiuti. In questo articolo vediamo perché la Cina non vuole aiutare la Russia.

Prime tensioni Mosca-Pechino: ecco perché

Russia e Cina sono da anni alleate per contrastare l’egemonia mondiale degli Stati Uniti. Un’alleanza senza limiti che i due leader si sono giurati anche durante la cerimonia di apertura delle olimpiadi invernali di Pechino prima che iniziasse il conflitto.

Ma Pechino non si aspettava una durata così lunga della guerra e la Repubblica Popolare non intende mettere a rischio i propri interessi economici per gli obiettivi di Vladimir Putin. Ecco quindi secondo il Washington Post che sono iniziate le prime tensioni sull’asse Mosca-Pechino.

Il paese cinese sarebbe irritato dall’insistenza di Putin che chiede aiuti maggiori in nome di quell’amicizia senza limiti che si erano giurati i due paesi.

Il Cremlino chiede non armi o munizioni ma altre forme di sostegno economico per aggirare le pesanti sanzioni imposte dalla Nato. Ma dall’altro lato però il leader cinese Xi Jinping teme ripercussioni economiche e commerciali da parte dei suoi principali partner mondiali, Ue e Stati Uniti.

Il leader non intende mettere in primo piano gli interessi di Putin e porre a rischio l’economia cinese che potrebbe essere tagliata fuori dall’acceso a tecnologie chiave, a partire dai semiconduttori e dal materiale aerospaziale.

D’altronde il presidente Usa Joe Biden fu chiaro minacciando conseguenze anche per la Cina qualora la Repubblica Popolare avesse aiutato direttamente o indirettamente la Russia ad eludere le sanzioni.

Il presidente Xi Jinping allora secondo il Washington Post avrebbe dato mandato ai suoi collaboratori di cercare un modo per aiutare la Russia senza violare le sanzioni. Non è il momento di abbandonare l’alleanza per la Cina. Insieme alla Russia rappresentano il fronte in grado di combattere l’egemonia americana sul mondo.

Infatti al di là degli aiuti per il conflitto le collaborazioni strategiche tra i due paesi vanno avanti. Come ad esempio l’estensione del gasdotto orientale o la costruzione della centrale nucleare di Tianwan.

Entrate in vigore le nuove sanzioni per la Russia

Intanto con la pubblicazione in Gazzetta Europea è entrato in vigore il sesto pacchetto di sanzioni da parte dell’Ue nei confronti della Russia. Tra i provvedimenti troviamo:

  • embargo al petrolio russo con deroghe per il greggio in arrivo tramite oleodotti;
  • esclusione di altre 4 banche russe dal sistema Swift, tra cui anche la più grande banca russa, la Sberbank;
  • sospensione delle trasmissioni in Ue di 3 tv statali russe usate secondo l’Ue per «manipolare le informazioni e promuovere la disinformazione sull’invasione dell’Ucraina»;
  • introduzione nella black list di altre 65 personalità russe tra cui anche Alina Kabaeva presunta compagna di Vladimir Putin, i responsabili militari del massacro di Bucha e dell’assedio di Mariupol e il miliardario Arkady Yurievich Volozh, fondatore di Yandex, la più grande società di internet in Russia.

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